mercoledì 21 settembre 2016

Le signore di Missolungi...

... di Colleen McCollough.
 
Drusilla, Octavia e Missy sono le componenti di un nucleo familiare che vive nella città di Byron (Nuovo Galles del Sud, Australia) nei primi anni del novecento.
Drusilla è un'anziana vedova, Octavia è sua sorella nubile e Missy la figlia di Drusilla, vicina alla trentina e quindi considerata ormai una zitella senza speranza.
Sebbene imparentate con la famiglia Hurlingford, la famiglia più ricca e potente di Byron, che ha fondato la città, a loro sono toccate solo le briciole della grande ricchezza della famiglia, che deriva da un'azienda di imbottigliamento di una miracolosa acqua di sorgente. Così le tre donne vivono in un piccolo e freddo cottage (Missolungi, appunto) campando di semolino e facendo economie su ogni cosa. Un giorno però Missy incontra una strana bibliotecaria, che la spinge a prendere in mano il suo destino. Quando incontra uno straniero tenebroso appena giunto in città, la ragazza decide che è arrivato il momento di cambiare la sua vita. E, con un pizzico di furbizia, ci riuscirà.
 
Quando ero una ragazzina, avevo letto un estratto di questo romanzo, e me ne ero innamorata. Essendo di difficile reperibilità già allora (il romanzo è del 1987, ed è arrivato in Italia due anni dopo), non avevo mai potuto completare la lettura, ma mi era rimasto davvero nel cuore. Quindi, quando mesi fa ho trovato una copia su una bancarella dell'usato, non potevo credere alla mia fortuna.
Per mesi però il libro è rimasto sullo scaffale, perché nel frattempo avevo scoperto una cosa che mi ha un po' sciupato il piacere della lettura.
Le signore di Missolungi è stato accusato di essere un plagio di un libro decisamente più datato, che non mi risulta essere mai stato tradotto in italiano, opera di Lucy Maud Montgomery, la scrittrice che ha creato Anna dai capelli rossi. Il romanzo in questione si chiama The blue castle, è del 1927, e potete leggerlo gratuitamente, in inglese qui, sul sito del Progetto Gutenberg australiano, oppure scaricarlo legalmente e gratuitamente (il libro è di pubblico dominio) qui.
Non ho letto integralmente il libro della Montgomery, ma soltanto leggiucchiato qui e lì. Certo, la trama de Le signore di Missolungi presenta inquietanti analogie sia per grandi linee, sia in alcuni piccoli particolari (il porridge come quasi unico alimento, i vestiti marroni, la cugina odiosa fidanzata con uno splendido partito che poi è morto prima del matrimonio).
Io sinceramente sono perplessa. Che senso avrebbe per una scrittrice affermata plagiare in maniera così evidente un'altra opera, di una scrittrice a sua volta molto famosa? Eppure le similitudini ci sono.
Vi lascio questo articolo tratto dall'archivio di La Repubblica, per un approfondimento sulla vicenda.
 
Passiamo ora al libro e alla recensione vera e propria.
Io questo romanzo, nonostante tutto, l'ho adorato. E' una di quelle storie romantiche ma non sdolcinate, che più che avere a che fare con l'amore hanno a che fare con la vita, il destino e il cercare il proprio posto nel mondo. Ho letto qua e là paragoni tra Missy e Cenerentola, ma secondo me sono impropri. Diciamoci la verità, Cenerentola non fa altro che "mettere in mostra la mercanzia" col Principe; Missy invece il suo lieto fine se lo deve guadagnare con intelligenza e astuzia.
Missy ad un certo punto decide che di angherie ne h subite abbastanza; bellissima, per me, la scena in cui, dopo anni di mortificazioni, decide di rifiutare la carità pelosa della bellissima cugina, restituendogli il vestito smesso che le aveva donato imbrattato di letame; il dono infatti non era frutto di affetto, ma della paura che Missy potesse far sfigurare la cugina durante il matrimonio a cui l'aveva invitata esclusivamente perché costretta dalla madre (sorella di Drusilla e Ottavia). E fatto questo primo passo di rifiuto del ruolo che la famiglia (e la società) le hanno imposto, non si fermerà più.
Certo, è un po' triste constatare che cambiare il proprio destino significa per Missy trovarsi un marito decente; ma non dimentichiamo che il romanzo è ambientato comunque all'inizio del Novecento. Insomma, il contesto è quello che è. E comunque Missy non è (e non sarà) il prototipo della moglie muta e sottomessa.
 
Allo stesso tempo questo romanzo è consolatorio, perché le cose filano esattamente come dovrebbero filare, ogni cosa va al suo posto, i buoni trionfano e finalmente i cattivi hanno quello che si meritano.
E lungo la via veniamo gratificati anche con un tocco di romanticismo e di mistero soprannaturale.
Certo, non si tratta del capolavoro che ha cambiato la storia della letteratura; ma è una lettura piacevole e garbata.
 
Non mi sento però di dare un voto al romanzo, per via della storia del plagio - che mi rattrista enormemente.
 

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