martedì 19 settembre 2017

Il mistero di Lord Listerdale e altre storie...

... di Agatha Christie.

Il Mistero di Lord Listerdale e altre storie è una raccolta di dieci racconti di Agatha Christie, pubblicati per la prima volta nel 1934. Nei racconti non compare nessuno dei personaggi ricorrenti creati dell'autrice. Il filo conduttore della raccolto è lo scambio di identità o l'equivoco sull'identità altrui. Insomma, niente e nessuno sono come sembrano, in queste storie.
 
Il mistero di Lord Listerdale
 
Un lord scompare misteriosamente: la sua casa a Londra viene affittata per una cifra irrisoria e la servitù sembra estremamente devota ai nuovi inquilini, i quali non possono fare a meno di chiedersi cosa c'è sotto.
Il mistero è intrigante e la soluzione divertente. Ottimo racconto, ottima soprattutto la parte preparatoria alla indagine vera e propria, e l'atmosfera.
 
La ragazza del treno
 
Un giovane spiantato prende un treno e si imbatte in una misteriosa ragazza dall'accento straniero, inseguita da un energumeno minaccioso.
Emerge in questo racconto l'amore della Christie per lo spionaggio, l'azione e gli intrighi internazionali. Tocco rosa nel finale.
 
Canta una canzone da sei soldi
 
Una giovane donna chiede aiuto ad un maturo avvocato conosciuto anni prima in vacanza. La sua ricca zia è stata uccisa nella casa dove abitava con i quattro nipoti. Se, come sembra, nessun estraneo è entrato, vuol dire che in famiglia si nasconde un assassino.
Indagine molto intrigante: il vecchio p[enalista, sir Edward, mi ha ricordato per certi versi Hercule Poirot. La Christie riesce a condensare in poche pagine tutti gli indizi necessari ad arrivare ad una soluzione: gli indizi sembrano insignificanti e sono quasi invisibili agli occhi del lettore ma ci sono tutti, come sempre. In questo risiede la grandezza dell'autrice. 
 
L'ardimento di Edward Robinson

Edward Robinson ha una fidanzata che ama ma che lo tiranneggia. Per questo decide di fare un colpo di testa e di acquistare un'automobile sportiva e andarsene a zonzo da solo. A causa di una serie di equivoci e coincidenze, finirà per mettersi nei guai, ma  allo stesso tempo ritroverà il carattere che credeva perduto.
Non è propriamente un racconto giallo, quanto più un racconto d'azione basato sul classico scambio di due oggetti simili all'apparenza ma in realtà molto diversi. Storia simpatica e con un pizzico di divertita ironia da parte dell'autrice.
 
In cerca di lavoro
 
Jane, giovane disoccupata, risponde ad un annuncio di lavoro in cui si cerca una ragazza con caratteristiche fisiche molto particolari: occhi azzurri, capelli biondi, altezza 1,65, corporatura snella, naso dritto. Incuriosita ma sospettosa, si presenta all'indirizzo indicato, e, quando viene scelta, si trova coinvolta in un intrigo internazionale.
Anche qui non abbiamo propriamente un racconto giallo, ma siamo quasi nel genere della spy story. Nonostante il racconto sia breve quanto gli altri, l'autrice riesce a piazzare un paio di colpi di scena molto ben riusciti. 
 
Una domenica fruttuosa
 
Due giovani fidanzati trovano un gioiello di grande valore, probabilmente rubato, in un cestino della frutta. Il dilemma è: tenerlo o andare alla polizia? Gli esiti della loro decisione saranno sorprendenti.
Interessante racconto, in cui più che indagare su un furto, la Christie indaga sull'animo umano messa di fronte al frutto (è il caso di dirlo) di un crimine. Bella la conclusione della storia, significativa e ottimistica.
 
L'avventura del signor Eastwood
 
Uno scrittore in crisi riceve una misteriosa telefonata da una ragazza che gli chiede aiuto e gli fornisce un indirizzo cui recarsi. Qui l'uomo incontra la ragazza ma viene scambiato per un assassino e arrestato. Ma la sua avventura non finisce certo così.
Un racconto davvero carino, basato su uno scambio di identità e con un plot twist tanto inaspettato quanto geniale. Il racconto che mi è piaciuto di più in questa raccolta.
 
La palla dorata
 
Un giovane perde il lavoro per essersi preso mezza giornata di vacanza. Conosce una ragazza dell'alta società e la segue in campagna, dove viene coinvolto in una strana avventura.
Racconto divertente, senza un vero e proprio crimine, ma con un "piano" ben congegnato.
 
Lo smeraldo del rajah
 
Giovane innamorato segue una ragazza superficiale in una località turistica. Sulla spiaggia scambia accidentalmente i suoi vestiti con quelli di qualcun altro, e nella tasca dei pantaloni trova un enorme smeraldo...
Ancora uno scambio di oggetti e di identità in questo racconto, dove l'astuzia e la costanza vengono ricompensati nel finale.
 
Il canto del cigno
 
Un giovane soprano ma già molto famoso partecipa ad una rappresentazione della Tosca. Il cantante che fa Scarpia si sente male in seguito ad un avvelenamento. Viene trovato un sostituito in tutta fretta in un vecchio cantante ormai ritiratosi dalla scena. Ma c'è un segreto nel passato di qualcuno che getta ombre sulla rappresentazione...
Per l'ultimo racconto, il tema è quello intrigante del passato che torna a chiedere il conto. Racconto tragico, delicato e struggente.
 
Nel complesso si tratta di un'antologia molto piacevole da leggere. I racconti sono sorprendentemente originali , con temi diversi dai classici gialli cui ci ha abituati la Christie.

Voto: 7 e 1/2
 
 

lunedì 18 settembre 2017

La musica del caso...

... di Paul Auster.

La scheda del libro sul sito Einaudi

Jim Nashe riceve un'inaspettata eredità poche settimane dopo essere stato piantato dalla moglie. Porta la figlia di soli due anni dalla sorella, prende una pausa dal suo lavoro di pompiere, compra una Saab 900 e comincia a viaggiare per gli Stati Uniti.
Una notte conosce Jack Pozzi, giovane giocatore d'azzardo in fuga da un pestaggio. I due decidono di mettersi in società per sfidare Flower e Stone, due eccentrici miliardari, ad una partita a poker. Ma la partita avrà egli sviluppi imprevisti.
 
La musica del caso inizia come un romanzo on the road, nella più classica tradizione americana. Jim Nashe si lascia tutto alle spalle, pure i legami familiari, dopo che i suo equilibrio viene rotto dall'abbandono della moglie.
Sfruttando i soldi di un'eredità inaspettata, vive una vita libera, anche se non sregolata o piena di eccessi.
Semplicemente guida, macina chilometri su chilometri, senza prefissarsi una meta se non quella di andare sempre più lontano, dimentico di se stesso e di tutto se non della macchina e della strada.
 
Lui era il punto fermo in un vortice di cambiamenti, un corpo che restava in equilibrio, assolutamente immobile, mentre il mondo gli si gettava incontro e scompariva. L’automobile divenne il sacrario dell’invulnerabilità, un rifugio dentro il quale nulla poteva più colpirlo. Mentre guidava non aveva fardelli da portare, era libero dalla benché minima particella della vita precedente.
 
Il caso mette sulla sua strada un giovane giocatore di poker, Jack Pozzi, e insieme progettano di arricchirsi facilmente a spese di due sprovveduti miliardari che si danno arie da grandi giocatori.
Ma le cose non vanno esattamente come i due avevano immaginato, e le loro vite prendono una piega strana e non prevedibile. I due protagonisti si trovano intrappolati in posto inquietante, a svolgere un'attività anch'essa inquietante e priva di senso.
E così il romanzo si trasforma davanti agli occhi del lettore in una specie di fiaba surreale da cui non ci si riesce a staccare.
 
Mi ha fatto molto pensare questa citazione dell'autore:
 
L'influenza più grande sulle mie opere sono state le fiabe, [ovvero] la tradizione orale del racconto. I Fratelli Grimm, Le mille e una notte - il tipo di storie che si leggono ad alta voce ai bambini. Si tratta di narrazioni spoglie, scarne, narrazioni in gran parte prive di dettagli, enormi quantità di informazioni vengono ancora trasmesse in uno spazio molto breve, con pochissime parole. [1]

Senza dilungarsi in descrizioni o introspezioni inutili, Paul Auster riesce a fornirci tutto quello di cui abbiamo bisogno per comprendere il suo romanzo.
 Infatti la lettura è scorrevolissima e fa sicuramente presa sul lettore. Ciò non vuol dire che lo stile dell'autore sia superficiale, o eccessivamente sintetico. L'autore riesce a darci tutti i dettagli necessari a comprendere i personaggi e per calarci in una storia costruita con elementi di routine, che però di ordinario o banale non ha assolutamente nulla, tutt'altro.
La ripetitività degli eventi nella parte centrale del romanzo non significa che essa sia noiosa. La cosa stupefacente è come una attività (di cui non voglio rivelare nulla) all'apparenza piatta riesca a caricarsi di significati, di aspettative e di interesse per il lettore, a portare a galla la tragedia latente in questa vicenda, e la vena di follia ed il alto oscuro presente in un essere umano.
 
Non è facile descrivere questo libro senza svelare gli eventi. Vi basti sapere che ci troviamo sempre in bilico fra il potere del caso e la prevalenza del libero arbitrio, e insieme a Nashe e Pozzi anche il lettore cammina in bilico su questa corda tesa, fino ad un finale inaspettato ed esplosivo.
La nostra vita e la nostra libertà sono nelle nostre mani o in balia del caso? Cosa ne sarebbe di noi se improvvisamente ne perdessimo il controllo? E fino a dove potremmo spingerci, eventualmente, per riprenderci le redini?

Questo è un romanzo che non mi ha lasciato indifferente, mi ha intrigato e conquistato con la sua particolare visione della vita, che ha una forza comunicativa straordinaria e sorprendente.

Voto: 8
 
[1] Citazione tratta da Wikipedia

domenica 17 settembre 2017

Gita al faro...

di Virginia Woolf.

La famiglia Ramsay, madre, padre e otto figli, si trova in vacanza sull' isola di Skye. James, il più piccolo, vorrebbe fare una gita al vicino faro l'indomani. Mentre la madre acconsente, il padre stronca le sue speranze affermando perentoriamente che il tempo sarebbe stato brutto, e pertanto raggiungere il faro non sarebbe stato possibile. Da questa vicenda nascono piccoli attriti all'interno della famiglia, sentimenti, pensieri, considerazioni, che ci sveleranno l'anima più intima e riposta dei membri della famiglia, e dei loro ospiti, la pittrice Lily Briscoe, il signor Tansley ed il signor Carmichael.

Gita al faro viene considerato uno dei più importanti romanzi modernisti. Scritto nel 1927, è affine nello stile  alle opere di James Joyce; il romanzo non sviluppa una vera e propria trama, ma soltanto un accenno di essa, e si concentra sulla psicologia e sui pensieri intimi e mai espressi dei personaggi, dipingendo un affresco dei loro rapporti e della loro visione del mondo in massima parte attraverso i loro pensieri e soltanto con pochissimi scambi di battute o interazioni tra i personaggi.
Tutto inizia con il desiderio del piccolo James di andare al faro l'indomani. Questo desiderio così forte, espresso da un bimbo quieto ed introverso, viene stroncato dal padre, il quale senza curarsi dei sentimenti del figlio, ne distrugge bruscamente la speranza, senza tatto alcuno e senza alcuna dolcezza. 
Questo scatena l'irritazione della madre, creatura dolce, empatica e disponibile con tutti, che non capisce per quale ragione il marito abbia sentito la necessità di essere così brusco con il bambino. Da qui, come detto, si dipanano una serie di pensieri  che ci mostrano come, da un particolare all'apparenza insignificante, scaturiscano riflessioni via via più ampie, che giungono ad abbracciare e riconsiderare tutta la vita del soggetto.
Il romanzo è diviso in tre capitoli: La finestra, Il tempo passa, Il faro. Il primo e l'ultimo, che coprono lo spazio di poche ore, sono i più lunghi, mentre quello centrale, che riassume ben dieci anni delle vicende della famiglia Ramsay, è paradossalmente quello più breve. Tutto ciò è sintomatico di quello che l'autrice considerava importante per il suo romanzo. Ad esempio, la narrazione si sofferma molto più a lungo sulla cena di quella sera in cui James esprime il desiderio di fare una gita, indagando le reazioni e i pensieri dei personaggi coinvolti, piuttosto che sulle vicende della famiglia durante la Prima Guerra Mondiale.

Gli elementi fondamentali della trama sono, a conti fatti, solo due: la gita al faro, e il ritratto della signora Ramsay e di James che Lily non riesce a terminare. Entrambi questi elementi resteranno in sospeso e troveranno compimento solo nell'ultimo capitolo, e rivestono, nell'economia del romanzo, più importanza dei grandi cambiamenti (tragedie, nascite, morti e addirittura una guerra mondiale) narrati nel capitolo centrale.
La gita e il quadro nell'ultimo capitolo vengono finalmente completati e chiudono il cerchio, simboleggiando, secondo me, tutti quei conflitti irrisolti che ci trasciniamo dietro e che influenzano le nostre vite molto più profondamente di quanto crediamo. 

Gita al faro è sicuramente un romanzo importante nel panorama della letteratura moderna, per il distacco che segna, insieme ad altri romanzi e autori dell'epoca, con il passato. L'attenzione si sposta dalla trama ai personaggi, alla loro vita interiore, al loro cd. monologo interiore. Non è necessario sottolineare come questa minuziosa introspezione psicologica sia un cambiamento dirompente che getta le basi per una concezione moderna e non più "ottocentesca" della letteratura.
Ciò nonostante, leggere questo romanzo è difficile e complicato. Lo stile è molto pesante, le frasi lunghe e involute. I pensieri si spostastano con rapidità da un tema all'altro, e rendono difficile al lettore seguirli. Del resto, i pesnieri di ognuno di noi non seguono schemi ben precisi, e qui l'autrice ha tentato di riportarli sulle pagine del suo romanzo così come si creano nella mente dei suoi personaggi. Non si tratta propriamente dello stream of consciuosness di Joyce, ma di qualcosa che gli è molto affine. Ci vogliono tempo e pazienza per arrivare fino in fondo, anche perchè l'assenza di una trama che scandisca i tempi del romanzo costituisce un ulteriore ostacolo. Non vi nascondo che ho perso spesso il filo della narrazione, e sono dovuta tornare indietro di qualche pagina per recuperarlo.
Ho letto in rete che questo non sarebbe "un romanzo per tutti"; io, più che un romanzo non adatto a tutti i tipi di lettore, lo definirei come non adatto a tutti i momenti della nostra vita "libresca". Soprattutto, credo sia fondamentale avvicinarsi al testo con consapevolezza.