domenica 5 febbraio 2017

L'amuleto di Samarcanda. Trilogia di Bartimeus volume #1...

...di Jonathan Stroud.



La scheda del libro sul sito della Salani

Londra, più o meno ai giorni nostri. I maghi sono l'élite della società, e governano il mondo.
Il jinn Bartimeus, che costruì le mura di Uruk, Karnak e Praga, che parlò con re Salomone, che cavalcò per le praterie con i padri dei bisonti, viene convocato dall'Altro Luogo, cui appartiene, nel nostro mondo. Scopre con sorpresa che a convocarlo è stato Nathaniel, apprendista di dodici anni. Il ragazzino vuole che lui rubi il potentissimo amuleto di Samarcanda, che è custodito da un mago molto pericoloso e ambizioso, Simone Lovelace. Suo malgrado, Bartimeus dovrà eseguire gli ordini.
 
Questo è un Libro Fantasy con la l e la f maiuscole. Erano anni che non leggevo qualcosa di così ben fatto in questo settore. Sulla copertina c'è scritto: il fantasy più brillante e originale degli ultimi anni e per una volta possiamo dire che la copertina non ha cercato di imbrogliarci.
 
Siamo a Londra, più o meno ai giorni nostri. Londra è una città triste, cupa, dilaniata dagli intrighi e da una strisciante guerriglia condotta contro i maghi, detta Resistenza. I maghi sono al potere, ma non si tratta affatto di un governo illuminato, tutt'altro. Le persone senza poteri, i babban... ehm i non maghi sono detti comuni, e vivono un'esistenza dura, misera, priva di prospettive e di diritti. Per molti versi la condizione dei comuni mi ha ricordato quella dei lavoratori all'epoca della Rivoluzione Industriale
A loro volta i maghi, anche se detengono il potere, non se la passano benissimo. Sono troppo impegnati a tessere intrighi e ad evitare quelli tessuti contro di loro; ad opprimere il prossimo; e a scalare i vertici del potere. E ad evitare di essere pugnalati alle spalle (non solo metaforicamente). Oltretutto i maghi hanno un segreto: la loro magia si riduce esclusivamente alla capacità di richiamare esseri potenti dall'Altro Luogo, e di costringerli ai propri voleri. E più l'essere è potente, più tentare di ribellarsi al mago che l'ha evocato, ma più efficaci saranno i suoi servigi.
 
In questo contesto Nathaniel, venduto dalla sua famiglia ai maghi a soli cinque anni, diventa apprendista del mago Underwood, un uomo meschino, gretto, vile e tremendamente ambizioso.
Nathaniel, per vendicare un torto subito, convoca il jinn millenario Bartimeus, e gli affida un compito molto pericoloso.
 
Il libro è narrato sia dal punto di vista di Bartimeus che da quello di Nathaniel. E' evidente che Bartimeus, costretto suo malgrado a servire il giovane apprendista, dovrebbe essere in una posizione subordinata anche dal punto di vista narrativa, ma, anche se questa è l'avventura della vita per Nathaniel, è Bartimeus a prendere subito la scena.
I capitoli narrati dal suo punto di vista sono narrati in prima persona, e ciò permette al jinn di dare libero sfogo ai suoi pensieri, alle sue frecciatina, alla sua ironia, alla narrazione vanagloriosa delle sue gesta passate. Bartimeus è forte, non c'è altro termine per definirlo. E' divertente, disincantato e descrive il mondo e la società dei maghi con ironia, dall'alto dei suoi millenni di esperienza.

I capitoli dedicati a Nathaniel sono invece narrati in terza persona. La storia del ragazzo è molto triste: i genitori lo hanno venduto come apprendista a cinque anni, abbandonandolo per denaro. Certo, la posizione di un mago potrebbe sembrare invidiabile, ma Nathaniel cresce senza affetto, senza amici, senza contatti umani eccettuati quello con il suo maestro Underwood, sua moglie (che mostra un affetto sincero per il ragazzo, ma è l'unica), e gli altri insegnanti. Non ci sono giochi, non ci sono svaghi, vacanze, amicizie nella vita del ragazzo. E quindi non c'è da meravigliarsi se Nathaniel si butta nello studio delle formule magiche fino ad imparare interi volumi a memoria... ma non c'è da stupirsi nemmeno se il ragazzo è un tantinello sociopatico.
Per vendicare una umiliazione ingiusta, da il via agli eventi narrati nel romanzo, senza badare alle conseguenze catastrofiche delle sue azioni.

La trama è lineare ma molto ben costruita, interessante e senza punti morti. Ogni volta che le cose sembrano mettersi in certo modo, arriva una svolta a mescolare nuovamente le carte in tavola. 
 
L'ambientazione è molto intrigante e ben narrata. La città è cupa, pericolosa, triste. I dettagli su Londra, la situazione geopolitica mondiale e nazionale sono raccontati mescolandoli con intelligenza alla narrazione senza bisogno di ricorrere a fastidiosi spiegoni (meglio conosciuti come infodump, di cui trovate un'ottima definizione su Pensieri d'inchiostro).
Esempio:
Anche i comuni erano ben visibili. Nathaniel si stupiva sempre di quanti fossero. Nonostante l'oscurità e la pioggerella serale, erano in giro in numero sorprendente, a capo chino, frettolosi come le formiche del giardino, entravano e uscivano da negozi o a volte scomparivano dentro taverne agli angoli di strada, dalle cui finestre gelate trapelava una calda luce arancio-ne. Ognuno di questi edifici aveva la sua sfera di vigilanza che galleggiava costantemente nell'aria al di sopra della porta; ogni volta che qualcuno ci passava sotto sobbalzava e pulsava emettendo un rosso più intenso.

La macchina aveva appena superato una di queste taverne - un esemplare particolarmente grande di fronte a una stazione della metropolitana - quando il signor Underwood diede un gran pugno sul cruscotto, che fece trasalire Nathaniel.
«Eccola li, Martha!» esclamò. «Quella è la peggiore di tutte! Se dipendesse da me ci manderei la Polizia Notturna domani stesso e farei portare via tutti quelli che sono dentro».
«Oh, la Polizia Notturna no, Arthur» disse la moglie con voce addolorata. «Sono certa che ci sono modi migliori per rieducarli».
«Tu non sai niente, Martha. Mostrami una qualunque taverna di Londra e io ti mostrerò che nasconde una copertura per le riunioni dei comuni. In solaio, in cantina, in una stanza segreta dietro al bar... Ne ho viste di tutti i colori: noi degli Interni abbiamo fatto parecchie retate. Ma mai uno strac-cio di prova, mai che si trovi uno degli oggetti che cerchiamo: solo stanze vuote, qualche sedia e qualche tavolo... Fidati: è in luride bettole e in buchi come quello che iniziano tutti i problemi. Il Primo Ministro sarà presto costretto ad agire, ma intanto chissà quelli che crimini avranno già com-messo. Le sfere di vigilanza non bastano! Dobbiamo radere al suolo quei postacci... l'ho detto anche a Duvall oggi pomeriggio. Ma naturalmente nessuno mi dà ascolto».

Senza interrompere l'azione, da questo semplice brano apprendiamo molte cose su  Underwood, sui comuni, sul tipo di atmosfera che si respira in città, e sul mondo in cui viene gestito il dissenso. Questo modo di raccontare fa sembrare tutto più vero, più reale e più vivo. Non stiamo assistendo a una lezioncina, noi stiamo guardando Londra con gli occhi di Nathaniel.
Sia l'ambientazione, che il sistema su cui si basa la magia sono originali ( e non è poco, oggigiorno).
Il libro è leggero e divertente senza essere comico o scadere nella parodia. L'alternanza dello scanzonato Bartimeus e del cupo Nathaniel crea una perfetta alchimia affascinando il lettore.
 
Assolutamente consigliato.
Voto: 8


1 commento:

  1. Ciao :-) Ti avevo chiesto conferma sul gruppo di Facebook su questa trilogia e leggere quello che contiene il libro mi porta a credere di aver avuto buon occhio in libreria. Sicuramente lo recupererò e poi leggerò le recensioni degli altri volumi, adesso non vorrei anticiparmi troppi dettagli. Bello il modo in cui descrivi tutti gli elementi della storia hai reso benissimo l'idea del romanzo, quindi Grazie!

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