domenica 17 settembre 2017

Gita al faro...

di Virginia Woolf.

La famiglia Ramsay, madre, padre e otto figli, si trova in vacanza sull' isola di Skye. James, il più piccolo, vorrebbe fare una gita al vicino faro l'indomani. Mentre la madre acconsente, il padre stronca le sue speranze affermando perentoriamente che il tempo sarebbe stato brutto, e pertanto raggiungere il faro non sarebbe stato possibile. Da questa vicenda nascono piccoli attriti all'interno della famiglia, sentimenti, pensieri, considerazioni, che ci sveleranno l'anima più intima e riposta dei membri della famiglia, e dei loro ospiti, la pittrice Lily Briscoe, il signor Tansley ed il signor Carmichael.

Gita al faro viene considerato uno dei più importanti romanzi modernisti. Scritto nel 1927, è affine nello stile  alle opere di James Joyce; il romanzo non sviluppa una vera e propria trama, ma soltanto un accenno di essa, e si concentra sulla psicologia e sui pensieri intimi e mai espressi dei personaggi, dipingendo un affresco dei loro rapporti e della loro visione del mondo in massima parte attraverso i loro pensieri e soltanto con pochissimi scambi di battute o interazioni tra i personaggi.
Tutto inizia con il desiderio del piccolo James di andare al faro l'indomani. Questo desiderio così forte, espresso da un bimbo quieto ed introverso, viene stroncato dal padre, il quale senza curarsi dei sentimenti del figlio, ne distrugge bruscamente la speranza, senza tatto alcuno e senza alcuna dolcezza. 
Questo scatena l'irritazione della madre, creatura dolce, empatica e disponibile con tutti, che non capisce per quale ragione il marito abbia sentito la necessità di essere così brusco con il bambino. Da qui, come detto, si dipanano una serie di pensieri  che ci mostrano come, da un particolare all'apparenza insignificante, scaturiscano riflessioni via via più ampie, che giungono ad abbracciare e riconsiderare tutta la vita del soggetto.
Il romanzo è diviso in tre capitoli: La finestra, Il tempo passa, Il faro. Il primo e l'ultimo, che coprono lo spazio di poche ore, sono i più lunghi, mentre quello centrale, che riassume ben dieci anni delle vicende della famiglia Ramsay, è paradossalmente quello più breve. Tutto ciò è sintomatico di quello che l'autrice considerava importante per il suo romanzo. Ad esempio, la narrazione si sofferma molto più a lungo sulla cena di quella sera in cui James esprime il desiderio di fare una gita, indagando le reazioni e i pensieri dei personaggi coinvolti, piuttosto che sulle vicende della famiglia durante la Prima Guerra Mondiale.

Gli elementi fondamentali della trama sono, a conti fatti, solo due: la gita al faro, e il ritratto della signora Ramsay e di James che Lily non riesce a terminare. Entrambi questi elementi resteranno in sospeso e troveranno compimento solo nell'ultimo capitolo, e rivestono, nell'economia del romanzo, più importanza dei grandi cambiamenti (tragedie, nascite, morti e addirittura una guerra mondiale) narrati nel capitolo centrale.
La gita e il quadro nell'ultimo capitolo vengono finalmente completati e chiudono il cerchio, simboleggiando, secondo me, tutti quei conflitti irrisolti che ci trasciniamo dietro e che influenzano le nostre vite molto più profondamente di quanto crediamo. 

Gita al faro è sicuramente un romanzo importante nel panorama della letteratura moderna, per il distacco che segna, insieme ad altri romanzi e autori dell'epoca, con il passato. L'attenzione si sposta dalla trama ai personaggi, alla loro vita interiore, al loro cd. monologo interiore. Non è necessario sottolineare come questa minuziosa introspezione psicologica sia un cambiamento dirompente che getta le basi per una concezione moderna e non più "ottocentesca" della letteratura.
Ciò nonostante, leggere questo romanzo è difficile e complicato. Lo stile è molto pesante, le frasi lunghe e involute. I pensieri si spostastano con rapidità da un tema all'altro, e rendono difficile al lettore seguirli. Del resto, i pesnieri di ognuno di noi non seguono schemi ben precisi, e qui l'autrice ha tentato di riportarli sulle pagine del suo romanzo così come si creano nella mente dei suoi personaggi. Non si tratta propriamente dello stream of consciuosness di Joyce, ma di qualcosa che gli è molto affine. Ci vogliono tempo e pazienza per arrivare fino in fondo, anche perchè l'assenza di una trama che scandisca i tempi del romanzo costituisce un ulteriore ostacolo. Non vi nascondo che ho perso spesso il filo della narrazione, e sono dovuta tornare indietro di qualche pagina per recuperarlo.
Ho letto in rete che questo non sarebbe "un romanzo per tutti"; io, più che un romanzo non adatto a tutti i tipi di lettore, lo definirei come non adatto a tutti i momenti della nostra vita "libresca". Soprattutto, credo sia fondamentale avvicinarsi al testo con consapevolezza.

3 commenti:

  1. Ciao Lisse, ho studiato al liceo questo romanzo e ricordo di come la lettura non fosse affatto facile, questo non toglie nulla al posto di rilievo che occupa all'interno della letteratura inglese ;-)

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    1. Immagino che al liceo sia stata ancora più dura!

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  2. Io l'ho abbandonato dopo poche pagine... Non ce l'ho fatta, troppo macchinoso, poco scorrevole... Ho gettato la spugna!

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