domenica 13 settembre 2026

Strani disegni...

 di Uketsu.

Prima di iniziare, due parole sull'autore, Uketsu. Si tratta di uno pseudonimo; nessuno sa che faccia abbia, compare in video con una maschera bianca sul volto e la voce distorta. Diciamo che è perfettamente in tema con l'alone di inquietudine e mistero che vuole comunicare con i suoi romanzi. Certo, si tratta ovviamente di una trovata di marketing che serve a creare curiosità intorno al romanzo e come tale va considerata, ma se posso dire la mia, non è questo quello che mi spinge ad interessarmi ad un libro.

La persona che mi ha prestato Strani disegni è una persona intelligente e riflessiva, di cui mi fido, e me lo allungato (per interposta persona) dicendo più o meno: io non mi assumo nessuna responsabilità!

Quindi le premesse non erano buone, nè le aspettative altissime, e allora perchè ho deciso di leggere questo libro? Diciamo che ero curiosa, che ad un libro in prestito non si dice mai di no e che in fin dei conti le recensioni negative sono sempre le più facili da scrivere, quindi, perchè no? D'altro canto, potremmo aprire una tavola rotonda su un certo tipo di masochismo che caratterizza il lettore medio (1), ma per oggi limitiamoci a parlare del libro in questione. 

Quindi, ricapitolando, premesse non buone e scarse aspettative... cosa potrà mai andare storto?

A volte, in rare occasioni, anche la legge di Murphy può sbagliare. Strani disegni non aveva praticamente nessuna chance, eppure è riuscito a non sprofondare, ma anzi, a modificare parzialmente il mio (pre)giudizio.

Il romanzo è diviso in quattro capitoli più un prologo, ognuno dei queli ruota intorno a uno o più disegni che, a prima vista, non hanno niente di particolare, ma che, ad una seconda occhiata, mostrano dettagli inquietanti. In qualche modo poi, i disegni sono tutti legati a morti premature o violente. Ogni capitolo racconta una storia; le storie sembrano distanti tra di loro, unite solo dai disegnbi e da una sottile atrmosfera di angoscia.

Il primo capitolo parte da un blog dall'apparenza innocua. Un blog che però si interrompe bruscamente con un messaggio non proprio rassicurante. Quando il capitolo successivo passa a una storia completamente diversa, ci si rimane un po' male, come se ci abvessero appena defraudato di qualcosa. In realtà dovevo solo procedere con la lettura per ritrovare l'atmosfera intrigante del primo capitolo. Infatti, i quattro grandi capitoli all'apparenza autonomi sono collegati da un sottile filo rosso. La struttura del romanzo è infatti a incastro, anche se lo schema complessivo non si coglie immediatamente.

Anche l'idea del testo alternato a varie illustrazioni è interessante, e secondo me funziona bene per tre quarti del libro.  A ciò va aggiunto che lo stile semplice, lineare ed asciutto (a volto quasi banale, ma tutto sommato leggibile) rende il libro scorrevolissimo e di facile lettura. Senza fare particolari maratone letterarie io l'ho finito in circa 24 ore. 

E allora, vi starete chiedendo, dove sta il problema? È presto detto: nonostante una idea di partenza intrigante e una struttura ben congegnata, la storia risulta debole. La struttura a cui facevo riferimento prima nasconde un gioco di incastri che è piacevole da svelare, ma il piacere risiede più nel percorso che che nella soluzione finale, che si rivela, a parer mio, debole e leggermente inverosimile. 

(attenzione, adesso farò un esempio molto, molto generico che non contiene alcuno spoiler sullo svolgimento della trama) Non riuscirò mai a ritenere verosimile una persona che aspetta seduta al tavolo del salotto il proprio assassino, invece di correre per la propria vita, avendone la possibilità. Questa rassegnata accettazione di un fato che mi pareva tutt'altro che inevitabile non mi ha convinta. Certo, va anche tenuto conto che i personaggi sono giapponesi, ed alcune cose, sentimenti, situazioni sono davvero molto distanti dal nostro modo di vedere o sentire, e questa potrebbe essere una parziale giustificazione per il difetto evidenziato prima. Anche se per me resta incomprensibile un simile immobilismo di fronte alle minacce e ai pericoli.

Inoltre, se la suddetta persona proprio vuole lasciare un indizio che sveli il nome del proprio assassino, o che costituisca quanto meno una traccia,  dovrebbe evitare di essere inutilmente ampollosa e macchinosa. Ok che la classica lettera dell'alfabeto scritta sul muro col proprio sangue non funziona, ma neanche lasciare messaggi cifrati degni di Enigma e Alan Turing mi pare una grande idea. 

Alla fine, però, sebbene non sia stata soddisfatta in pieno della risoluzione del mistero, devo concludere che il viaggio è stato piacevole, molto più della meta finale.  

 (1) Il lettore medio, o più precisamente l'autrice di questo blog, ha un livello di masochismo tale che ha deciso di leggere anche Strane case dello 
stesso autore. 

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