domenica 6 settembre 2026

Persa e mai ritrovata...

 di Simon Mason.

domenica 30 agosto 2026

Morte al White Hart...

 ... di Chris Chibnall. 

In una recente vacanza ad Edimburgo, l'appartamento preso in affitto affacciava proprio soppra un pub chiamato White Hart, che non solo è uno dei pub più antichi della città, ma è è stato nel 1827 la base, per così dire, di due famosi serial killer scozzesi, Burk e Hare, che uccidevano persone povere e in difficoltà e rivendevano i loro cadaveri alla facoltà di anatomia della locale università. Si dice che il pub in questione sia uno dei più infestati di Scozia, e che nel seminterrato si possano scorgere della gambe disincarnate attraversare il locale da una parete all'altra.

Perchè vi sto raccontando tutto ciò, che, ci tengo a sottolineare, non ha alcuna attinenza col libro in questione? Perchè queste storielle per turisti saranno comunque più interessanti del libro che sto per recensire, e volevo perciò regalarvi il minimo sindacale di intrattenimento.

 Una foto del White Hart Inn a Edimburgo. Sempre più interessante del libro che letto

Il romanzo parte bene, nonostante l'immediata antipatia che ho provato per la protagonista Nicole Bridge, che sembra sia tornata a Fleetcombe con la chiara intenzione di farsi odiare dai suoi nuovi colleghi e sottoposti. Un uomo trovato morto, seduto al centro della carreggiata con delle corna di cervo in testa evoca scenari inquietanti e cattura l'attenzione del lettore. Man mano che le indagini procedono però l'attenzione si smarrisce tra diverse sottotrame, alcune delle quali decisamente inutili al progredire della trama (per chi ha letto il romanzo, mi riferisco alla storia del giovane barbiere di Fleetcombe, che sembra piazzata lì per aumentare il numero di pagine). Non aiuta neanche la pesantezza con cui gli aspetti tecnici delle indagini vengono raccontati. Insomma, una trama potenzialmente interessante si impantana senza riuscire a trovare quel guizzo che possa rendere questo romanzo una lettura interessante.

Di certo una mano non gliela danno neanche i personaggi. Di Nicole ho già detto; ma anche la sua spalla, Harry Ward, non ha sufficiente spessore per distinguersi dalle centinaia di personaggi rtransistati tra le pagine di romanzi gialli di ambientazione inglese. Il suo tratto distintivo è la acritica ammirazione per il suo superiore, e più quest'ultima lo tratta male, più la sua ammirazione cresce. Insomma, in teoria la cosa potrebbe avere un senso... se il personaggio avesse una profondità tale da spiegare il perchè dei suoi comportamenti.

La soluzione finale sembra arrivare in maniera casuale, e onestamente non mi ha convinta del tutto. Le motivazioni, il modus operandi e il come viene commesso il delitto mi sembrano abbastanza tirati per i capelli, e non mi hanno soddisfatta. Di fumo negli occhi ce n'è stato buttato molto, e non è di per sè una cosa negativa, ma, ancora una volta, alla fine tutto deve avere un senso e ogni pezzo del puzzle deve trovare la giusta collocazione, altrimenti la lettura non vale il tempo speso.

Chris Chibnall è il creatore di Broadchurch, famosa serie tv britannica, ed inevitabilmente da lui ci si aspetta di meglio. Ci si aspetta di più. Ci si aspetta qualcosa di diverso dall'ennesima poliziotta con un matrimonio disastroso alle spalle, una carriera in bilico e un carattere scontroso fino a rasentare la misantropia. Ci si aspetta qualcosa di diverso da un finale dove la persona più improbabile sia l'assassino, con un movente decisamente debole e una spiegazione sulle modalità del delitto piuttosto traballanti.

Cosa salvo di questo romanzo? Di certo l'ambientazione. Molto British, ma anche dura e realistica, senza  romanticismi da cartolina della campagna inglese o stereotipi nostalgici. Ma non basta a salvare un romanzo che non mi sento di consigliare neanche agli amanti più appassionati del mistery inglese.

Se amate appunto i mistery britannici tanto quanto li amo io, piuttosto leggete Colin Dexter,  L'ultima corsa per Woodstock e seguenti, oppure i più recenti romanzi di Simon Mason, Omicidio a Novembre e seguenti. Entrambe le serie sono ambientate a Oxford, ed entrambe sono edite da Sellerio.

Coincidenze? Noi crediamo di no. 

Voto:    





domenica 23 agosto 2026

Nero come il mare...

 ... di Charlotte McConaghy

Dominic Salt e i suoi tre figli sono i custodi di Shearwater, una piccola isola non lontana dall’Antartide. Sede del più grande deposito di semi del mondo, Shearwater un tempo ospitava un gruppo di ricercatori, ma a causa dell’innalzamento del livello del mare ora i Salt sono rimasti soli. L’isolamento li ha messi a dura prova, ma un giorno una terribile tempesta porta con sé Rowan, una donna in fin di vita che viene trascinata sulla spiaggia dalle onde. Dominic e i suoi figli cominciano a prendersene cura, e in loro germoglia l’idea che lei potrebbe essere proprio ciò di cui hanno bisogno. Dal canto suo Rowan, abituata a badare a se stessa, inizia a immaginare di poter tornare a condividere il futuro con qualcuno. Eppure, non dice tutta la verità sul motivo per cui è arrivata a Shearwater. E quando scopre che le radio sono state sabotate e una tomba è stata scavata di recente, si rende conto che anche Dominic nasconde dei segreti. Mentre le tempeste che si abbattono sull’isola si fanno sempre più violente, i due sono costretti a prendere una decisione: possono fidarsi l’uno dell’altra? E possono finalmente lasciarsi alle spalle le tragedie del passato per creare qualcosa di nuovo, insieme? 

 
Nero come il mare è un romanzo con un'ambientazione quasi gotica, misteriosa e claustrofobica. Il custode del faro, Dominic, vive con i suoi tre figli in un isolamento che metterebbe a dura prova la sanità mentale di chiunque. Un giorno il loro isolamento è interrotto dall'arrivo di una donna in fin di vita, ma appare subito chiaro che un'estranea sull'isola non è solo un'ospite inattesa bisognosa di cure, è un elemento di disturbo di un oscuro equilibrio. Dominic ha un segreto, i suoi figli hanno un segreto e Rowan... beh, anche lei non è proprio un libro aperto.
Nella prima metà del romanzo, il lettore si trova immerso in un'atmosfera cupa e inquietantre, in una natura splendida ma che non ha nulla di consolante. I personaggi che si muovono sull'isola sono anch'essi cupi e inquietanti, compresi quelli molti giovani. Ognuno di loro custodisce in segreto un tassello di quell'equilibrio cui accennavo prima, che il lettore non conosce e anela a scoprire. Pagina dopo pagina l'autrice costruisce un senso di attesa, di inquietudine. Appare chiaro che l'isola nasconde molte cose che non potranno essere taciute a lungo: un senso di tragedia imminente e di inelluttabilità pervade la storia e giunge fino al lettore. Questo a parer mio è il pregio più grande del romanzo. Sembra di essere lì, a Shearwater, e con il cuore costantemente in gola.
 
Nella seconda metà del romanzo, però, con l'avanzare della trama e il lento disvelarsi dei misteri, qualcosa si spezza nella costruzione quasi ipnotica che l'autrice aveva realizzato fino a quel momento. Si moltiplicano gli spunti e le riflessioni ecologiste, contro le quali non ho nulla (e ci mancherebbe), ma la filosofia ecologista viene inserita nel romanzo senza grazia, quasi come una cosa calata dall'alto e che poco si amalgama con il resto. Con l'introduzione "sfacciata" di queste tematiche, qualcosa cambia anche nel modo di agire dei personaggi, e le loro motivazioni si fanno fumose, addirittura incoerenti o forzate. Rowan è arrivata sull'isola con uno scopo ben preciso, ma quando si trova ad un passo da esso, lascia perdere tutto perchè... diciamo che, senza fare spoiler, è distratta da altro e pare abbia di meglio da fare. Una considerazione analoga la si può fare per Dominic, che sembra disposto a tutto per proteggere un segreto, ma ad un certo punto, anche lui sembra preso da altro. Il loro rapporto, inizialmente basato giustamente sulla diffidenza, si evolve con una velocità che rasenta l'incoerenza. Mi spiego meglio: non si può passare metà del romanzo a descrivere Rowan come una che non ha fiducia in nessuno e Dominic come uno che non parla neanche coi prorpi figli e poi lasciare che entrambi stravolgano le loro vite per accontentare l'altro. O meglio, si potrebbe, ma solo in caso ci fossero motivazioni molto forti che vadano oltre l'attrazione fisica e la solitudine.
 
Il finale mi è sembrato discreto e amaro quel tanto che basta.
 
Leggere Nero come il mare non è stato affatto tempo perso, tutt'altro. Però non lo consiglierei agli amanti dei thriller, ma piuttosto a chi cerca una lettura con una bella ambientazione e non disdegna temi di attualità nella trama di un romanzo. Credo che il difetto principale di questo libro sia stato partire come un thriller (e come tale essere presentato), promettere atmosfere da thriller e poi mantenere solo in parte la promessa.

Voto finale: