domenica 16 agosto 2026

La regina della palude

 

 di Anne North.

Autore: Anne North

Traduttore: Valentina Ricci

Genere: mistery/narrativa 

Casa editrice: Astoria

Data di uscita: 29 maggio 2026

Pagine 288 

Da una palude a Ludlow, nel cuore dell’Inghilterra, riemerge un corpo di donna. La pelle ha il colore del bronzo, il volto è quasi intatto, le mani sono raccolte, come in un gesto di difesa. E, sul suo viso, Agnes legge qualcosa di preciso: una rabbia pura, assoluta.
Arrivata da poco a Ludlow dall’America, straniera in un Paese ostile, Agnes è una brillante antropologa forense, e lavora coi morti meglio di quanto sappia fare coi vivi. Li osserva, li studia, li ascolta: per lei, ogni cadavere è una storia interrotta, da completare. E capisce subito che quel cadavere non appartiene a una donna uccisa sessant’anni prima, come tutti pensano, ma ha più di duemila anni, e che il mistero intorno a esso è molto più fitto di quello di un “semplice” omicidio.
Accanto al presente di Agnes si apre un altro tempo, lontanissimo. Una giovane sacerdotessa celtica attraversa un mondo inquieto, in cui il potere si negozia con la violenza, il sangue e l’inganno. Ma lei, pur sapendo leggere i segni del cielo, non può prevedere che, nel fango, la aspetta un destino crudele, che la renderà per sempre la regina della palude.
Un romanzo che intreccia misteri, Storia e tensioni interiori, che racconta ciò che resta del dolore e dell’orgoglio, e che rivela la forza indomabile di quelle donne che la società ha – da sempre – cercato invano di fermare. 

                                                   


La regina della palude si svolge su due piani temporali: il presente dell'indagine sul misterioso cadavere emerso dalle profondità della palude, e ovviamente il passato in cui quel corpo era una persona con una storia, delle grandi ambizioni e un progetto da portare avanti. Entrambe le storie sono narrate al tempo presente, ma mentre i capitoli riguardanti Agnes sono narrati interza persona, quelli riguardanti la giovane sacerdotessa sono in prima persona. E questo, per quel che mi riguarda, è il primo problema. Non amo i libri narrati al presente, in particolar modo i thriller scritti in questo modo. Riesco a tollerare la narrazione al presente in prima persona, ma quella in terza persona mi urta il sistema nervoso. Sarà il caldo, non so, ma provo proprio un fastidio fisico, e sì, mi rendo conto che sia un problema solo mio, probabilmente, e che magari per tutti gli altri lettori è una scelta stilistica perfettamente accettabile, ma siccome questa recensione la sto scrivendo io, vi tocca sopportare le mie idiosincrasie. Il presente alla terza persona schiaccia la narrazione, la rende piatta e senza entusiasmo e (sempre a parer mio) avvincente quanto una coda alle Poste. Ma senza numeretto. Tutti gli avvenimenti sembrano aver lo stesso peso; non c'è nessuna enfasi su fatti che dovrebbero essere importanti dal punto di vista narrativo o anche solo emotivo. Anche i personaggi sono schiacciati da questa scelta, e la loro personalità viene raccontata con voce piatta e monocorde. Immaginate un audiolibro letto da qualcuno che non voleva essere lì: ecco, questa è l'immagine che occupava la mia mente durante tutta la lettura. 

Se a ciò aggiugiamo che il personaggio di Agnes è tremendamente freddo, tanto razionale da essere respingente e poco emotivo, io ho fatto una gran fatica ad entrare nella storia. Sono rimasta ai margini, come se stessi leggendo una lunga lista della spesa, e l'unica ragione per cui non ho mollato il libro è stato per leggere i capitoli ambientati nel passato. Questi capitoli, a parer mio, sono scritti meglio, sono più centrati e hanno il loro fascino che culmina con un discreto plot twist che spiega cosa sia successo al cadavere rinvenuto nella palude. Questo mi fa pensare che il problema della linea temporale presente non sia solo stilistico (alla fin fine, durante la lettura, ci si abitua alla voce narrante e alle sue scelte) ma sia anche un problema di contenuti. Infatti,  benchè il mistero su cui Agnes e altri personaggi di cui fatico a ricordare i nomi indagano nel presente è tecnicamente il medesimo, non ha lo stesso mordente. Di fatto è ben chiaro che per risolvere l'enigma sono necessari i capitoli ambientati nel passato. A cosa servono esattamente quelli ambientati nel presente, allora, io non l'ho ben capito. Sono come una cornice bruttina che quasi soffoca una bella foto.   

Dovendo dare un voto, direi un quattro su cinque per il piano temporale passato, e un due per il piano temporale presente. Di media verrebbe tre, che forse può apparire un pochino generoso vista la recensione, ma credo che in conclusione questo libro sia stato salvato dal plot twist cui accennavo sopra, quindi un tre su cinque lo merita.

                                                                                     

Voto: 


 


sabato 8 agosto 2026

Love, Mom...


 ... di Iliana Xander 

   

Mackenzie Casper non è stata una figlia felice. Eppure sua madre era Elizabeth Casper, una scrittrice capace di stregare milioni di lettori in tutto il mondo. Per la ragazza, tuttavia, Elizabeth era semplicemente una madre distante e fredda fino alla crudeltà. È per questo che Mackenzie accoglie la notizia della sua morte, avvenuta in circostanze non del tutto chiare, con un’indifferenza quasi priva di sensi di colpa. Per lei è morta un’estranea. Al funerale, Mackenzie sta per fuggire dagli sguardi invadenti e curiosi dei partecipanti quando trova sul sedile della sua auto una busta. L’intestazione recita «Dalla tua fan numero 1». Dentro la busta un foglio scritto nella grafia della madre: «Vuoi sapere un segreto?» e in calce la chiusa, sorprendente e dolorosa: «Love, Mom». Con amore, Mamma. Ma quale amore? E quale segreto? Da quel momento tutto cambia nella vita di Mackenzie: altre lettere arriveranno e nuovi tasselli si aggiungeranno a mostrare un passato che si rivela sempre più colmo di vuoti, di silenzi, di reticenze. E, appunto, di segreti. Chi era davvero sua madre? Chi sta cercando di farglielo scoprire? E chi vuole nasconderglielo a qualunque costo? Ma soprattutto chi è lei, per davvero? 

Love, mom è un thriller. Anzi è IL thriller di cui tutti hanno parlato per buona parte della primavera e dell'inizio estate. Era ovunque con la sua copertina accattivante e quel claim: vuoi sapere un segreto? Che domande! Certo che lo vogliamo sapere! Qualunque lettore di thriller lo vorrebbe sapere. Il punto è se il segreto promesso vale la lettura. Scopriamolo insieme.

La trama si sviluppa su due piani temporali. Il presente è narrato dal punto di vista di MacKenzie, mentre il passato è narrato dal punto di vista di tre persone (non vi svelerò quali per non fare spoiler). 

E a proposito di spoiler, è molto difficile scrivere una recensione articolata di un romanzo come questo senza farne, perchè risulta arduo far capire a chi non lo ha ancora letto in che modo un'idea tutto sommato buona venga sviluppata e risolta in maniera banale e sempliciotta. Il Piano Malvagio ™ che è il mistero da svelare funziona solo perchè tutti i comprimari di questo romanzo vanno in giro con gli occhi chiusi o le orecchie tappate o perchè sono semplicemente... tonti. È pur vero che tutti gli enigmi trovano una soluzione, ma questa soluzione è nella migliore delle ipotesi frettolosa, nella peggiore poco plausibileE dispiace dare un giudizio del genere perchè la trama ha una buona idea di partenza, la quale purtroppo si affloscia ben presto. 

Dicevamo che comunque tutto trova una sua spiegazione alla fine, ma troppo spesso si rimane perplessi davanti all'inverosimiglianza delle suddette spiegazioni, che vanno dal semplicistico all'assurdo passando per l'improbabile.

L'impressione finale è che l'autrice avrebbe avuto bisogno di una mano esperta per limare i difetti di questo suo romanzo ed esaltarne i pregi. Ho letto che Ileana Xander è uno pseudonimo di un'autrice la cui identità è sconosciuta, ma che a quanto pare ha pubblicato più di una ventina di romanzi (anche col metodo del self publishing). Faccio questa precisazione perchè inizialmente, parlandone con mia sorella che l'ha letto per prima, e che è il vero cuore e motore di questa recensione (quindi prendetevela con lei! ...ciao Olimpia!!) ci eravamo quasi convinte fosse un romanzo d'esordio e che questo spiegasse alcune cose, come ade esempio l'inverosimile macchinosità del Piano Malvagio ™, il quale, una volta svelato ti fa dire: ma non sarebbe stato più semplice fare questo? O quello?

Per quel che ci riguarda, un'occasione sprecata.  

Voto: 

  

 

Disclaimer: nessuna sorella è stata maltrattata durante la realizzazione di questa recensione

giovedì 21 novembre 2024

Il passato è un morto senza cadavere...


 ... di Antonio Manzini.

 Un novembre grigio e piovoso ad Aosta. Un ciclista viene investito su una strada extraurbana. Quello che sembra l'ennesimo incidente mortale, si rivela essere un omicidio. Ma chi voleva uccidere Paolo Sanna, un uomo che viveva da solo, con pochi contatti, pochissimi amici, nessun lavoro, nessuna relazione? Un uomo solitario, una vita passata a saltare da una parte all'atra dell'Italia, per poi finire ammazzato in una strada fiancheggiata da un bosco, ad Aosta. Visto che il presente della vittima non racconta nulla, Schiavone, chiamato a risolvere il caso, dovrà interrogare il passato.
Intanto, proprio dal passato, emerge una figura che metterà in pericolo una persona cara al vicequestore romano, che, ancora una volta, dovrà intervenire alla sua maniera.
 
Scrivere la recensione di un nuovo volume delle serie dedicata a Rocco Schiavone non è facile, per tutta una serie di motivi.
In primo luogo, mi chiedo, saprò essere obiettiva? Rocco Schiavone è un personaggio che ti entra nell'anima; giudicare questo libro ignorando la lunga serie di romanzi, alcuni veri capolavori del genere giallo e della costruzione del personaggio, è praticamente impossibile.
In secondo luogo, a Manzini si chiede sempre molto, quando si apre un suo libro. Gli si chiede, in ogni pagina, di ritrovare quelle emozioni, quell'empatia e quella perfetta imperfezione che ha saputo infondere al suo personaggio. Il rischio di essere più severi del dovuto è concreto. Fatta questa doverosa premessa, cercherò di essere il più obiettiva possibile.

Dice Poirot in un celebre romanzo (1): Gli antichi peccati proiettano lunghe ombre, e questa frase potrebbe essere la fascetta di questo libro. Un incidente che non è un incidente, un uomo che sembra un fantasma: queste sono le premesse di quelle che avrebbe tutte le carte in regola per essere un bel giallo. Dico avrebbe perchè secondo me la trama squisitamente gialla ha due difetti. Primo, specie nelle prima metà del libro, l'indagine procede in modo farraginoso, dando l'impressione di girare a vuoto. Dialoghi e interrogatori sono spezzettati, le persone informate sui fatti sono tante e sembra sempre che non abbiano mai detto tutto quello che hanno da dire. E vengono richiamati, riascoltati, reinterrogati. Alla lunga, il tutto diventa pesante.
Il secondo difetto che ho riscontrato è che proprio quando l'indagine ingrana e si fa interessante, coinvolgendo addirittura un vecchio cold case, con eventi inquietanti e mosse investigative azzardate, ma tipiche del nostro vicequestore, ecco che Rocco se ne disinteressa completamente, facendo passare la trama principale praticamente in secondo piano.
Certo, accade qualcosa che lo costringe a rivolgere la sua attenzione altrove: una persona cara è in pericolo e Rocco non può restare a guardare.
Ecco, io non condivido questa scelta di Manzini. L'autore ha infilato in un unico libro materiale che poteva tranquillamente dar vita, con un po' di rielaborazione, a due romanzi. A soffrirne è soprattutto la trama principale, a cui viene data una fine, a parer mio, distratta e frettolosa.
Era proprio necessario fare una cosa del genere? L'idea che mi sono fatta è che l'autore doveva inserire nel romanzo un gancio che gli permettesse di continuare ad alimentare l'immagine di un Rocco distrutto, tormentato e in frantumi. Mi meraviglia non poco, però, che abbia seguito la strada sopra descritta invece di fare i conti con quanto accaduto nel romanzo precedente, Riusciranno i nostri eroi...  
Per carità, il libro precedente era brutto brutto, ma purtroppo per noi chiude una parte importante della trama orizzontale di questa serie; possibile che, in Il passato è un morto senza cadavere Rocco non elabori quanto accaduto e non faccia altro che un distratto accenno a quello che è successo? (Detto tra noi:noi appassionati lettori di Rocco Schiavone ci meritavamo una chiusura migliore di quella importante parte della vita del vicequestore).

Nonostante quanto affermato sopra, le oltre 500 pagine del romanzo scivolano via con facilità, perchè la scrittura di Manzini è semplice, pulita e diretta.
Alla fine del romanzo mi resta la sensazione di un'occasione parzialmente sprecata, nonostante debba riscontrare con soliievo che siamo anni luce (in senso positivo) dal romanzo precedente (e per fortuna). Probabilmente la storia narrata in questo romanzo necessita di un seguito, che naturalmente, nonostante le perplessità, io comprerò e leggerò.

Non riesco a dire di no a Manzini.

Voto:
 

                                                 
 


Tre tazzine su cinque
 
 
(1) Il romanzo è Poirot e la strage degli innocenti.