domenica 23 agosto 2026

Nero come il mare...

 ... di Charlotte McConaghy

Dominic Salt e i suoi tre figli sono i custodi di Shearwater, una piccola isola non lontana dall’Antartide. Sede del più grande deposito di semi del mondo, Shearwater un tempo ospitava un gruppo di ricercatori, ma a causa dell’innalzamento del livello del mare ora i Salt sono rimasti soli. L’isolamento li ha messi a dura prova, ma un giorno una terribile tempesta porta con sé Rowan, una donna in fin di vita che viene trascinata sulla spiaggia dalle onde. Dominic e i suoi figli cominciano a prendersene cura, e in loro germoglia l’idea che lei potrebbe essere proprio ciò di cui hanno bisogno. Dal canto suo Rowan, abituata a badare a se stessa, inizia a immaginare di poter tornare a condividere il futuro con qualcuno. Eppure, non dice tutta la verità sul motivo per cui è arrivata a Shearwater. E quando scopre che le radio sono state sabotate e una tomba è stata scavata di recente, si rende conto che anche Dominic nasconde dei segreti. Mentre le tempeste che si abbattono sull’isola si fanno sempre più violente, i due sono costretti a prendere una decisione: possono fidarsi l’uno dell’altra? E possono finalmente lasciarsi alle spalle le tragedie del passato per creare qualcosa di nuovo, insieme? 

 
Nero come il mare è un romanzo con un'ambientazione quasi gotica, misteriosa e claustrofobica. Il custode del faro, Dominic, vive con i suoi tre figli in un isolamento che metterebbe a dura prova la sanità mentale di chiunque. Un giorno il loro isolamento è interrotto dall'arrivo di una donna in fin di vita, ma appare subito chiaro che un'estranea sull'isola non è solo un'ospite inattesa bisognosa di cure, è un elemento di disturbo di un oscuro equilibrio. Dominic ha un segreto, i suoi figli hanno un segreto e Rowan... beh, anche lei non è proprio un libro aperto.
Nella prima metà del romanzo, il lettore si trova immerso in un'atmosfera cupa e inquietantre, in una natura splendida ma che non ha nulla di consolante. I personaggi che si muovono sull'isola sono anch'essi cupi e inquietanti, compresi quelli molti giovani. Ognuno di loro custodisce in segreto un tassello di quell'equilibrio cui accennavo prima, che il lettore non conosce e anela a scoprire. Pagina dopo pagina l'autrice costruisce un senso di attesa, di inquietudine. Appare chiaro che l'isola nasconde molte cose che non potranno essere taciute a lungo: un senso di tragedia imminente e di inelluttabilità pervade la storia e giunge fino al lettore. Questo a parer mio è il pregio più grande del romanzo. Sembra di essere lì, a Shearwater, e con il cuore costantemente in gola.
 
Nella seconda metà del romanzo, però, con l'avanzare della trama e il lento disvelarsi dei misteri, qualcosa si spezza nella costruzione quasi ipnotica che l'autrice aveva realizzato fino a quel momento. Si moltiplicano gli spunti e le riflessioni ecologiste, contro le quali non ho nulla (e ci mancherebbe), ma la filosofia ecologista viene inserita nel romanzo senza grazia, quasi come una cosa calata dall'alto e che poco si amalgama con il resto. Con l'introduzione "sfacciata" di queste tematiche, qualcosa cambia anche nel modo di agire dei personaggi, e le loro motivazioni si fanno fumose, addirittura incoerenti o forzate. Rowan è arrivata sull'isola con uno scopo ben preciso, ma quando si trova ad un passo da esso, lascia perdere tutto perchè... diciamo che, senza fare spoiler, è distratta da altro e pare abbia di meglio da fare. Una considerazione analoga la si può fare per Dominic, che sembra disposto a tutto per proteggere un segreto, ma ad un certo punto, anche lui sembra preso da altro. Il loro rapporto, inizialmente basato giustamente sulla diffidenza, si evolve con una velocità che rasenta l'incoerenza. Mi spiego meglio: non si può passare metà del romanzo a descrivere Rowan come una che non ha fiducia in nessuno e Dominic come uno che non parla neanche coi prorpi figli e poi lasciare che entrambi stravolgano le loro vite per accontentare l'altro. O meglio, si potrebbe, ma solo in caso ci fossero motivazioni molto forti che vadano oltre l'attrazione fisica e la solitudine.
 
Il finale mi è sembrato discreto e amaro quel tanto che basta.
 
Leggere Nero come il mare non è stato affatto tempo perso, tutt'altro. Però non lo consiglierei agli amanti dei thriller, ma piuttosto a chi cerca una lettura con una bella ambientazione e non disdegna temi di attualità nella trama di un romanzo. Credo che il difetto principale di questo libro sia stato partire come un thriller (e come tale essere presentato), promettere atmosfere da thriller e poi mantenere solo in parte la promessa.

Voto finale:

 
 
 

domenica 16 agosto 2026

La regina della palude

 

 di Anne North.

Autore: Anne North

Traduttore: Valentina Ricci

Genere: mistery/narrativa 

Casa editrice: Astoria

Data di uscita: 29 maggio 2026

Pagine 288 

Da una palude a Ludlow, nel cuore dell’Inghilterra, riemerge un corpo di donna. La pelle ha il colore del bronzo, il volto è quasi intatto, le mani sono raccolte, come in un gesto di difesa. E, sul suo viso, Agnes legge qualcosa di preciso: una rabbia pura, assoluta.
Arrivata da poco a Ludlow dall’America, straniera in un Paese ostile, Agnes è una brillante antropologa forense, e lavora coi morti meglio di quanto sappia fare coi vivi. Li osserva, li studia, li ascolta: per lei, ogni cadavere è una storia interrotta, da completare. E capisce subito che quel cadavere non appartiene a una donna uccisa sessant’anni prima, come tutti pensano, ma ha più di duemila anni, e che il mistero intorno a esso è molto più fitto di quello di un “semplice” omicidio.
Accanto al presente di Agnes si apre un altro tempo, lontanissimo. Una giovane sacerdotessa celtica attraversa un mondo inquieto, in cui il potere si negozia con la violenza, il sangue e l’inganno. Ma lei, pur sapendo leggere i segni del cielo, non può prevedere che, nel fango, la aspetta un destino crudele, che la renderà per sempre la regina della palude.
Un romanzo che intreccia misteri, Storia e tensioni interiori, che racconta ciò che resta del dolore e dell’orgoglio, e che rivela la forza indomabile di quelle donne che la società ha – da sempre – cercato invano di fermare. 

                                                   


La regina della palude si svolge su due piani temporali: il presente dell'indagine sul misterioso cadavere emerso dalle profondità della palude, e ovviamente il passato in cui quel corpo era una persona con una storia, delle grandi ambizioni e un progetto da portare avanti. Entrambe le storie sono narrate al tempo presente, ma mentre i capitoli riguardanti Agnes sono narrati interza persona, quelli riguardanti la giovane sacerdotessa sono in prima persona. E questo, per quel che mi riguarda, è il primo problema. Non amo i libri narrati al presente, in particolar modo i thriller scritti in questo modo. Riesco a tollerare la narrazione al presente in prima persona, ma quella in terza persona mi urta il sistema nervoso. Sarà il caldo, non so, ma provo proprio un fastidio fisico, e sì, mi rendo conto che sia un problema solo mio, probabilmente, e che magari per tutti gli altri lettori è una scelta stilistica perfettamente accettabile, ma siccome questa recensione la sto scrivendo io, vi tocca sopportare le mie idiosincrasie. Il presente alla terza persona schiaccia la narrazione, la rende piatta e senza entusiasmo e (sempre a parer mio) avvincente quanto una coda alle Poste. Ma senza numeretto. Tutti gli avvenimenti sembrano aver lo stesso peso; non c'è nessuna enfasi su fatti che dovrebbero essere importanti dal punto di vista narrativo o anche solo emotivo. Anche i personaggi sono schiacciati da questa scelta, e la loro personalità viene raccontata con voce piatta e monocorde. Immaginate un audiolibro letto da qualcuno che non voleva essere lì: ecco, questa è l'immagine che occupava la mia mente durante tutta la lettura. 

Se a ciò aggiugiamo che il personaggio di Agnes è tremendamente freddo, tanto razionale da essere respingente e poco emotivo, io ho fatto una gran fatica ad entrare nella storia. Sono rimasta ai margini, come se stessi leggendo una lunga lista della spesa, e l'unica ragione per cui non ho mollato il libro è stato per leggere i capitoli ambientati nel passato. Questi capitoli, a parer mio, sono scritti meglio, sono più centrati e hanno il loro fascino che culmina con un discreto plot twist che spiega cosa sia successo al cadavere rinvenuto nella palude. Questo mi fa pensare che il problema della linea temporale presente non sia solo stilistico (alla fin fine, durante la lettura, ci si abitua alla voce narrante e alle sue scelte) ma sia anche un problema di contenuti. Infatti,  benchè il mistero su cui Agnes e altri personaggi di cui fatico a ricordare i nomi indagano nel presente è tecnicamente il medesimo, non ha lo stesso mordente. Di fatto è ben chiaro che per risolvere l'enigma sono necessari i capitoli ambientati nel passato. A cosa servono esattamente quelli ambientati nel presente, allora, io non l'ho ben capito. Sono come una cornice bruttina che quasi soffoca una bella foto.   

Dovendo dare un voto, direi un quattro su cinque per il piano temporale passato, e un due per il piano temporale presente. Di media verrebbe tre, che forse può apparire un pochino generoso vista la recensione, ma credo che in conclusione questo libro sia stato salvato dal plot twist cui accennavo sopra, quindi un tre su cinque lo merita.

                                                                                     

Voto: 


 


sabato 8 agosto 2026

Love, Mom...


 ... di Iliana Xander 

   

Mackenzie Casper non è stata una figlia felice. Eppure sua madre era Elizabeth Casper, una scrittrice capace di stregare milioni di lettori in tutto il mondo. Per la ragazza, tuttavia, Elizabeth era semplicemente una madre distante e fredda fino alla crudeltà. È per questo che Mackenzie accoglie la notizia della sua morte, avvenuta in circostanze non del tutto chiare, con un’indifferenza quasi priva di sensi di colpa. Per lei è morta un’estranea. Al funerale, Mackenzie sta per fuggire dagli sguardi invadenti e curiosi dei partecipanti quando trova sul sedile della sua auto una busta. L’intestazione recita «Dalla tua fan numero 1». Dentro la busta un foglio scritto nella grafia della madre: «Vuoi sapere un segreto?» e in calce la chiusa, sorprendente e dolorosa: «Love, Mom». Con amore, Mamma. Ma quale amore? E quale segreto? Da quel momento tutto cambia nella vita di Mackenzie: altre lettere arriveranno e nuovi tasselli si aggiungeranno a mostrare un passato che si rivela sempre più colmo di vuoti, di silenzi, di reticenze. E, appunto, di segreti. Chi era davvero sua madre? Chi sta cercando di farglielo scoprire? E chi vuole nasconderglielo a qualunque costo? Ma soprattutto chi è lei, per davvero? 

Love, mom è un thriller. Anzi è IL thriller di cui tutti hanno parlato per buona parte della primavera e dell'inizio estate. Era ovunque con la sua copertina accattivante e quel claim: vuoi sapere un segreto? Che domande! Certo che lo vogliamo sapere! Qualunque lettore di thriller lo vorrebbe sapere. Il punto è se il segreto promesso vale la lettura. Scopriamolo insieme.

La trama si sviluppa su due piani temporali. Il presente è narrato dal punto di vista di MacKenzie, mentre il passato è narrato dal punto di vista di tre persone (non vi svelerò quali per non fare spoiler). 

E a proposito di spoiler, è molto difficile scrivere una recensione articolata di un romanzo come questo senza farne, perchè risulta arduo far capire a chi non lo ha ancora letto in che modo un'idea tutto sommato buona venga sviluppata e risolta in maniera banale e sempliciotta. Il Piano Malvagio ™ che è il mistero da svelare funziona solo perchè tutti i comprimari di questo romanzo vanno in giro con gli occhi chiusi o le orecchie tappate o perchè sono semplicemente... tonti. È pur vero che tutti gli enigmi trovano una soluzione, ma questa soluzione è nella migliore delle ipotesi frettolosa, nella peggiore poco plausibileE dispiace dare un giudizio del genere perchè la trama ha una buona idea di partenza, la quale purtroppo si affloscia ben presto. 

Dicevamo che comunque tutto trova una sua spiegazione alla fine, ma troppo spesso si rimane perplessi davanti all'inverosimiglianza delle suddette spiegazioni, che vanno dal semplicistico all'assurdo passando per l'improbabile.

L'impressione finale è che l'autrice avrebbe avuto bisogno di una mano esperta per limare i difetti di questo suo romanzo ed esaltarne i pregi. Ho letto che Ileana Xander è uno pseudonimo di un'autrice la cui identità è sconosciuta, ma che a quanto pare ha pubblicato più di una ventina di romanzi (anche col metodo del self publishing). Faccio questa precisazione perchè inizialmente, parlandone con mia sorella che l'ha letto per prima, e che è il vero cuore e motore di questa recensione (quindi prendetevela con lei! ...ciao Olimpia!!) ci eravamo quasi convinte fosse un romanzo d'esordio e che questo spiegasse alcune cose, come ade esempio l'inverosimile macchinosità del Piano Malvagio ™, il quale, una volta svelato ti fa dire: ma non sarebbe stato più semplice fare questo? O quello?

Per quel che ci riguarda, un'occasione sprecata.  

Voto: 

  

 

Disclaimer: nessuna sorella è stata maltrattata durante la realizzazione di questa recensione