... di Chris Chibnall.
Perchè vi sto raccontando tutto ciò, che, ci tengo a sottolineare, non ha alcuna attinenza col libro in questione? Perchè queste storielle per turisti saranno comunque più interessanti del libro che sto per recensire, e volevo perciò regalarvi il minimo sindacale di intrattenimento.
Una foto del White Hart Inn a Edimburgo. Sempre più interessante del libro che lettoIl romanzo parte bene, nonostante l'immediata antipatia che ho provato per la protagonista Nicole Bridge, che sembra sia tornata a Fleetcombe con la chiara intenzione di farsi odiare dai suoi nuovi colleghi e sottoposti. Un uomo trovato morto, seduto al centro della carreggiata con delle corna di cervo in testa evoca scenari inquietanti e cattura l'attenzione del lettore. Man mano che le indagini procedono però l'attenzione si smarrisce tra diverse sottotrame, alcune delle quali decisamente inutili al progredire della trama (per chi ha letto il romanzo, mi riferisco alla storia del giovane barbiere di Fleetcombe, che sembra piazzata lì per aumentare il numero di pagine). Non aiuta neanche la pesantezza con cui gli aspetti tecnici delle indagini vengono raccontati. Insomma, una trama potenzialmente interessante si impantana senza riuscire a trovare quel guizzo che possa rendere questo romanzo una lettura interessante.
Di certo una mano non gliela danno neanche i personaggi. Di Nicole ho già detto; ma anche la sua spalla, Harry Ward, non ha sufficiente spessore per distinguersi dalle centinaia di personaggi rtransistati tra le pagine di romanzi gialli di ambientazione inglese. Il suo tratto distintivo è la acritica ammirazione per il suo superiore, e più quest'ultima lo tratta male, più la sua ammirazione cresce. Insomma, in teoria la cosa potrebbe avere un senso... se il personaggio avesse una profondità tale da spiegare il perchè dei suoi comportamenti.
La soluzione finale sembra arrivare in maniera casuale, e onestamente non mi ha convinta del tutto. Le motivazioni, il modus operandi e il come viene commesso il delitto mi sembrano abbastanza tirati per i capelli, e non mi hanno soddisfatta. Di fumo negli occhi ce n'è stato buttato molto, e non è di per sè una cosa negativa, ma, ancora una volta, alla fine tutto deve avere un senso e ogni pezzo del puzzle deve trovare la giusta collocazione, altrimenti la lettura non vale il tempo speso.
Chris Chibnall è il creatore di Broadchurch, famosa serie tv britannica, ed inevitabilmente da lui ci si aspetta di meglio. Ci si aspetta di più. Ci si aspetta qualcosa di diverso dall'ennesima poliziotta con un matrimonio disastroso alle spalle, una carriera in bilico e un carattere scontroso fino a rasentare la misantropia. Ci si aspetta qualcosa di diverso da un finale dove la persona più improbabile sia l'assassino, con un movente decisamente debole e una spiegazione sulle modalità del delitto piuttosto traballanti.
Cosa salvo di questo romanzo? Di certo l'ambientazione. Molto British, ma anche dura e realistica, senza romanticismi da cartolina della campagna inglese o stereotipi nostalgici. Ma non basta a salvare un romanzo che non mi sento di consigliare neanche agli amanti più appassionati del mistery inglese.
Se amate appunto i mistery britannici tanto quanto li amo io, piuttosto leggete Colin Dexter, L'ultima corsa per Woodstock e seguenti, oppure i più recenti romanzi di Simon Mason, Omicidio a Novembre e seguenti. Entrambe le serie sono ambientate a Oxford, ed entrambe sono edite da Sellerio.
Coincidenze? Noi crediamo di no.











