La classifica dei libri più venduti, da La Stampa.it, (rilevazioni effettuate dal cinque all'undici gennaio):
1. La regina dei castelli di carta, S. Larsson
2. Uomini che odiano le donne, S. Larsson
3. Eclipse, S. Meyer
4. New Moon, S. Meyer
5. La solitudine dei numeri primi, P. Giordano
6. La ragazza che giocava con il fuoco, S. Larsson
7. La Jolanda furiosa, L. Littizzetto
8. Breaking Dawn, S. Meyer
9. Twilight, S. Meyer
10.Il pane di ieri, E. Bianchi
giovedì 29 gennaio 2009
martedì 27 gennaio 2009
La giornata della memoria
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
(Primo Levi, Se questo è un uomo)
Serve a ricordarci di cosa noi essere umani siamo capaci. Se è successo una volta, può succedere ancora.
E' successo in Bosnia, negli anni '90, durante la guerra. Appena l'altro ieri.
E' successo in Ruanda; in Afghanistan; in Iraq.... può succedere ancora.
Non abbandoniamo mai la consapevolezza che il prezzo della democrazia è una vigilanza costante. Non lasciamo che le nostre coscienze si addormentino; continuiamo a pensare sempre con la nostra testa, a chiederci i come e i perchè di quello che setiamo, leggiamo, vediamo.
Martin Niemöller scriveva:
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
(Primo Levi, Se questo è un uomo)
Il 27 gennaio di ogni anno è la Giornata della Memoria.
I popoli di solito hanno la memoria corta, perciò ogni tanto fa bene ricordare cosa è stato, cosa è successo appena dietro l'angolo della nostra storia.
Ma una giornata così non serve soltanto a ricordare l'orrore dei campi di sterminio, di 6 milioni di vittime, di milioni di sfollati e perseguitati, costretti a nascondersi, a fuggire, a temere per la loro vita per evitare quella che Hitler chiamava "la soluzione finale".
Serve a ricordarci, citando Primo Levi, "quali insospettate riserve di ferocia e di pazzia giacciano latenti nell'uomo dopo millenni di vita civile".
Serve a ricordarci di cosa noi essere umani siamo capaci. Se è successo una volta, può succedere ancora.
E' successo in Bosnia, negli anni '90, durante la guerra. Appena l'altro ieri.
E' successo in Ruanda; in Afghanistan; in Iraq.... può succedere ancora.
"Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell'aria. La peste si è spenta, ma l'infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. In questo libro se ne descrivono i segni: il disconoscimento della solidarietà umana, l'indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l'abdicazione dell'intelletto o del senso morale davanti al principio d'autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un'idea".
(Primo Levi, dalla prefazione a L. Poliakov, Auschwitz, Ventro, Roma 1968)
Ricordiamoci di questo ogni volta che guardiamo qualcuno con sospetto, semplicemente perchè è diverso da noi. Non perchè ci ha fatto qualcosa, ma perchè nero, extracomunitario, rumeno, gay o altro.
Ricordiamocene ogni volta che siamo tentati di applicare a milioni di individui etichette sbrigative. Rumeni, tutti stupratori. Rom, tutti ladri. Mussulmani, tutti terroristi. Italiani, tutti mafiosi.
Ricordiamocene ogni volta che una legge viola un pezzetto dei diritti di una categoria meno protetta, debole o svantaggiata.
Che siano le classi ponte per separare i nostri figli dai figli degli immigrati, o una cauzione di diecimila euro perchè un extracomunitario possa richiedere una partita IVA, o che sia una compagnia aerea che si rifiuta di assumere donne con figli piccoli o persone con un disabile in famiglia.
Ricordiamoci quanto poco ci vuole.
Cominciò con le leggi razziali....come è andata a finire?
Ricordiamoci di questo ogni volta che guardiamo qualcuno con sospetto, semplicemente perchè è diverso da noi. Non perchè ci ha fatto qualcosa, ma perchè nero, extracomunitario, rumeno, gay o altro.
Ricordiamocene ogni volta che siamo tentati di applicare a milioni di individui etichette sbrigative. Rumeni, tutti stupratori. Rom, tutti ladri. Mussulmani, tutti terroristi. Italiani, tutti mafiosi.
Ricordiamocene ogni volta che una legge viola un pezzetto dei diritti di una categoria meno protetta, debole o svantaggiata.
Che siano le classi ponte per separare i nostri figli dai figli degli immigrati, o una cauzione di diecimila euro perchè un extracomunitario possa richiedere una partita IVA, o che sia una compagnia aerea che si rifiuta di assumere donne con figli piccoli o persone con un disabile in famiglia.
Ricordiamoci quanto poco ci vuole.
Cominciò con le leggi razziali....come è andata a finire?
E ricordiamoci anche che "ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti." (Primo Levi, dal Corriere della sera, 8 maggio 1974).
Non abbandoniamo mai la consapevolezza che il prezzo della democrazia è una vigilanza costante. Non lasciamo che le nostre coscienze si addormentino; continuiamo a pensare sempre con la nostra testa, a chiederci i come e i perchè di quello che setiamo, leggiamo, vediamo.
E continuiamo a protestare, nel rispetto delle leggi e dell'altrui libertà, quando sentiamo che è giusto.
Martin Niemöller scriveva:
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
E' così che certe cose hanno inizio. Non permettiamo che accada mai più.
Tutte le citazioni di questo post sono tratte da Wikiquote
mercoledì 21 gennaio 2009
Le donne del club omicidi...
...di James Patterson.
Si vede che il 2009 non è un buon anno, dal punto di vista "libresco" per me.
Dopo la delusione de Il gioco dell'angelo da cui stento ancora riprendermi, mi sono dedicata alla lettura di questo thriller che mi è stato regalato per Natale e che godeva di ottime recensioni. Altra delusione.
Prima di iniziare con la mia di recensione però, sono necessarie due premesse.
1. Questo libro è il quarto di una serie, con protagoniste 4 donne, impegnate ognuna nel proprio campo a combattere il crimine. Ogni romanzo può essere letto anche da solo, ma li lega un filo di continuità che si intuisce anche nei titoli, in cui è evidente la progressione della serie. Infatti i titoli sono: Primo a morire, Seconda Chance, Terzo Grado....e indovinate un po'...Le donne del club omicidi!
Il titolo inglese di questo libro era 4th of July, Il quattro luglio, ma giustamente l'editore italiano ha pensato bene che il lettore medio, essendo di norma semianalfabeta, illetterato e scarsamente acculturato, non avrebbe potuto riconoscere il quarto libro della serie se non gli avesse scritto a caratteri cubitali sulla copertina LE DONNE DEL CLUB OMICIDI, in un romanzo, oltettutto, dove la protagonista assoluta è Lindsay Boxer, tenete di polizia, e l'apporto alle indagini del cosiddetto club è marginale, se non quasi inesistente.
E allora perchè non chiamarlo Il libro che viene dopo quell'altro libro in cui ci sono quelle 4 amiche che indagano sui serial killer ?
Bastava aggiungere un altro paio di righi e potevamo leggere solo il titolo, invece del romanzo. Una bella comodità, no? Perchè si sa, il lettore medio non è tipo da voler approfondire, da andare oltre la superficie e la copertina di un libro!
(Nel caso non fosse ben chiaro, le frasi di cui sopra sono amaramente sarcastiche)
2. Forse ho letto troppi thriller e gialli, forse ho letto troppo in generale, e quindi aclune cose mi appaiono scontate. Tenete conto, mentre leggete la mia opinione.
Si vede che il 2009 non è un buon anno, dal punto di vista "libresco" per me.
Dopo la delusione de Il gioco dell'angelo da cui stento ancora riprendermi, mi sono dedicata alla lettura di questo thriller che mi è stato regalato per Natale e che godeva di ottime recensioni. Altra delusione.
Prima di iniziare con la mia di recensione però, sono necessarie due premesse.
1. Questo libro è il quarto di una serie, con protagoniste 4 donne, impegnate ognuna nel proprio campo a combattere il crimine. Ogni romanzo può essere letto anche da solo, ma li lega un filo di continuità che si intuisce anche nei titoli, in cui è evidente la progressione della serie. Infatti i titoli sono: Primo a morire, Seconda Chance, Terzo Grado....e indovinate un po'...Le donne del club omicidi!
Il titolo inglese di questo libro era 4th of July, Il quattro luglio, ma giustamente l'editore italiano ha pensato bene che il lettore medio, essendo di norma semianalfabeta, illetterato e scarsamente acculturato, non avrebbe potuto riconoscere il quarto libro della serie se non gli avesse scritto a caratteri cubitali sulla copertina LE DONNE DEL CLUB OMICIDI, in un romanzo, oltettutto, dove la protagonista assoluta è Lindsay Boxer, tenete di polizia, e l'apporto alle indagini del cosiddetto club è marginale, se non quasi inesistente.
E allora perchè non chiamarlo Il libro che viene dopo quell'altro libro in cui ci sono quelle 4 amiche che indagano sui serial killer ?
Bastava aggiungere un altro paio di righi e potevamo leggere solo il titolo, invece del romanzo. Una bella comodità, no? Perchè si sa, il lettore medio non è tipo da voler approfondire, da andare oltre la superficie e la copertina di un libro!
(Nel caso non fosse ben chiaro, le frasi di cui sopra sono amaramente sarcastiche)
2. Forse ho letto troppi thriller e gialli, forse ho letto troppo in generale, e quindi aclune cose mi appaiono scontate. Tenete conto, mentre leggete la mia opinione.
La prima cosa che colpisce del romanzo, è la sua relativa brevità. Trecento pagine scritte a caratteri piuttosto grandi mi sono sembrate pochine, per un thriller, ma una buona storia non è certo questione di quantità, quanto piuttosto di qualità.
Peccato qui latiti anche quest'ultima.
A tratti avevo l'impressione di leggere il riassunto del romanzo che Patterson avrebbe voluto scrivere.
I capitoli sono brevissimi (anche mezza pagina), e fin qui non ci sarebbe nulla di male, se non fosse per il fatto che la suddivisione degli stessi sembra rispondere più esigenze pratiche di impaginazione (ovvero aumentare il numero delle pagine lasciando parecchio spazio vuoto tra un capitolo e l'altro) che a reali esigenze narrative.
Ci sono capitoli che si chiudono lasciando a metà un dialogo, che riprende immediatamente nel capitolo successivo, senza pause ad effetto o altri espedienti per creare suspence.
Ogni fatto, ogni vicenda, ogni personaggio non è descritto o approfondito; mi vien da dire che ogni cosa è semplicemente sorvolata. Tutto è descritto frettolosamente e banalmente.
Iniziamo con Lindasay Boxer, tenente della squadra omicidi, alle prese con un serial killer che uccide giovanissimi fulminandoli nella vasca da bagno e scrivendo sul muro della scena del crimine le parole : DISINTERESSE TOTALE.
Continuiamo con Lindasay Boxer che, esattamente 4 pagine dopo, cattura il serial killer e siccome 4 pagine di indagini devono essere sembrate pochine anche all'autore, Patterson che fa? Imbastisce, durante l'inseguimento e la cattura il più classico, esemplare e chiarissimo caso di legittima difesa che io abbia mai letto, con tanto di testimoni, risultanze balistiche e scientifiche a supportare la tesi della legittima difesa...e trasforma l'episodio in una grossa grana per la povera Lindsay, che sarà costretta a difendersi in Tribunale da un'accusa per omicidio volontario che non sta in piedi nemmeno con le stampelle.
E sicuramente questo non contribuisce a creare interesse per la parte del romanzo che posa da legal thriller senza averne lo stile, il linguaggio, il respiro.
Continuiamo con Lindasay Boxer che, esattamente 4 pagine dopo, cattura il serial killer e siccome 4 pagine di indagini devono essere sembrate pochine anche all'autore, Patterson che fa? Imbastisce, durante l'inseguimento e la cattura il più classico, esemplare e chiarissimo caso di legittima difesa che io abbia mai letto, con tanto di testimoni, risultanze balistiche e scientifiche a supportare la tesi della legittima difesa...e trasforma l'episodio in una grossa grana per la povera Lindsay, che sarà costretta a difendersi in Tribunale da un'accusa per omicidio volontario che non sta in piedi nemmeno con le stampelle.
E sicuramente questo non contribuisce a creare interesse per la parte del romanzo che posa da legal thriller senza averne lo stile, il linguaggio, il respiro.
Mentre aspetta l'inizio del processo Lindsay si trasferisce sulla costa, a casa della sorella, in cerca di un po' di tranquillità, e naturalmente si imbatte anche qui in una catena di omicidi seriali le cui vittime sono tutte coppie sposate, apparentemente normali e apparentemente senza alcun legame tra loro.
Nonostante sia sospesa, il tenente Boxer indaga, subendo anche pesanti intimidazioni.
Pensavo di averne viste (anzi, lette) di tutti i colori, ma la trovata che chiude il romanzo le batte tutte.
Il grande poliziotto che scopre il serial killer perchè qualcuno lo va a chiamare a casa sua, di notte, per condurlo sul luogo dove sta per compiersi l'ennesimo efferato delitto, e non si capisce poi come questo qualcuno abbia potuto sapere dove si trovava il serial killer in quel momento...beh, mi mancava.
Andrebbe aggiunto alla lista delle 101 cose da non scrivere se avete intenzione di pubblicare un thriller degno di questo nome.
E potrei chiudere qui, perchè questa considerazione la dice lunga sul romanzo in questione.
Ma purtroppo non è finita qui.Credo che Patterson abbia scelto il colpevole facendo la conta tra i personaggi presenti sulla scena; non vedo altra soluzione.
Non si può scrivere un thriller senza mettere in piedi una solida indagine, senza una pista che punti davvero, alla fine, verso il colpevole.
Non si può cavarsela facendo spuntare il personaggio più improbabile e facendolo confessare i suoi crimini alla prima domanda, credendo di aver dato vita, in questo modo, a un grandissimo colpo di scena.
Un colpo di scena, per essere realmente efficace deve essere sì inaspettato, ma appena rivelato deve essere plausibile e coerente con il resto della storia.
Oltretutto, una volta che il killer ha vuotato il sacco, come si dice in gergo, verrebbe quasi la tentazione di assumerlo nel F.B.I, vista la sua impressionante (e poco palusibile) abilità a ottenere determinate informazioni sulle sue vittime.
Decisamente non ci siamo proprio. Sono io che ho letto troppi thriller? O forse è Patterson che ne ha scritti troppi e ha esaurito la vena narrativa?
Se qualche fan dell'autore volesse darmi la sua opinione, visto che questo è il primo dei suoi libri che leggo, ne sarei felice.
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