
di Anne North.
Autore: Anne North
Traduttore: Valentina Ricci
Genere: mistery/narrativa
Casa editrice: Astoria
Data di uscita: 29 maggio 2026
Pagine 288
Da una palude a Ludlow, nel cuore
dell’Inghilterra, riemerge un corpo di donna. La pelle ha il colore del
bronzo, il volto è quasi intatto, le mani sono raccolte, come in un
gesto di difesa. E, sul suo viso, Agnes legge qualcosa di preciso: una
rabbia pura, assoluta.
Arrivata da poco a Ludlow dall’America,
straniera in un Paese ostile, Agnes è una brillante antropologa forense,
e lavora coi morti meglio di quanto sappia fare coi vivi. Li osserva,
li studia, li ascolta: per lei, ogni cadavere è una storia interrotta,
da completare. E capisce subito che quel cadavere non appartiene a una
donna uccisa sessant’anni prima, come tutti pensano, ma ha più di
duemila anni, e che il mistero intorno a esso è molto più fitto di
quello di un “semplice” omicidio.
Accanto al presente di Agnes si
apre un altro tempo, lontanissimo. Una giovane sacerdotessa celtica
attraversa un mondo inquieto, in cui il potere si negozia con la
violenza, il sangue e l’inganno. Ma lei, pur sapendo leggere i segni del
cielo, non può prevedere che, nel fango, la aspetta un destino crudele,
che la renderà per sempre la regina della palude.
Un
romanzo che intreccia misteri, Storia e tensioni interiori, che racconta
ciò che resta del dolore e dell’orgoglio, e che rivela la forza
indomabile di quelle donne che la società ha – da sempre – cercato
invano di fermare.
La regina della palude si svolge su due piani temporali: il presente dell'indagine sul misterioso cadavere emerso dalle profondità della palude, e ovviamente il passato in cui quel corpo era una persona con una storia, delle grandi ambizioni e un progetto da portare avanti. Entrambe le storie sono narrate al tempo presente, ma mentre i capitoli riguardanti Agnes sono narrati interza persona, quelli riguardanti la giovane sacerdotessa sono in prima persona. E questo, per quel che mi riguarda, è il primo problema. Non amo i libri narrati al presente, in particolar modo i thriller scritti in questo modo. Riesco a tollerare la narrazione al presente in prima persona, ma quella in terza persona mi urta il sistema nervoso. Sarà il caldo, non so, ma provo proprio un fastidio fisico, e sì, mi rendo conto che sia un problema solo mio, probabilmente, e che magari per tutti gli altri lettori è una scelta stilistica perfettamente accettabile, ma siccome questa recensione la sto scrivendo io, vi tocca sopportare le mie idiosincrasie. Il presente alla terza persona schiaccia la narrazione, la rende piatta e senza entusiasmo e (sempre a parer mio) avvincente quanto una coda alle Poste. Ma senza numeretto. Tutti gli avvenimenti sembrano aver lo stesso peso; non c'è nessuna enfasi su fatti che dovrebbero essere importanti dal punto di vista narrativo o anche solo emotivo. Anche i personaggi sono schiacciati da questa scelta, e la loro personalità viene raccontata con voce piatta e monocorde. Immaginate un audiolibro letto da qualcuno che non voleva essere lì: ecco, questa è l'immagine che occupava la mia mente durante tutta la lettura.
Se a ciò aggiugiamo che il personaggio di Agnes è tremendamente freddo, tanto razionale da essere respingente e poco emotivo, io ho fatto una gran fatica ad entrare nella storia. Sono rimasta ai margini, come se stessi leggendo una lunga lista della spesa, e l'unica ragione per cui non ho mollato il libro è stato per leggere i capitoli ambientati nel passato. Questi capitoli, a parer mio, sono scritti meglio, sono più centrati e hanno il loro fascino che culmina con un discreto plot twist che spiega cosa sia successo al cadavere rinvenuto nella palude. Questo mi fa pensare che il problema della linea temporale presente non sia solo stilistico (alla fin fine, durante la lettura, ci si abitua alla voce narrante e alle sue scelte) ma sia anche un problema di contenuti. Infatti, benchè il mistero su cui Agnes e altri personaggi di cui fatico a ricordare i nomi indagano nel presente è tecnicamente il medesimo, non ha lo stesso mordente. Di fatto è ben chiaro che per risolvere l'enigma sono necessari i capitoli ambientati nel passato. A cosa servono esattamente quelli ambientati nel presente, allora, io non l'ho ben capito. Sono come una cornice bruttina che quasi soffoca una bella foto.
Dovendo dare un voto, direi un quattro su cinque per il piano temporale passato, e un due per il piano temporale presente. Di media verrebbe tre, che forse può apparire un pochino generoso vista la recensione, ma credo che in conclusione questo libro sia stato salvato dal plot twist cui accennavo sopra, quindi un tre su cinque lo merita.
Voto:



Nessun commento:
Posta un commento