venerdì 16 gennaio 2009

Il gioco dell'Angelo, ovvero la fine...

...delle mie Grandi Speranze!
(chi ha letto il libro può cogliere il riferimento al libro che il protagonista bambino riceve in regalo, e che diventa per lui un simbolo di riscatto e uno stimolo ad emergere)

David Martin, ragazzo rimasto precocemente orfano, si guadagna da vivere lavorando in un giornale, ma la sua ambizione segreta è diventare uno scrittore affermato come il suo mentore, il giornalista Pedro Vidal.
Un giorno, gli si presenta l'occasione di scrivere una serie di racconti per il suo giornale, e il grande successo di pubblico ottenuto gli fanno capire che quella è la sua via, e che darebbe qualunque cosa per continuare a scrivere e ad aver successo.
Quando il misterioso, ambiguo e inquietante editore Andreas Corelli entra nella sua vita, David comprende che quella frase non è più soltanto un modo dire, e fatti piuttosto tenebrosi cominciano ad accadere...

L'ho finito tre o quattro giorni fa.
Ho tentato di rimandare la stesura di questa recensione. Ho tentato di rimuovere, direbbe il dott. Freud, ma alla fine ho deciso di fare quel che andava fatto, e togliermi il pensiero.
Non giriamoci intorno.
Il gioco dell'angelo è una grandissima delusione, forse acuita dalle grandi aspettative e dall'attesa suscitate dall'uscita del romanzo.
Eppure avevo cercato di leggerlo restando obiettiva.
Avevo cercato di leggerlo ripetendo ogni tre righe, come un mantra, "ricordati che questo non è L'ombra del vento, questo è un altro libro, questo non è L'ombra del vento".
Per farla breve, ho cercato di leggerlo e di apprezzarlo per quello che è: un romanzo diverso dal grandissimo successo che lo ha preceduto.

Peccato che io avessi questa sana intenzione, ma l'autore no.
Ogni tre righe, Zafon infila qualche cosa - una definizione, una parola, un evento secondario - solitamente del tutto inutile ai fini della trama, ma che dice al lettore: "ehi, ti ricordi di me? Sono quello fighissimo, quello che ha scritto L'ombra del Vento!".
Volete qualche esempio?
Iniziamo dall'uso indiscriminato del Cimitero dei Libri Dimenticati.
Sì, lo so che il Cimitero è una riuscitissima, suggestiva creazione letteraria di Zafon.
Proprio per questo l'autore dovrebbe trattarla con più rispetto.
Se proprio era necessario inserirlo nella trama (e a conti fatti no, non lo era), le vie erano due: o gli si dedicava un accenno romantico, per creare quel senso di continuità che i lettori amano, oppure gli si dedicava uno spazio ampio e coerente all'interno dell'intreccio.
L'unica cosa che non si sarebbe dovuta fare era riaprire le porte del Cimitero e fargli fare una specie di....come definirla? Comparsata? Operazione puramente commerciale per poter dire in quarta di copertina "...ritorna il Cimitero dei Libri Dimenticati"?
("Ehi, lettore! Sveglia! Questo è il Cimitero dei Libri dimenticati!! L'ho inventato io, ricordi? Non è meraviglioso?").

Tra gli scaffali di quel luogo, David trova un libro, Lux Aeterna, e decide che quello è il libro che salverà e porterà via con sè.
Il libro reca solo le iniziali del suo autore, D.M., come quelle del nostro protagonista. E' un libro che narra una sorta di apocalisse visionaria, inquietante e morbosa.
Un libro che David legge con orrore crescente, eppure è incapace di staccarsene, pur intuendo che pende, su quelle pagine, una maledizione, un destino oscuro.
Sì, lo so, sa già visto, già letto, già sentito.
Dove? Ma naturalmente tra le pagine di L'ombra del vento.
Ma almeno suona interessante, intigrante, specie quando all'orizzonte appare Andreas Corelli, editore delle Edizioni Lumiere, vestito di nero e con una spilla di un angelo sempre presente sul risvolto della giacca, che segue David fin dagli esordi, che è capace di rendere letteralmente reali le sue fantasie più intime, e con il simpatico vezzo di dare appuntamento al giovane scrittore nei cimiteri.
(Sì, lo so so. Mancava soltanto che al loro primo inconto Corelli gli stringesse la mano e dicesse: "Sono Andreas Corelli, Lucifero per gli amici"!)
Scoperto che a David restano poche settimane di vita a causa di un tumore al cervello, lo guarisce misteriosamente nel volgere di una sola notte.
(E naturalmente David non lo trova un tantinello...come dire....strano!)

E vogliamo parlare dell'uso indiscriminato della famiglia Sempere, la famiglia di librai che abbiamo imparato a conoscere e amare ne L'ombra del vento?
Per tutto, tutto, tutto il romanzo tira in ballo i Sempere, padre e figlio, evitando accuratamente di chiamarne almeno uno con proprio nome di battesimo, sicchè il lettore passa il tempo chiedendosi se si tratta degli stessi librai del romanzo precedente.
Aggiungiamo a ciò la vaghezza temporale dell'ambientazione del romanzo, e possiamo concludere Zafon abbia volutamente steso un velo di incertezza intorno alle figure dei Sempere, figure letterarie senza tempo, e non bisognose di una precisa collocazione storica per risultare affascinanti. Giusto?
Sbagliato!
Alla fine del romanzo, dopo aver accuratamente evitato per oltre 600 pagine qualunque riferimento temporale (tanto che, appunto, pensavo ad una precisa scelta dell'autore), con una letterina strappalacrime - e ometto il mio giudizio su questo espediente letterario che definire abusato sarebbe un complimento - scopriamo che i Sempere, padre e figlio, sono rispettivamente il nonno e il padre del Sempere protagonista de L'ombra del vento.
Che colpo di scena, eh?

Ma se vi piacciono i colpi di scena, ne ho un altro per voi.
David Martin è stato abbandonato dalla madre, è cresciuto col padre che viene assassinato in un vicolo dietro il giornale dove lavora come custode quando lui era bambino.
Il piccolo David, rimasto solo al mondo, ce l'ha fatta grazie al ricco e generoso Pedro Vidal, giornalista, uomo di mondo e playboy, che lo ha sempre aiutato.
A metà romanzo, ecco il colpo di scena a cui accennavo: Pedro Vidal ha sempre aiutato David perchè i sicari, quella famosa notte, cercavono lui e hanno scambiato il padre di David per lui.
Ora, è necessario che qualcuno mi spieghi come sia umanamente possibile che i sicari scambino un poveraccio, alcolizzato, con abiti poveri e malridotti, che va a a piedi al lavoro trascinandosi dietro un bambino, con il ricchissimo e notissimo in città Pedro Vidal, discendente da una famiglia illustre e potente, che va a al lavoro su una delle prime macchine che circolano per Barcellona, che indossa solo abiti di alta sartoria, e che di sicuro non entra nel palazzo del giornale dove lavora dalla porta di servizio che da sul vicolo dove poi il padre di David è stato ucciso.
Almeno gli avessero sparato da lontano! Avremmo potuto concedergli il beneficio del dubbio! Invece no, gli si parano davanti in tre, e gli sparano a bruciapelo.
E naturalmente, non gli viene nessun dubbio, nè tantomeno a noi viene fornita una spiegazione sul perchè questi tre killer abbiano scambiato il padre di David per Vidal.

A parte queste cadute, il libro avrebbe ancora potuto meritarsi una sufficienza se la trama, piuttosto ricca, fosse stata svolta con onesta intellettuale e senza cercare di buttare fumo negli occhi del lettore.
Abbiamo lasciato David col suo libro salvato dal Cimitero, ed alle prese col misterioso Corelli, che vuole che il giovane crei per lui una specie di mitologia mistica, una intera religione con tanto di divinità, miti, paradiso e inferno, salvezza e dannazione.
David scopre che era quanto aveva tentato di fare anche l'autore di Lux Aeterna, scomparso misteriosamente.
Le cose sembrano farsi interessanti a questo punto, magari la trama non è proprio il massimo dell'originalità ma si lascia leggere.
Da qui in poi però, assolutamente non si riesce a capire dove l'autore voglia andare a parare; sembra di leggere un thriller soprannaturale quando Corelli commissiona a David quel libro, e David scopre che non esiste nessuna casa editrice chiamata Edizioni Lumiere, o meglio, esisteva ma aveva cessato l'attività quando la sede era andata distrutta da un incendio.
(Questa cosa di incendi di libri e case editrici, vi dice niente? E le parole lumiere, luce, portatore di luce....vi dicono niente?)
All'improvviso però la trama vira verso il giallo o il thriller, quando David cerca di far luce sulla misteriosa sparizione di Diego Marlasca, autore di Lux Aeterna, anche qui con espedienti letterari alquanto discutibili.
Come ad esempio l'uso indiscriminato (dovrebbe esserci una legge contro l'uso indiscrimato degli espedienti letterari) di un classico del thriller, ovvero l'omicidio-della-persona-che-hai-appena-interrogato-che-muore-inspiegabilmente-dopo-che-tu-te-ne-sei-andato-e-della-cui-morte-sei-l'unico-sospettato.
Questa cosa non la si può infilare tre, quattro volte in un romanzo a meno di non avere una spiegazione finale a prova di bomba.
Inutile che vi precisi che Zafon non ce l'ha.

Ancora un cambio di stile, e ci troviamo immersi un thriller psicologico quando l'autore sembra volerci far credere che David stia impazzendo, perchè nessuno, a parte David stesso, ha mai visto Corelli, che lui accusa degli omicidi, e ci vengono svelati particolari fin qui celati, che danno ad intendere che sia davvero David l'autore degli omicidi.

Il lettore è spiazzato, disorientato.
La trama sembra pienissima, tanto è vero che non si sa da che parte iniziare a riassumerla, ma in realtà è un vicolo cieco che non porta da nessuna parte; è piena di buone intenzioni, di ottime premesse non sviluppate o sviluppate malissimo; è vuota, gonfia soltanto di parole e virtuosismi linguistici che in realtà non ci portano da nessuna parte.
Non si contano le volte in cui ci è stato ricordato che l'aria di Brcellona è soffocante, i suoi vicoli bui, le pensioni misere, la letteratura sublime, le librerie polverose, il destino cinico e baro!

Caro sig. Zafon, abbiamo capito che Barcellona è una città misteriosa, pieni di vicoli bui, grandi palazzi in rovina che nascondono un segreto, ricche famiglie con scheletri nell'armadio e molta, molta nebbia.
Questo lo sappiamo.
Ci dica qualcosa che non sappiamo.
Ad esempio, ci dica come va a finire il romanzo.
Perchè io onestamente non l'ho capito.
ATTENZIONE SPOILER (selezionare col mouse per leggere!)
Si scopre che Diego Marlasca aveva ricevuto da Corelli lo stesso incarico che aveva ricevuto David, in cambio della promessa di riportare in vita il figlio morto; poi però Marlasca aveva compreso con chi aveva a che fare e aveva cercato di far perdere le sue tracce, aveva ucciso il poliziotto che si occupava della sua sparizione e preso la sua identità, continuando a vivere indisturbato a Barcellona per quasi 25 anni. Quando David comincia a cercarlo, invece di eliminare lui e via, uccide ad una ad una le persone che conoscono la sua storia, ma - ovviamente - solo dopo che hanno avuto modo di rivelare quello che sanno a David.
Se si tiene conto del fatto che Marlasca si stava nascondendo da Corelli - o almeno così mi è parso di capire - e che quest'ultimo dimostra per tutto il romanzo di saper come e dove trovare la gente, quando vuole, e di sapere come metterla a tacere, se serve, si intuisce che gli omicidi non hanno nessunissimo senso.
Corelli, dal canto suo, recita la parte del Diavolo per tutto il romanzo, e quando si accorge che David non vuole più scrivere il romanzo maledetto che gli è stato commissionato (cosa doveva farci poi con questo libro e perchè era così importante non lo sapremo mai), va su tutte le furie - Marlasca evidentemente doveva essere raccomandato, perchè Corelli lo ha lasciato vivere indisturbato per 25 anni a Barcellona con una copertura che sarebbe stata ridicola anche sulle pagine di Topolino - pertanto uccide o meglio spinge alla pazzia e al suicidio Cristina, la donna che David ama, la quale aveva sposato Pedro Vidal per gratitudine (sì, a un certo punto diventa meglio di Beautiful); però poi si pente (in fondo è un buon diavolo lui) e raggiunge David che è fuggito dalla Spagna perchè accusato della sfilza di omicidi molto, molto ingarbugliati e presumibilmente commessi in parte da Marlasca e in parte dallo stesso Corelli, e gli consegna una bambina uguale a Cristina, dicendogli pressappoco: "tranquillo, non devi far altro che aspettare che cresca, intanto io farò in modo che tu non invecchi, tanti saluti e stammi bene".

- segue minuto di silenzio, necessario all'autrice di questo blog per riprendersi ogni volta che pensa a questo finale -

Caro sig. Zafon, abbiamo capito che Barcellona è una città misteriosa, pieni di vicoli bui, grandi palazzi in rovina che nascondono un segreto, ricche famiglie con scheletri nell'armadio e molta, molta nebbia.
Questo lo sappiamo.
E ci piace. Ci piace da impazzire. Ma oltre alla bellissima ambientazione gotica, abbiamo bisogno che lei ci dica qualcosa che non sappiamo.
Che ci dia un'emozione autentica, che vada al di là della sua abilità con le parole, che narri una storia, maledetta, disperata, ma sentita.

44 commenti:

  1. che dire...adesso sono proprio curiosa di sapere come va a finire (nn ho cliccato con il mouse sul finale)...nonostante la tua stroncatura voglio leggerlo (si lo so sono masochista)...quindi me lo mandi appena vengono mamma e papà? ^__^

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  2. sei sei riuscita ad arrivare in fondo alla mia recensione, arriverai anche in fondo a Il gioco dell'angelo. :)
    Forse mi sono lasciata prendere un po' la mano!

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  3. Che dire... mi ritrovo pienamente nella tua recensione... nel mio precedente commento avevo voluto lasciarti un po' di credito nella lettura... ma purtroppo vedo che non sono l'unica ad aver avuto questa grande delusione!

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  4. sai cosa credo pao? che se Zafon ci avesse lavorato un altro po' sopra, il romanzo poteva venirne fuori bene. E' come se l'avesse scritto senza rileggerlo...come veniva veniva....

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  5. Però che stroncatura!! Non conosco il libro nè l'autore, ma a questo punto mi hai messo curiosità e vedo di trovare L'ombra del vento!

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  6. ma lo sai che ho capito più dalla tua recensione che nel leggerlo???tolta l'imparagonabilità con l'ombra del vento, mi sono persa una marea di volte... e alla fine non mi sono ritrovata...
    i personaggi sono tutti a metà dal protagonista, a Corelli ad isabella, cristina,vidal,i 2 sempere, l'ispettore e i 2 scagnozzi...tutti avvolti da questa maledetta nebbia. Non mi è piaciuto, un uso demoniaco totalmente inutile, questa barcellona dannata, così lontana da quella che mi ha affascinato nel primo romanzo o ne "La cattedrale del mare", comunque ho comprato anche Il principe della nebbia, ma è corto....
    Sto leggendo l'eleganza del riccio, in attesa di Brisinger, Le fiabe di Beda il bardo, ed estasi culinarie.
    comunque grazie mi da gusto passare di qua, i libri sono un pò come le pietanze, nutrono e si cerca in loro l'ingrediente perfetto.
    ciao alessandra

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  7. ah, il finale l'avevo rimosso.. l'ho riletto dopo aver lasciato il commento...credo a questo punto che dovremmo dare fuoco al libro.... è sacrilegio ma forse necessario, invitiamo Zafon a farlo, tu che dici?

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  8. Ciao, anche io ho letto il libro e devo dire che mi ha un po' spiazzato. Non ne sono rimasto deluso ma neanche pienamente soddisfatto...ci sono punti del libro che non mi sono chiari. Forse, come dici te nel post, la trama sembra pienissima ma in realtà è vuota e non porta da nessuna parte. Però c'è qualcosa che non mi torna:
    1) alla fine del libro si scopre che il dottor Trìas che aveva detto a David di avere un tumore al cervello, era morto dodici anni prima. Un inganno di Corelli? Da cosa cura David allora? è un espediente per convincere David a scrivere il libro per lui?
    2)Perchè in alcuni omicidi c'è una colomba bianca ed in altri no?
    3)La scena finale nella quale Cristina è una bambina che tiene per mano Corelli su un molo è uguale ad una foto nell'album di famiglia di Cristina, che neanche lei riesce a ricordare...Come va collocata nel libro questa strana foto?
    4)Ad un certo punto del libro, Zafon sembra voglia farci credere che Corelli non esista e che forse sia David l'artefice di tutto e che Corelli non sia mai esistito (l'ispettore durante un interrogatorio con Devid afferma di averlo sempre visto con una spilla da quando lo conosce...) ma allora chi c'èra nalla casa della torre ad aggredire Cristina il giorno in cui cercò di bruciare il libro di David (Cristina stessa lo dice a David mentre è in quella casa di cura dando poi del vigliacco a David)?
    5) Quando alla fine del libro David torna nella casa di Corelli a pag 571 si accorge che lo spazio vuoto tra i ritratti in una parete non c'è più ed al suo posto c'è una foto di Cristina vestita di bianco con Corelli...Cosa dovrei concludere con questo??

    Scusa per il commento un po' lungo, spero che qualcuno abbia voglia di leggerlo!

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  9. L'ispettore potrebbe aver mentito per confondere il sospettato David e convincerlo della sua pazzia, perché dobbiamo pensare che dica la verità?

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  10. Quando Cristina torna alla clinica per farsi curare, David, per tentare di farla tornare in sè, decide di scrivere la storia della foto di lei sul molo e che lei non era mai stata in grado di ricordare; David scrive dal tramonto fino notte fonda per giorni, ma non riesce a scrivere la storia; alla fine del libro, invece, gli si ripropone la medesima scena, ma finalmente ha pagina bianca, lui stesso è puro, non più maledetto, ed è pronto a creare una storia e dei ricordi, e soprattutto quella storia e quei ricordi che non hanno mai avuto voce.
    La storia è un cammino purificatore; l'anima maledetta e oscura di David alla fine riesce a trovare la luce e la sua identità; il tumore è diagnosticato al cervello, ovvero il fulcro delle idee e dei pensieri, che in David risultavano malati e pieni di tristezza; alla fine però la malattia scompare, anzi, è come non fosse nemmeno esistita, ed infatti non ha mai incontrato realmente il dottor Trias.
    La figura di Corelli è enigmatica, lascia spazio ad innumerevoli interpretazioni, rimane quindi avvolta nel mistero, così come il famoso manoscritto che David accetta di scrivere; creare una nuova fede, per cui la gente fosse pronta ad uccidere e sacrificarsi; vi ricordo che la vicenda finisce nel 1945, quindi la figura del messia guerriero creata da David penso la si possa ricollegare ad Hitler, che molti seguirono seminando distruzione e massacri in nome della razza pura; la fine della guerra è la fine delle maledizioni, e ecco quindi il motivo del ritorno di un Corelli puro e "buono", che, in quanto probabile figura angelica mai realmente svelata, restituisce al protagonista ciò che gli ha rubato, ovvero Cristina e una vita con lei; "questa storia non mi appartiene più" dice Corelli nell'ultima pagina, perchè finalmente la vita di David appartiene solo a David stesso.
    Il protagonista viveva nella città dei maledetti, e sembrava essere stato vittima di una maledizione, trascinato da Corelli, angelo maledetto, ma riesce a vincere le tenebre e il male che avevano invece ucciso l'anima di Marlasca; grazie alle poche anime pure che lo circondavano (Isabella, i Sempere, ecc) ha saputo vincere la corruzione, la paura, l'invidia che circondavano le mura di Barcellona come una nebbia che rendeva difficile scovare la bontà, l'altruismo, l'ingenuità.
    Anche l'ombra del vento possedeva un certo misticismo, qui forse più potente, ma basta leggere senza pretese di realismo e tutto risulta chiaro; nulla è ciò che sembra, ma tutto è ciò che è.

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  11. Concordo pienamente con la tua recensione. La trama fila fino ad un certo punto in cui tutto poi precipita e la trama sembra non avere più un senso. I ragionamenti di @Anonimo sono sensati e i suoi collegamenti possono essere veri, ma è oggettivo il fatto che i punti della trama di cui lui (@Anonimo) parla sono trattati come momenti inutili che sicurametne non ricordi. E' un bello sforzo mentale quello di capirne il finale e quindi tutto il libro.
    Non mi è piaciuto.

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  12. Ciao!
    Ho finito ieri sera di leggere Il gioco dell'Angelo e non potrei concordare di piú con la tua recensione,che delusione!
    L'omba del vento mi era piaciuto moltissimo e cosí ho comprato subito il libro successivo : che spreco di soldi e di tempo.
    Sembra quasi che l'autore non sapendo bene come finire si sia trascinato per pagine intere scrivendo cose ridicole e senza senso tanto per arrivare a pagine 400.
    Che peccato .
    Non l'ho mai fatto in vita mia ,finito il libro l'ho buttato nel cestino e dire che per me i libri sono sacri,ma quest'ultimo fatemelo dire è una presa in giro per il lettore.

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  13. io non sono minimamente d'accordo con te!!!ma scherzi????quest’ opera è un capolavoro!non bisogna pensare e vedere il mondo in un modo per forza razionale,è bello sognare,dare spazio all'immaginazione,emozionare,dare colpi di scena!e chi può farlo meglio se non un autore,se non zafon che ha sempre scritto storie per bambini,non dimentichiamocelo...sai il mito che aleggia intorno a suoi libri mi intriga,come mi intriga la sua personalità!non so se hai avuto modo di leggere l altro romanzo di zafon,marina è come è evidente notare sono molti gli elementi che ha in comune con l'ombra del vento e il gioco dell'angelo,qui il simbolo è una farfalla dalle ali spiegate,i fantocci di legno vengono ripresi,il macabro viene ripreso. allora io credo ke il signor zafon non abbia riciclato elementi dell’ ombra del vento nella sua opera il gioco dell'angelo. credo sia una sua caratteristica,caratteristica che o differenzia,che gli da la possibilità di usare gli stessi personaggi ai quali avvengono cose diverse è un maestro,nello stile,nella descrizione,nell’ originalità,questa che tu critichi secondo me è proprio la sua principale caratteristica,se vuoi altre notizie sulla Barcellona,comprati una bella cartina geografica illustrata magari perchè zafon è qui per raccontarci quel lato di Barcellona,tenebre,avvolta dalla nebbia e che non cambia,nella quale avvengono tante storie stupende,che vanno aldilà della logica. ed è proprio l'immaginazione il posto in cui non abbiamo limiti,il posto in cui non dobbiamo chiederci il perchè,in cui non vogliamo sapere come un uomo ricco e ben vestito viene scambiato per un barbone. allora cara mia rilassati e abbandonati al piacere della lettura...al piacere di essere avvolta nel mistero di zafon,di perderti nella sua nebbia,di non trovare piu l'uscita fino a quando non avrai letto la sua ultima pagina...

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  14. Grazie per aver lasciato un commento.
    No, non sto scherzando. Questa è la mia opinione, e ciò non toglie che capisco benissimo che ad altre persone il romanzo possa essere piaciuto.
    Forse non sono stata chiara nella recensione, così ribadisco il concetto: non mi da fastidio che Zafon abbia ripreso elementi comuni a "L'ombra del vento". Non mi è piciuto come l'ho fatto. Con una sorta di autocompiacimento. Come se bastasse questo a fare del suo romanzo un buon romanzo. A parer mio, non è bastato.
    E non credo che per godere appieno di un romanzo, debba munirmi di una cartina illustrata. E mi sarei rilassata di più, mentre leggevo, se non avessi dovuto farmi continuamente delle domande sulla trama e sui personaggi.

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  15. appunto le tue domande si ponevano proprio perche la tua mente non era libera!!!la tu alogica ti crea delle bariere...che poi è difficile superare!

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  16. Le analogie che hai trovato, non sono state inserite dall'autore perchè voleva far ricordare che era quello "fichissimo" dell'ombra del vento, ma semplicemente perchè ha scritto prima Il gioco dell'angelo.
    In Italia le due opere son state pubblicate in quest'ordine.
    Informati bene prima di scrivere. ;)

    Zafon

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  17. @Elisa: sucsa, ma non credo che il problema sia la mia logica, ma piuttosto la logica universale. Il fatto che il giovo dell'angelo abbia elementi fantastici/soprannaturali non vuol dire che possa proporre situazioni palesamente illogiche o contraddittorie.

    @Zafon: veramente a me risulta che L'ombra del Vento sia il suo romanzo di esordio nella narrativa per adulti.
    L'ombra del vento è del 2001, il Gioco dell'Angelo è uscito in Spagna il 16 aprile 2008.
    Tu dove hai preso questa informazione? In rete non ne ho trovato traccia.

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  18. In merito c'è molta confusione.
    Pare che Il gioco dell'angelo sia un prequel dell'ombra del vento. Cioè l'autore fa un passo indietro, e racconta l'ambientazione che precede l'ombra del vento. Isabella da alla luce Daniel (il protagonista che abbiamo già conosciuto).Viene stravolto l'ordine temporale volontariamente, ma fa parte di un disegno diciamo "unico". Andando per ordine avremmo duvuto prima leggere la storia dei genitori di Daniel e poi la sua. Non so' se è chiaro così! :)
    é una tecnica molto usata sia in ambito letterario, sia cinematografico. ;)
    Ecco perchè tutta questa confusione!

    Zafon

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  19. Che Il gioco dell'Angelo fosse una specie di prequel, l'avevo capito. la cosa in sè non mi dispiace, anzi, è bello ritrovare in un romanzo elementi che ci riportano ad un altro libro che abbiamo amato. A me non dispiaceva nemmeno la vaghezza temporale che l'autore aveva usato per tutto il romanzo. Era una scelta stilistica: perchè rinunciarci proprio alla fine?
    Sai cosa penso? Non ho certezze a rigurado, questa è la mia impressione: che Il gioco dell'Angelo aveva bisogno di più tempo; se fosse stato rivisto, limitato e corretto sarebbe stato un gran bel romanzo.

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  20. Ho finito ieri sera il libro... una grande delusione!! Tante idee sviluppate male e non spiegate. La mia interpretazione è che Corelli sia Lucifero (edizioni Lumière, la spilla con l'angelo, e la descrizione del diavolo in Lux Aeterna come un angelo con gli occhi di serpente)e con il ricatto (la malattia - finta o vera?) cerchi di farsi scrivere una nuova religione a suo uso e consumo dal disperato Martìn. Quindi tirando in ballo il diavolo, tutto diventa lecito, anche le cose più incomprensibili. Certo che un po' di chiarezza in più non avrebbe fatto male...

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  21. Ciao, sono una giovane ragazza che casualmente è capitata sul tuo blog (molto interessante), cercando pareri e commenti su questo libro.
    Io ho finito pochi giorni fa di leggere IL GIOCO DELL' ANGELO.
    Dopo aver letto L'OMBRA DEL VENTO (piacevole lettura) ho subito iniziato IL GIOCO DELL'ANGELO.
    Ci tengo a sottolineare che ho trovato molto più scorrevole e interessante l'ultimo citato.
    Forse perchè leggendo si rimane nel dubbio e allora, istintivamente, vuoi continuare a leggere per scoprire qualcosa di più!
    Come ha già detto qualcun'altro, ho capito delle cose in più dalla tua recensione rispetto al libro!
    Corelli, chi è veramente? Il diavolo?
    Rimangono ancora tanti dubbi, concordo pienamente con la tua recensione ma ribadisco il fatto di aver trovato IL GIOCO DELL'ANGELO più interessante e scorrevole.
    A presto,
    Francesca

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  22. non sono molto d'accordo con la tua opinione...se il libro apparentemente può sembrare senza senso per molti aspetti e quindi "scritto senza essere riletto",invece è proprio il contrario..zafòn ha voluto concedere al lettore la possibilità di una libera interpretazione del racconto e dei suoi protagonisti, in particolar modo del misterioso Andreas Corelli... il titolo è indicativo : IL GIOCO DELL'ANGELO!è una sorta di metafora di come il "male" riesce a manipolare gli uomini e i loro sensi,facendo credere cose diverse da quello che sono. nel libro ci sono molti indizi di ciò: per esempio, martin quando salva isabella dal tentato stupro crede nella sua mente di aver allontanato i malviventi senza violenza, ma tornato a casa si rende conto di avere una goccia di sangue sulla guancia e l'indomani viene a sapere che nello stesso luogo sono stati trovati due uomini morti,in quanto uccisi probabilmente a bastonate. se fai attenzione troverai mille indizi di questo tipo . inoltre martin sogna spesso cose che probabilmente ha commesso lui stesso (morte degli editori ecc). corelli, che appare in due forme ( ombra e corpo) alla fine è un angelo sconfitto,perchè martin per libero arbitrio si oppone a completare il suo manoscrtitto, così vuole farsi apparentemente perdonare del male che ha recato a martin, ma in realtà lo punisce condannandolo a rivedere cristina morire tra le sue braccia,a meno che non decide di completare il manoscritto.solo allora forse potrà riacquistare la sua mortalità.ovviamente sono solo interpretazioni, ma inviterei ad andare oltre il semplice racconto e non soffermarsi solo sull'aspetto esteriore. se a primo approccio può sembrare simile per struttura all'"ombra del vento " ,in realtà poi, quanto a messaggio e significato è profondamente diverso.

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  23. Io credo che tu sia sbagliata di grosso e concordo pienamente con il commento di elisa.Sinceramente mi ha dato un pò fastidio leggere la tua recensione.Sai scrivere molto bene ma non credo che tu sia arrivata al livello di un così grande scrittore da poter giudicare i suoi procedimenti e le sue scelte come se tu fossi in grado di produrne uno migliore.Posso anche sbagliarmi: a questo punto aspettiamo tutti la pubblicazione di un tuo libro.Se così avverrà avrai tutto il diritto di svalutare questo romanzo.

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  24. dunque, fammi capire: per criticare un libro, è necessario averne scritto uno?
    Scusa ma non sono d'accordo! Non sono una scrittrice e non ho pretese di possedere la verità assoluta, ma leggo libri da 30 anni e avrò bene il diritto di contestare qualcosa che non mi è piaciuto! Se solo gli scrittori potessero esprimere pareri sui libri; se solo i registi potessero parlare di film, solo i calciatori di calcio, etc. etc. vivremmo in un mondo triste e limitato!
    Inoltre io ho argomentato le ragione del mio scontento; perchè non lo fai anche tu?

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  25. Io trovo invece che il gioco dell'angelo sia un romanzo favoloso.
    Che lascia lo scrittore nel mistero.
    E lo fa nel migliore dei modi.
    Penso che il libro andrebbe riletto perchè è possibile cogliere tante sfaccettature particolari altrimenti difficilmente avvertibili.
    Se volete avere le vostre spiegazioni ho trovato un sito speciale che mi ha risolto molti dubbi e mi ha fatto apprezzare a pieno questo capolavoro.
    http://nonunsolospettacolo.wordpress.com/2009/05/07/questo-non-e-una-spiegazione-il-gioco-dellangelo-di-carlos-ruiz-zafon/

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  26. scusate lascia il lettore non lo scrittore nel mistero :D

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  27. Ho terminato "Il gioco dell'angelo" questa notte. Come prima cosa questa mattina mi sono confrontata con il mio compagno, che lo ha letto prima di me, esponendo le mie teorie su quanto Zafon ha, volontariamente o meno, lasciato in sospeso e ci siamo resi conto di avere ideato due interpretazioni diverse. A quel punto sono venuta su internet per cercare qualche risposta. Qui ho trovato alcune considerazioni simili alle mie, ad esempio il fatto che David possa aver commesso delle cose senza rendersene conto (incendiare la casa editrice a cui era legato, uccidere i due aggressori di Isabella), se così fosse però, il fatto che non sia chiaramente spiegato da nessuna parte lascia molto, troppo, alla libera interpretazione.
    C'è una cosa che mi ronza nella testa soprattutto:
    quando Grandes dice a David che gli ha sempre visto la spilla dell'angelo adosso ho pensato: David E' Corelli, come Dr Jeckill e Mr Hyde. Una sorta di schizofrenia (determinata dal tumore al cervello?) che troverebbe giustificazione anche nelle numerose prove che Grandes trova quando ripercorre le tappe del racconto di David:
    -è stato lui ha commissionare la propria lapide mortuaria
    -è stato lui ha pagare tramite banca lo studio legale per farsi difendere
    Questo dovrebbe voler dire che tutta la storia è un puro delirio di David e che tutte le morti sono opera sua, che la storia sfortunata di Marlasca (che perde il figlio, lascia la moglie e entra in un delirio di credulità dovuto alla disperazione) è solo un pretesto sul quale un David "malato" costruisce un castello di allucinazioni, per poi finire nella follia totale quando pensa di ritrovare Cristina bambina?
    Onestamente mi sembra un po' troppo pretendere che un lettore si barcameni fra tutte queste informazioni senza poi tirare le somme e fornire un percorso chiarificatore.
    Da un punto di vista stilistico, ho trovato la prima metà del libro molto lenta, troppo lontana dal fascino di "L'ombra del vento", la seconda metà mi ha presa molto di più, tanto che ogni volta che interrompevo non vedevo l'ora di tornare al libro. Salvo poi restare delusa da un finale che non spiega, anzi lascia molti, troppi dubbi.

    Che ne pensate dell'ipotesi che Corelli sia il lato oscuro di David?

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  28. Ciao Zingara e benvenuta.
    Mi trovo d'accordo con te quando dici che è pretendere troppo che sia il lettore a tirare le somme di tutte le vicende narrate nel libro; interessante l'ipotesi di Corelli come lato oscuro. Quindi allora anche la "rinascita" di Cristina sarebbe un'allucinazione?
    L'unica cosa che non tornerebbe sarebbe il collegamento tra David, Marlasca e il libro che si rifiutò di scrivere. Insomma, David ha le allucinazioni che coinvolgono Marlasca per pura coincidenza?

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  29. Ciao Lisse,
    in effetti il problema è che ci sono TROPPI elementi e qualsiasi ipotesi io abbia formulato fino ad ora mi permette di collegarne alcuni, ma ne lascia inevitabilmente fuori altri!
    La mia teoria che Corelli sia il lato malato di David permetterebbe di giustificare, in pratica, tutto quello che non ha dei testimoni: i loro incontri e tutti i luoghi in cui avvengono e che alla fine risultano essere in abbandono (tipo la villa) oppure sono luoghi che David sottolinea sempre essere deserti durante i loro incontri - per esempio il cimitero (dove guarda caso si incontrano vicino alla tomba del padre di David) o il ristorante dove David incontra Corelli per la prima volta senza la spilla dell’angelo (David racconta che Corelli è l’unico avventore), perfino il bordello dove Corelli gentilmente offre una notte a David e che lui subito dopo scopre essere chiuso da anni.
    Insomma, tutto quello che è il personale incubo di David potrebbe essere spiegato dalla schizofrenia. Però ci sono molti elementi che , come tu suggerisci, restano irrisolti nel momento in cui David entra in contatto col resto del mondo.
    Nella mia lettura, il finale è l’apice del delirio di David, che vaga per il mondo senza trovare requie al suo dolore e alla sua follia e sì, sogna che Corelli – il suo lato cattivo ormai pentito – gli riporti Cristina per dargli una occasione di riscatto. Magari è un po’ forzato, ma se parliamo di follia, ci può anche stare!
    Per quanto riguarda la storia di Marlasca, qui cominciano i guai, perché da un lato sarebbe credibile pensare che il disgraziato, perso il figlio, si sia infilato in un incubo di stregoni e sedute spiritiche e abbia perso il senno e che David, una volta trovata qualche traccia di questa storia nella casa, ci abbia ricamato sopra di fantasia. Però è difficile spiegare alcune parti, come per esempio il fatto che sia esistito un Corelli editore (ce lo conferma Barcelò) e che – se ricordo bene – un rapporto con Marlasca lo ha avuto. Così come non si capisce perché l’amante di Marlasca si prenda la briga di tagliuzzare David e di rubare il libro a Sempere per farci sopra i riti vudou…
    Questo sempre a meno di non voler credere che TUTTO il racconto sia un puro delirio del narratore David. Però sarebbe molto molto forzato.
    Altra soluzione è quella più accreditata, che Corelli sia il Lucifero. A questo punto, se ci metti di mezzo il demonio, non serve nemmeno trovare delle congruenze, perché il suo agire può giustificare tutto e il contrario di tutto.
    Su Facebook c’è un’apposita pagina nella quale ho trovato ulteriori spunti per ulteriori dubbi!
    Se Corelli è il demonio, che nei confronti di David si mostra onnisciente (sa sempre dov’è e cosa gli succede), come mai gli è sfuggito per 25 anni Marlasca, che si è fatto passare per Salvador? Se Marlasca ha realmente ammazzato Salvador per dare al demonio un’anima pura e salvare la propria, come mai Corelli non se ne è accorto?!
    Il confine fra fantasia e realtà è vaghissimo. Ma mi ripeto, non è accettabile che il lettore venga lasciato con tutte queste tessere in mano e nessuna indicazione su come mettere insieme il puzzle.

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  30. solenoide.

    e se tutto il libro non fosse altro che una storia inventata da David? insomma come se avessimo letto "i misteri di barcellona" pubblicati per Basilio?

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  31. ciao lisse sono arrivata sul tuo blog cercando chiarimenti su internet a proposito di questo libro, ma in realtà non è che ora abbia le idee molto più chiare. Devo dire che il libro non mi ha completamente deluso (ho letto anch'io L'ombra del vento), né come Sako, completamente soddisfatto. Lo stile mi piace, il riferimento ai Sempere pure, un po' meno quello al Cimitero dei libri dimenticati, forse sì un po' gratuito. La trama è avvincente ma fino all'ultimo ti aspetti un chiarimento degli avvenimenti che non arriva!
    Va bene che Corelli è il diavolo, un angelo maledetto o qualcosa del genere e va bene che alcuni punti su di lui restino oscuri, ma perchè far resuscitare pure Marlasca mischiando le carte senza alla fine fornire una soluzione chiara su chi ha fatto cosa e perché??!! Concordo pienamente sul fatto che l'autore lascia al lettore troppe chiavi di lettura e possibili interpretazioni, mi piacerebbe sapere qual è la sua!
    Io ci ho pensato un po' su... e se Corelli non volesse letteralmente fondare una nuova religione con un libro divulgandolo, ma facendo avverare le storie di guerra morte e distruzione che lo popolano e prendendosi l'anima, che resterà imprigionata nel libro, di chi l'ha scritto?![ nell'epilogo si legge: "...ed ero condannato a vagare per il mondo in fiamme che avevo sognato..."] Questo spiegherebbe perché apparentemente lascia "in pace" Marlasca, perché di sicuro non può non accorgersi che in realtà è vivo. In pace relativamente visto che anche lui è condannato a non invecchiare e soprattutto è fuori di testa! Poi appunto c'è la questione Marlasca... Quando David va a trovarlo credendo che sia Ricardo Salvador, forse Marlasca capisce che anche il giovane lavora per Corelli e quindi, siccome appunto è pazzo, decide che l'anima che riscatterà la propria sarà quella di David, visto che Ricardo Salvador non è bastato. Forse non lo uccide subito per permettergli di finire il manoscritto, sottrarglielo e consegnarlo al principale (cosa a cui allude durante l'incontro finale con David) e riavere così il figlio, come promesso da Corelli, visto che lui invece non ci era riuscito. Nel frattempo commette quattro o cinque omicidi e alla fine muore bruciato vivo, ma si sa sono cose che capitano! Resta però il fatto che un Corelli buono ritorna con Cristina, quindi la faccenda della foto, il molo, ecc, tutto molto suggestivo. Ma perchè mai il diavolo o presunto tale si SCUSA per avergliela sottratta?? Lo sta facendo per rimediare al suo errore ( tra l'altro dopo quindici anni e soprattutto un diavolo che si pente??) o per vendicarsi ("Questa sarà la mia benedizione e la mia vendetta")??
    BAH!
    voi che ne pensate?
    paolina

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  32. sinceramente a me non è piaciuto ... non so xk nn m h trasmesso nulla .... forse l'avrò paragonato all'altro libro ...fatto sta che non sono riuscita a completarlo ...:(

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  33. Ragazzi avete mai visto un film di LYNCH? Il bello di questo libro, oltre la coinvolgente maestria con cui è scritto, è quel senso di indefinito che ti porta a pensare e ripensarci su, a cercare di rimettere insieme i tasselli di una storia a seconda della tua interpretazione. Sicuramente non è un libro surrealista ma neanche un semplice thriller.

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  34. Un bel libro, non affascinante come L'ombra del vento ma forse più avvincente. Sicuramente la trama lascia delle finestre aperte o, diciamo così, socchiuse; la questione è capire se sia voluto. Io dubito che un buon scrittore come Zafon si sia perso all'interno del labirinto da lui stesso creato. Semmai è possibile che abbia creato una storia interpretabile, in cui lo svolgimento dei fatti è o può non essere lineare; in cui magari ha dato sfogo ad una sua inclinazione esoterica, le cui tracce potevano vedersi già ne L'ombra del vento. Alla fine, come si evince dal titolo, la storia è un gioco, una macchinazione fatta di veli semitrasparenti, di ombre; la verità è nella mente del lettore che scopre la storia pagina dopo pagina, che la vive.

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  35. Salve ragazzi!e' la prima volta che lascio 1 commento;tanta e' la curiosita' di capire il finale d quasto romanzo.trovo che zafon sia partito da buone premesse e che avesse molti spunti;tuttavia nell'epilogo tutto questi elementi si sono accumulati senza trovare 1 spigazione logica che permetta d collegarli fra loro.certo 1 po'di suspance e di mistero servono a suscitare la curiosita' del lettore e ad invitare lo stesso alla riflessione ma io personalmente ho incontrato qualche difficolta' a capire il finale ed in particolare x quanto riguarda la figura di corelli.e' reale o immaginaria?devo dire che se l'obiettivo di zafon era quello d far rimanere il lettore senza parole ci e' riuscito.nettamente piu' bello l' ombra del vento!

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  36. Salve a tutti,ho letto i vostri commenti e non ho potuto fare a meno di inserire anche il mio. Per mestiere (sono insegnante di lettere) e per passione, sono un accanito lettore,di libri ne ho letti parecchi.Avendo letto le 466 pagine de "il gioco dell'angelo" non posso che pronunciare lo stesso liberatorio commento che pronuncia Fantozzi al termine dell'ennesima visione del film : la corazzata Potemkin.Buona lettura a tutti. Catullo.

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  37. io ho appena finito di leggerlo e sono corsa subito su internet per capirci qualcosa. Temevo di non averlo letto con la giusta attenzione visti i miei pregiudizi sui grandi successi commerciali! Ma, con mia grande sorpresa e profonda delusione, ho scoperto di non essere stata la sola a ricavare da questo libro solo una gigantesca confusione! Devo dire che ho apprezzato la suspance e l'aura di mistero, di enigma, ma mi aspettavo anche, fino all'ultima pagina, che l'enigma venisse risolto. L'autore ha il diritto di riservare al lettore la libertà di interpretare le sue parole, ma non fino a questo punto: ogni cosa resta in dubbio, i personaggi, i fatti , i tempi!! Quando Zafon ha finalmente rivelato l'identità dei Sempere, ho creduto di vedere la luce! Mi sono detta, ecco ci siamo, adesso spiega tutto e invece...Mah!

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  38. La mia vena romantica per un minuto mi ha portato a credere che la bambina che teneva la mano di Corelli, nel finale, fosse la figlia di David e Cristina..una bambina che lei avesse partorito nella clinica dove era stata ricoverata per un certo periodo di tempo prima di morire, e che Corelli (con la complicità del medico) avesse tenuto nascosto a David...per motivi che non saprei spiegare, magari come pegno per non aver finito il manoscritto..non ne ho idea.. Ovviamente la cosa non può essere possibile per incongruenze temporali (la bambina del finale avrebbe 7-8 anni, mentre eran passati 25 anni da quando lui aveva lasciato barcellona)..ma mi sarebbe piaciuto un finale del genere..un colpo di scena sicuramente migliore di quello ciò è stato scritto..

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  39. So che è un post vecchio e che probabilmente non molti leggeranno il mio commento ma ho letto il libro solo ora e ci tenevo a lasciare un commento. Ho trovato il libro meraviglioso. Un libro che mi ha tenuta sveglia fino alle tre e mezza di notte, che mi ha fatto sperare ogni pomeriggio di tornare a casa presto per poter leggere anche un solo capitolo nei ritagli di tempo della giornata.
    Ovviamente non concordo con la recensione pur rispettandola. Io ho trovato nell'intrico della trama una possibilità di libera interpretazione che cozza con la rigidità narrativa dei classici thriller polizieschi, seppur ammantati di esoterismo. Non è romanzo che si presta a una lettura razionale, un giallo dove un tassello porta necessariamente a un altro.
    Da come l'ho interpretato è un romanzo puramente metaforico, in cui il male non è personificato da un diavolo "fisico" o da una persona. Il male può essere in ogni uomo, anche in colui che tenta di fuggire da questo destino e che vuole disconoscerlo, ma che può ottenere un riscatto finale, seppur sopraffatto dal rimorso. Parliamo poi della dimensione storica (a proposito, dici che ti sarebbe piaciuto che fino alla fine il periodo storico rimanesse misterioso, ma l'autore lo esplicita esattamente alla prima pagina, quando inizia la vicenda: basta fare un progressivo conteggio degli anni e i conti tornano!); è tempo della crescita del nazismo e fascismo in tutta Europa e dalla "semplice" delinquenza urbana da cronaca nera si passa al controllo delle menti, alla nascita di nuovi "messia" violenti, osannati e, quindi, creati anche da persone apparentemente "positive", proprio come il nostro scrittore la cui mente viene controllata da questa ossessione verso il male (leggasi anche tumore al cervello, metaforico ovviamente). E gli altri personaggi che ruotano attorno (a parte poche eccezioni di anime pure) sono tutte un mix di crudeltà, ambiguità e falsità. La fuga dal male, sua stessa creazione porta l'autore a un processo di espiazione fino alla "risurrezione" di una Cristina che passeggia sulla spiaggia, che David "crea" in parte per auto punirsi dal rimorso della morte della donna (essere puro), in parte per dare a se stesso metaforicamente una seconda opportunità di "resurrezione". Tutto il resto, piccoli dettagli, ambiguità nella trama, sono elementi serviti per rendere avvincente il romando e (perché no?) anche a confondere il lettore.
    Almeno, questa è la mia interpretazione, ma devo dire che, avendo finito il libro questa mattina, forse dovrei rileggermelo, cosa che farò volentieri.

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  40. Buongiorno a tutti i partecipanti, ho testè finito la lettura de "Il gioco dell'angelo", volutamente lasciato quale ultimo libro della trilogia pubblicata, ed in particolare letto dopo "Il prigioniero del cielo".
    Vi propongo una sola considerazione, che potrebbe mettere d'accordo tutti:
    posto che il Gioco dell'Angelo altro non è che il maledetto manoscritto mai pubblicato da Martin (commissionato da Corelli) che verso la fine del libro lo stesso riesce a consegnare alla memoria dei posteri portandolo al Cimitero dei libri dimenticati (dopo aver eliminato Marlasca), e che potrebbe contenere la storia appunto maledetta che lo stesso Martin ha vissuto ed immaginato intorno alla figura di Corelli (alias Lucifero), vi chiedo di valutare questa spero illuminante considerazione.
    Sbaglio o alla fine de "Il prigioniero del cielo" (l'ultimo pubblicato in ordine cronologico), Daniel e Fermin vanno al Cimitero dei libri dimenticati dove il custode Isaac consegna a Daniel un plico contenente proprio il manoscritto di Martin "Il gioco dell'angelo" ed una lettera di molti anni prima scritta da Martin con la quale lo stesso spiegava a Daniel il rapporto intercorso con sua mamma Isabella e gli lasciava intuire o qualcosa di più di intuire che la stessa non era morta di colera bensì avvelenata da Mauricio Valls (ancora in vita, e del quale l'angelo trovato sulla tomba di Isabella rivela l'indirizzo...)?
    In altri termini, come scritto alla fine del libro, la storia non è finita, ma è appena iniziata... ciò vuol dire che ci sarà un sequel dove Daniel e magari Martin (sempre giovane) troveranno finalmente il carceriere Valls e vendicheranno la morte di Isabella (che ricordo a tutti è stata la persona più cara - dopo Cristina - per il protagonista de "Il gioco dell'Angelo", nonchè la madre mai dimenticata del protagonista de "L'ombra del Vento" e "Il prigioniero del cielo"), così chiudendo finalmente il cerchio dei tanti misteri irrisolti e delle trame rimaste aggrovigliate.
    Dunque, per rispondere alla remota recensione di Lisse, e seguendo la fiumana di commenti e post successivi, la innegabile densità narrativa che lascia aperti molti interrogativi e coperti molti misteri riscontrata anche da me ne "Il gioco dell'angelo" potrebbe definitivamente dipanarsi e chiarirsi solo e soltanto alla fine della saga del Cimitero dei libri dimenticati, come se fosse uno stratagemma commerciale dell'autore Zafon per tenere fino alle fine sulle spine (e obbligare all'acquisto di tutti i libri...) tutti i lettori che comunque si sono appassionati in gran numero a questo fenomeno letterario.
    Il puzzle non è completo fino a quando tutti i tasselli non sono al loro posto, quindi - e Zafon ci fa capire chiaramente che la storia continuerà - mi aspetto che tutti i dubbi sorti nella lettura del libro "Il gioco dell'angelo" vengano magistralmente risolti da Zafon con un'opera che possa, al pari del primo e indimenticabile "L'ombra del vento", rappresentare un capolavoro letterario con un trionfo di amicizia, amore e libertà.

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  41. Anche io ho finito di leggerlo ieri! Sinceramente non mi è piaciuto, scritto anche bene ma troppe cose insieme buttate lì...dopo un po' mi sono proprio persa e non ci capivo più niente!Leggendo i commenti ho capito più cose che leggendo tutto il libro :D mi sa che, come suggerito da alcuni di voi, andrò subito a leggere i libri successivi, chissà che trovo qualche collegamente che mi illumini!

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  42. Non voglio fare il guastafeste...Ma se la tetralogia stessa si chiama "Il Cimitero dei Libri Dimenticati"...Mi pare quanto meno ovvio che nei libri comparirà sempre il cimitero e che saranno tutti inesorabilmente collegati tra loro...

    In ogni caso condivido sul finale.

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  43. L'ho finito ora. Un libro meraviglioso..se devo dire mi ha preso quasi ancora di più dell'Ombra del vento in quanto maggiormente incentrato su qualcosa di più romanzesco..lo adoro anche se mi ha lasciato, come a tutti voi, molti interrogativi aperti..ho già sul comodino Il prigioniero del cielo..non vedo l'ora di cominciarlo..
    Il fatto che Zafon riutilizzi molti aspetti del primo libro è il semplice espediente per far capire al lettore che le due cose sono collegate..per esempio il fatto che David accompagni Isabella nel Cimitero dei libri dimventoati mi fa credere che in realtà il padre di Daniel non conoscesse quel posto se non grazie alla moglie..se cosi non fosse stato tutta la storia dell'Ombra del vento sarebbe morta ancora prima di nascere..basta lo adoro anche se mi rimangono punti interrogativi.. Addio..ah..pensate meno "alle inutili riprese dell'Ombra del vento", ma molto di più alla bellezza di questi collegamenti che fanno rabbrividire davvero

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  44. Ah dimenticavo..il fatto che concluda dando una precisa indicazione temporale è una meraviglia..non lo fa per distrazione o altre cose che sono state dette..semplicemente è il suo modo per lasciarci sul filo del rasoio..stessa cosa per l'ambiguità con cui parla dei Sempere..avendo cominciato il libro parecchio tempo fa non ricordavo la datazione iniziale e continuavo a chiedermi dove fosse sparita Bea Aguilar..e poi..puff era il nonno :D mi sarebbe piaciuto capire invece se Chloe (scusate non ricordo come si scrive) fosse stata in realtà un altro personaggio..per esempio la Sabino da giovane..che dite? In fondo era una povera anima tormentata dall'amore che non aveva avuto da Marlasca

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