giovedì 6 ottobre 2011

L'Atlante di smeraldo...

...di John Stephens.

E' la notte di Natale e Kate avrebbe voluto rimanere sveglia, ma i suoi occhi di bambina alla fine si sono arresial sonno. Sono le mani di sua mamma a scuoterla e svegliarla di colpo: sta succedendo qualcosa, qualcosa di brutto.
Kate ha solo 4 anni, suo fratello Michael due, Emma è appena nata. Questa è l'ultima volta che vedranno i loro genitori. Dieci anni e moltissimi orfanotrofi dopo, i tre fratelli si imbarcheranno per quello che pare l'ultimo istituto disposto ad accoglierli: Cambridge Falls. Ma quando arrivano nella enorme casa tutta sbilenca, piena di torri, sotterranei e sale colme di bizzarrie, molte sono le domande che si affacciano alle loro menti. Come mai non ci sono altri bambini? Chi è l'enigmatico dottor Pym, il direttore di quello strano orfanotrofio? E soprattutto, cos'è quell'inquietante libro dalle pagine bianche e dalla copertina verde che sembra brillare di luce propria nel buio della camera segreta? (dal risvolto di copertina)

L'Atlante di smeraldo è un libro fantasy di uno scrittore esordiente, John Stephens, il quale ha svolto per dieci anni la professione di sceneggiatore di importanti serie televisive americane (tra le altre O.C., Gossip Girl e anche Una mamma per amica) (detto tra noi: aver sceneggiato Una mamma per amica - la mia serie preferita! - depone a suo favore, sempre se non viene fuori che ha sceneggiato la prima metà della settima stagione, nel qual caso la cosa non deporrebbe a suo favore ^__^)
Il risvolto di copertina si premura anche di informarci che Stephens ha lo stesso agente di Christopher Paoline e Stephanie Meyer  (no, questo, dal mio punto di vista, non depone a suo favore) e che il libro è stato lanciato in contemporanea mondiale sul mercato il 28 aprile 2011. Questo tanto per chiarirci che tipo di esordiente abbiamo davanti: non proprio uno sprovveduto o un inesperto. Perciò, a parer mio, era lecito aspettarsi un pochino di più da questo volume, che naturalmente è il primo di una trilogia.

Essenzialmente, questo libro ha tre ordini di problemi.

Ordine di problemi n. 1: già visto, già sentito.
La sensazione di deja-vu non mi ha abbandonata mai per tutta la lettura. Ho già avuto occasione di ribadire come io non sia contraria all'uso degli stereotipi (uno dei miei libri preferiti ha come protagonista un orfano vessato che si scopre essere il prescelto: più clichè di così!), ma tutto sta ad inserire UNO stereotipo in un contesto o in una vicenda che lo rende interessante agli occhi del lettore. Ma qui non abbiamo niente di tutto ciò.
Il peregrinare dei tre ragazzi fra instituti e famiglia affidatarie fa molto "Lemony Snicket" per il mondo in cui è descritto (situazioni paradossali descritte con amara ironia); l'ultimo istituto a cui approdano, Cambridge Falls non si riesce a scrollare di dosso l'immagine di Howgarts un po' sfigata, con meno fondi e meno magia (saranno arrivati pure nel regno magico i tagli alla scuola?!?).
Cambridge Falls si trova su di un'isola al centro di un lago nebbioso, e fino all'ultimo minuto non si riesce a scorgerla tra la foschia; è un posto enorme, che cade a pezzi, pieno di corridoi, sale, torri. Addirittura i tre ragazzi il primo giorno, cercando la cucina, si perdono (come Harry e Ron il loro primo giorno di lezione).
Il Dottor Pym, enigmatico direttore dell'orfanotrofio, è il gemello perduto di Albus Silente. Canuto, con gli occhiali storti, un completo di tweed logoro, la prima volta che lo vediamo sta cercando di accendere il fuoco nel camino con sistemi normali (carta e fiammiferi) ma dopo innumerevoli tentatativi rinuncia e lo accende borbottando qualcosa. Sembra la versione meno furba di Silente che tenta di farsi passare per un babbano.
I tre fratelli sono dei prescelti; esiste una profezia su di loro e sulla possibilità che hanno di sconfiggere un grandissimo cattivone di turno; ad un certo punto Michael tradisce le sorelle alleandosi con la strega servitrice del cattivone di turno, convinto che lei possa aiutarlo a trovare i genitori (come Edmund de Le Cronache di Narnia insegna).
L'oggetto importantissimo si trova custodito dai nani che vivono in una roccaforte sotto una montagna.
La strega bellissima e all'apparenza gentile richiama la strega delle già citate Cronache di Narnia.
Quel poco che c'è di originale, invece, viene sminuito e ridotto ai minimi termini. Mi riferisco alla scoperta del libro magico.
Decisamente intrigante l'idea che appoggiando una foto sulle pagine bianche sia possibile viaggiare nel tempo e nello spazio, ritrovandosi nel momento e nel luogo in cui è stata scattata la fotografia. I tre ragazzi accidentalmente lo fanno, e si ritrovano nel passato recente di Cambridge Falls, quando un essere malvagio, la Contessa, ha rapito tutti i bambini della cittadina e costretto i loro genitori a cercare un misterioso manufatto magico di incredibile potere che si dice sia nascosto da quelle parti.
Onestamente avrei apprezzato di più questa trovata se l'autore non si fosse premurato di spiegarmi che il libro in questione, risalente all'epoca della biblioteca di Alessandria, non ha nulla a che vedere con le foto; le foto aiutano soltanto a catalizzare la forza del pensiero, e quindi il libro è perfettamente funzionante anche senza, se si impara ad usarlo; questo toglie al libro magico interessanti limitazioni, e taglia via una buona parte dei problemi connessi al suo uso. Poichè in fondo una storia avvincente ruota intorno ad una serie di ostacoli che l'eroe deve superare, tagliarli via così non mi è sembrata una buona idea. E poi, a dirla tutta, l'idea delle foto non era poi così male, ma ovviamente mal si adattava ad un manufatto magico antichissimo e potentissimo che ha scatenato l'eterna lotta fra il bene e il male per il suo possesso.

Ordine di problemi n. 2: il senso di mistero

Il romanzo ha uno svolgimento veloce, con un buon ritmo. La fase introduttiva dura appena una 50ina di pagine, il che è un bene (odio quei romanzi che la tirano per le lunghe, in cui ci vogliamo metà delle pagine perchè accada qualcosa che faccia progredire la trama). Il problema è che sembra che l'autore non si sia impegnato a fondo nella costruzione della sua storia, e i dettagli intriganti, i misteri, i dubbi sono tutti facilmente intuibili. Non c'è una vera sensazione di misterioso, di curiosità nello scoprire l'ambientazione e i personaggi.
Infatti bastano poche pagine infatti per capire che:
1. Cambridge Falls non è un posto normale, ma un posto dove la magia funziona.
2. Il dottor Pym è uno stregone.
3. I tre fratelli sono i prescelti per qualche sorta di impresa che
4. Coinvolgerà l'eterna lotta tra il bene e il male.
Insomma, la trama si dipana rapidamente, ma è facile vedere in anticipo dove andrà a parare.
Simpatica anche se non originalissima l'idea degli abitanti del mondo fatato che hanno scelto di allontanarsi dal mondo degli uomini e sono per loro diventati pressochè invisibili; però anche qui l'idea avrebbe meritato maggiore attenzione e cura nei dettagli.

Ordine di problema n. 3: i cattivoni

I cattivoni sono imbarazzanti. La Contessa, strega millenaria che si mantiene giovane e bella con la magia , sarebbe anche passabile se fosse chiarito un po' meglio perchè, invece che trovarsi da sola, con l'aiuto dei suoi poteri, il manufatto magico, ma preferisce schivizzare una intera cittadina, e vessare i cittadini fino a che- ovviamente - non si ribellano contro di lei.
La Contessa ha al suo servizio mostro orribili chiamati Strillatori. E' interessante notare come all'inizio del romanzo uno Strillatore sia praticamente invulnerabile (ucciderlo è quasi impossibile), mentre nella battaglia finale, di cui vi racconterò in seguito, gli Strillatori vanno giù che è un piacere quando sono attaccati da uomini con armi improvvisate.
Inoltre la Contessa è al servizio di un essere demoniaco, il Ferale Magnus, molto più potente di lei, e di cui lei ha un sacro terrore.
Ecco, nel finale, quando sembra che ormai la Contessa abbia messo le mani sul potente artefatto magico, decide di tradirlo. Il Ferale Magnus, essendo pressochè onnisciente, se ne accorge e arriva per distruggere la traditrice. Prende possesso del suo corpo, facendolo rapidamente avvizzire...e poi che fa? Consegna il manufatto magico a Kate e se ne va tranquillamente , perchè tanto un giorno si rivedranno!
Ditemi voi se avete mai visto una soluzione così sciocca, un deus ex machina così forzato e inutile.
Per concludere e tirare le somme di quanto detto fin'ora, cercherò di sintetizzare attraverso qualche domanda e risposta.
L'atlante di smeraldo è il nuovo Harry Potter?
Ma neanche per sogno!
L'atalnte di smeraldo vale i 18,60 euro cheho speso per comprarlo?
Secondo me no.
Ma allora L'atlante di smeraldo è proprio così brutto?
No, di sicuro ho letto di peggio, ma in ogni caso non me la sentirei di dargli più di 5. Uso smodato di clichè, poca cura per i dettagli dell'ambientazione e nelle motivazioni dei personaggi gli impediscono di raggiungere la sufficienza.

2 commenti:

  1. ottima recensione anche se personalmente non amo il genere.
    ciao ciao

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