Buongiorno a tutti e benvenuti ad un nuovo appuntamento con la rubrica Questa volta leggo, creata dalle blogger Dolci del blog Le mie ossessioni librose, Chiara del blog La lettrice sulle nuvole e Laura del blog La Libridinosa.
Questo mese tutte l blogger coinvolte nel progetto parleranno di libri ambientati in Italia. Io ne ho scelto uno, a parer mio, emblematico, perchè rappresenta il meglio della letteratura italiana. Sto parlando di Andrea Camilleri, tornato a maggio in libreria con un nuovo romanzo dedicato al commissario Montalbano. Camilleri ha, secondo me, il merito di aver sdoganato la letteratura di genere, averle dato una sua dignità anche in Italia (dove troppo spesso la letteratura di genere viene considerata letteratura di serie B) e aver aperto le porte ai nuovi autori italiani di gialli e noir, un genere che sta vivendo una stagione stupenda, con autori che si rivelano, romanzo dopo romanzo, sempre più grandi (qualcuno ha detto de Giovanni?)
(e potevo mai scrivere un post senza nomnare casualmente Maurizio de Giovanni?)
Ecco, dunque, la mia recensione.
Mimì Augello irrompe durante la notte a casa dell'amico e collega Salvo Montalbano: scavalcando un balcone per non farsi sorprendere da un marito geloso, ha scoperto un cadavere, con segni di violenza. Una possibile vittima di omicidio, insomma. E mentre Montalbano e Augello si chiedono in che modo possano "scoprire" alla luce del sole il cadavere, c'è un altro corpo, vittima di omicidio , che richiede
l'attenzione di Montalbano. Carmelo Catalanotti, regista teratrale dilettante, benestante, apparentemente senza nemici e senza un'occupazione fissa, viene trovato morto.
Ritroviamo Montalbano, oramai, per quel che mi riguarda, uno di famiglia, sempre più scontroso e sempre più amareggiato dalla piega che il mondo sta prendendo. Ma il tempo per crogiolarsi nei pensieri negativi non è molto; un cadavere (o meglio, due) irrompono sulla scena. Sul primo, l'indagine è ufficiale; il secondo invece, l'ha scoperto per caso Augello durante un incontro clandestino, e più che indagare sulla morte dell'uomo, bisogna trovare un modo di portare alla luce la scoperta senza compromettere il vice di Montalbano.
Il commissario promette il suo aiuto all'amico, ma viene fagocitato dall'indagine sulla morte di Carmelo Catalanotti, figura eccentrica e particolarissima. Prima di indagare sull'omicidio stesso, Montalbano è costretto a scavare nella vita e nell'animo di quest'uomo, che sembrava collezionare segreti altrui per scopi inizialmente non chiari.
E così ci addentriamo, insieme al
commissario, nella contorta personalità della vittima, uomo intelligente, manipolatore, artista autodidatta e
coltissimo, che però usa il suo carisma come un grimaldello o meglio,
come un burattinaio usa i fili delle sue marionette. Catalanotti infatti era solito
manovrare le persone; e aveva molte facce. A quale, esattamente, puntava
l'assassino?
La risoluzione dle
giallo ruota intorno alla risposta che il commissario dovrà dare a
questa domanda. Questa cosa mi è piaciuta molto; mi ha affascinato la
ricerca, più che di un movente, della vera natura della vittima. Questa
ricerca è una vera indagine nell'indagine e non può non colpire che ama
il giallo deduttivo come me. Infatti la trama gialla è particolarmente
ben articolata e ben costruita; ma nuova linfa le viene data dal mistero
che circonda la personalità di Catalanotti.Montalbano arriflittì che non esisteva bravo sbirro che non fusse macari capaci di 'ndagari a funno nell'animo dell'esseri umani.
Altro elemento che ha tenuto vivissimo il mio interesse fino all'ultima pagina è stata la passione per il teatro che emerge evidente dalle pagine. Non si può conoscere Catalanotti senza conoscere le sue teorie sul teatro, sulla preparazione degli attori e sulla verosimiglianza, che egli chiama similvero e porta alle estreme conseguenze. L'autore ci prende per mano e ci conduce all'interno di questo mondo affascinante. Non è un mistero che Camilleri ami il teatro; ma la naturalezza e la semplicità con cui riesce a introdurre il lettore nell'argomento mi hanno lasciato stupita e deliziata.
Finito il libro ho avuto la sensazione non solo di aver letto un ottimo giallo; ma mi sono sentita arricchita. Avete presente quando chiudendo un libro pensate che non vi abbia lasciato niente? Ecco, questo romanzo è esattamente il contrario, perchè oltre a intrattenermi, mi ha spinto ad approfondire alcuni argomenti e ha ampliato le mie conoscenze sul mondo teatrale e anche sul mondo della letteratura poliziesca. Il tutto, naturalmente, senza interventi pedanti, ma con la sola semplice forza del romanzo e dei temi trattati.
Una breve menzione merita anche il finale, che sconvolge la vita privata di Montalbano, ma che mi ha toccata con la sua delicatezza e la sua semplice umanità. Durante il romanzo, il Montalbano privato, per così dire, ci appare a tratti incomporensibile. Ma tutto si spiega, benissimo, nel finale, in poche, semplici parole.
Credo che questo sia uno dei romanzi più belli che Camilleri abbia scritto, nonchè uno dei gialli meglio riusciti e meglio congegnati che siano usciti dalla sua penna. Nella contrapposizione tra il cadavere ritrovato da Augello e quello dell'indagine "ufficiale" è impossibile non scorgere echi di letteratura pirandelliana; il gioco dell'assurdo diventa qui enigma e divertimento allo stesso tempo. Gli stessi echi riverberano anche quando nel romanzo si parla di teatro; e così ne viene fuori un testo dalle anime diverse e complementari, tutte egualmente affascinanti.
Un romanzo chesolo Camilleri poteva scrivere, e che consiglio anche a chi non ha mai letto una sola riga dedicata al commissario Montalbano.



