
domenica 4 ottobre 2026
Assassinio al Grand Alpine Hotel

domenica 27 settembre 2026
Noi che abbiamo conosciuto Solange

domenica 20 settembre 2026
Tutti i colori del buio
Nel bosco di Monta Clare, Missouri, una mattina del 1975 un adolescente scompare. È l'inizio di un'epopea lunga trent'anni. La storia di un legame che nessun buio riuscirà a spegnere.
Quando il tredicenne Joseph «Patch» Macauley viene rapito, Saint Brown, la sua compagna di scorribande, è determinata a riportarlo a casa. Ma Patch rimane prigioniero in uno scantinato per quasi un anno. Solo una ragazza di nome Grace gli fa visita di tanto in tanto e parla con lui, nascosta dall’oscurità. Tornato libero, Patch è ossessionato dall’idea di ritrovarla, e di dare la caccia all’uomo che gli ha rovinato l’esistenza. Mentre i mesi si trasformano in anni e la speranza diventa disperazione, Saint, nell’ombra, lo segue e lo protegge nella sua ricerca. Anche se scoprire la verità può significare perdersi per sempre.
domenica 13 settembre 2026
Strani disegni...
di Uketsu.
Prima di iniziare, due parole sull'autore, Uketsu. Si tratta di uno pseudonimo; nessuno sa che faccia abbia, compare in video con una maschera bianca sul volto e la voce distorta. Diciamo che è perfettamente in tema con l'alone di inquietudine e mistero che vuole comunicare con i suoi romanzi. Certo, si tratta ovviamente di una trovata di marketing che serve a creare curiosità intorno al romanzo e come tale va considerata, ma se posso dire la mia, non è questo quello che mi spinge ad interessarmi ad un libro.
La persona che mi ha prestato Strani disegni è una persona intelligente e riflessiva, di cui mi fido, e me lo allungato (per interposta persona) dicendo più o meno: io non mi assumo nessuna responsabilità!
Quindi le premesse non erano buone, nè le aspettative altissime, e allora perchè ho deciso di leggere questo libro? Diciamo che ero curiosa, che ad un libro in prestito non si dice mai di no e che in fin dei conti le recensioni negative sono sempre le più facili da scrivere, quindi, perchè no? D'altro canto, potremmo aprire una tavola rotonda su un certo tipo di masochismo che caratterizza il lettore medio (1), ma per oggi limitiamoci a parlare del libro in questione.
Quindi, ricapitolando, premesse non buone e scarse aspettative... cosa potrà mai andare storto?
A volte, in rare occasioni, anche la legge di Murphy può sbagliare. Strani disegni non aveva praticamente nessuna chance, eppure è riuscito a non sprofondare, ma anzi, a modificare parzialmente il mio (pre)giudizio.
Il romanzo è diviso in quattro capitoli più un prologo, ognuno dei queli ruota intorno a uno o più disegni che, a prima vista, non hanno niente di particolare, ma che, ad una seconda occhiata, mostrano dettagli inquietanti. In qualche modo poi, i disegni sono tutti legati a morti premature o violente. Ogni capitolo racconta una storia; le storie sembrano distanti tra di loro, unite solo dai disegnbi e da una sottile atrmosfera di angoscia.
Il primo capitolo parte da un blog dall'apparenza innocua. Un blog che però si interrompe bruscamente con un messaggio non proprio rassicurante. Quando il capitolo successivo passa a una storia completamente diversa, ci si rimane un po' male, come se ci abvessero appena defraudato di qualcosa. In realtà dovevo solo procedere con la lettura per ritrovare l'atmosfera intrigante del primo capitolo. Infatti, i quattro grandi capitoli all'apparenza autonomi sono collegati da un sottile filo rosso. La struttura del romanzo è infatti a incastro, anche se lo schema complessivo non si coglie immediatamente.
Anche l'idea del testo alternato a varie illustrazioni è interessante, e secondo me funziona bene per tre quarti del libro. A ciò va aggiunto che lo stile semplice, lineare ed asciutto (a volto quasi banale, ma tutto sommato leggibile) rende il libro scorrevolissimo e di facile lettura. Senza fare particolari maratone letterarie io l'ho finito in circa 24 ore.
E allora, vi starete chiedendo, dove sta il problema? È presto detto: nonostante una idea di partenza intrigante e una struttura ben congegnata, la storia risulta debole. La struttura a cui facevo riferimento prima nasconde un gioco di incastri che è piacevole da svelare, ma il piacere risiede più nel percorso che che nella soluzione finale, che si rivela, a parer mio, debole e leggermente inverosimile.
(attenzione, adesso farò un esempio molto, molto generico che non contiene alcuno spoiler sullo svolgimento della trama) Non riuscirò mai a ritenere verosimile una persona che aspetta seduta al tavolo del salotto il proprio assassino, invece di correre per la propria vita, avendone la possibilità. Questa rassegnata accettazione di un fato che mi pareva tutt'altro che inevitabile non mi ha convinta. Certo, va anche tenuto conto che i personaggi sono giapponesi, ed alcune cose, sentimenti, situazioni sono davvero molto distanti dal nostro modo di vedere o sentire, e questa potrebbe essere una parziale giustificazione per il difetto evidenziato prima. Anche se per me resta incomprensibile un simile immobilismo di fronte alle minacce e ai pericoli.
Inoltre, se la suddetta persona proprio vuole lasciare un indizio che sveli il nome del proprio assassino, o che costituisca quanto meno una traccia, dovrebbe evitare di essere inutilmente ampollosa e macchinosa. Ok che la classica lettera dell'alfabeto scritta sul muro col proprio sangue non funziona, ma neanche lasciare messaggi cifrati degni di Enigma e Alan Turing mi pare una grande idea.
Alla fine, però, sebbene non sia stata soddisfatta in pieno della risoluzione del mistero, devo concludere che il viaggio è stato piacevole, molto più della meta finale.
(1) Il lettore medio, o più precisamente l'autrice di questo blog, ha un livello di masochismo tale che ha deciso di leggere anche Strane case dello
stesso autore.
domenica 6 settembre 2026
Persa e mai ritrovata...
di Simon Mason.
domenica 30 agosto 2026
Morte al White Hart...
... di Chris Chibnall.
Perchè vi sto raccontando tutto ciò, che, ci tengo a sottolineare, non ha alcuna attinenza col libro in questione? Perchè queste storielle per turisti saranno comunque più interessanti del libro che sto per recensire, e volevo perciò regalarvi il minimo sindacale di intrattenimento.
Una foto del White Hart Inn a Edimburgo. Sempre più interessante del libro che lettoIl romanzo parte bene, nonostante l'immediata antipatia che ho provato per la protagonista Nicole Bridge, che sembra sia tornata a Fleetcombe con la chiara intenzione di farsi odiare dai suoi nuovi colleghi e sottoposti. Un uomo trovato morto, seduto al centro della carreggiata con delle corna di cervo in testa evoca scenari inquietanti e cattura l'attenzione del lettore. Man mano che le indagini procedono però l'attenzione si smarrisce tra diverse sottotrame, alcune delle quali decisamente inutili al progredire della trama (per chi ha letto il romanzo, mi riferisco alla storia del giovane barbiere di Fleetcombe, che sembra piazzata lì per aumentare il numero di pagine). Non aiuta neanche la pesantezza con cui gli aspetti tecnici delle indagini vengono raccontati. Insomma, una trama potenzialmente interessante si impantana senza riuscire a trovare quel guizzo che possa rendere questo romanzo una lettura interessante.
Di certo una mano non gliela danno neanche i personaggi. Di Nicole ho già detto; ma anche la sua spalla, Harry Ward, non ha sufficiente spessore per distinguersi dalle centinaia di personaggi rtransistati tra le pagine di romanzi gialli di ambientazione inglese. Il suo tratto distintivo è la acritica ammirazione per il suo superiore, e più quest'ultima lo tratta male, più la sua ammirazione cresce. Insomma, in teoria la cosa potrebbe avere un senso... se il personaggio avesse una profondità tale da spiegare il perchè dei suoi comportamenti.
La soluzione finale sembra arrivare in maniera casuale, e onestamente non mi ha convinta del tutto. Le motivazioni, il modus operandi e il come viene commesso il delitto mi sembrano abbastanza tirati per i capelli, e non mi hanno soddisfatta. Di fumo negli occhi ce n'è stato buttato molto, e non è di per sè una cosa negativa, ma, ancora una volta, alla fine tutto deve avere un senso e ogni pezzo del puzzle deve trovare la giusta collocazione, altrimenti la lettura non vale il tempo speso.
Chris Chibnall è il creatore di Broadchurch, famosa serie tv britannica, ed inevitabilmente da lui ci si aspetta di meglio. Ci si aspetta di più. Ci si aspetta qualcosa di diverso dall'ennesima poliziotta con un matrimonio disastroso alle spalle, una carriera in bilico e un carattere scontroso fino a rasentare la misantropia. Ci si aspetta qualcosa di diverso da un finale dove la persona più improbabile sia l'assassino, con un movente decisamente debole e una spiegazione sulle modalità del delitto piuttosto traballanti.
Cosa salvo di questo romanzo? Di certo l'ambientazione. Molto British, ma anche dura e realistica, senza romanticismi da cartolina della campagna inglese o stereotipi nostalgici. Ma non basta a salvare un romanzo che non mi sento di consigliare neanche agli amanti più appassionati del mistery inglese.
Se amate appunto i mistery britannici tanto quanto li amo io, piuttosto leggete Colin Dexter, L'ultima corsa per Woodstock e seguenti, oppure i più recenti romanzi di Simon Mason, Omicidio a Novembre e seguenti. Entrambe le serie sono ambientate a Oxford, ed entrambe sono edite da Sellerio.
Coincidenze? Noi crediamo di no.
domenica 23 agosto 2026
Nero come il mare...
... di Charlotte McConaghy
Dominic Salt e i suoi tre figli sono i custodi di Shearwater, una piccola isola non lontana dall’Antartide. Sede del più grande deposito di semi del mondo, Shearwater un tempo ospitava un gruppo di ricercatori, ma a causa dell’innalzamento del livello del mare ora i Salt sono rimasti soli. L’isolamento li ha messi a dura prova, ma un giorno una terribile tempesta porta con sé Rowan, una donna in fin di vita che viene trascinata sulla spiaggia dalle onde. Dominic e i suoi figli cominciano a prendersene cura, e in loro germoglia l’idea che lei potrebbe essere proprio ciò di cui hanno bisogno. Dal canto suo Rowan, abituata a badare a se stessa, inizia a immaginare di poter tornare a condividere il futuro con qualcuno. Eppure, non dice tutta la verità sul motivo per cui è arrivata a Shearwater. E quando scopre che le radio sono state sabotate e una tomba è stata scavata di recente, si rende conto che anche Dominic nasconde dei segreti. Mentre le tempeste che si abbattono sull’isola si fanno sempre più violente, i due sono costretti a prendere una decisione: possono fidarsi l’uno dell’altra? E possono finalmente lasciarsi alle spalle le tragedie del passato per creare qualcosa di nuovo, insieme?
domenica 16 agosto 2026
La regina della palude
di Anne North.
Autore: Anne North
Traduttore: Valentina Ricci
Genere: mistery/narrativa
Casa editrice: Astoria
Data di uscita: 29 maggio 2026
Pagine 288
Da una palude a Ludlow, nel cuore
dell’Inghilterra, riemerge un corpo di donna. La pelle ha il colore del
bronzo, il volto è quasi intatto, le mani sono raccolte, come in un
gesto di difesa. E, sul suo viso, Agnes legge qualcosa di preciso: una
rabbia pura, assoluta.
Arrivata da poco a Ludlow dall’America,
straniera in un Paese ostile, Agnes è una brillante antropologa forense,
e lavora coi morti meglio di quanto sappia fare coi vivi. Li osserva,
li studia, li ascolta: per lei, ogni cadavere è una storia interrotta,
da completare. E capisce subito che quel cadavere non appartiene a una
donna uccisa sessant’anni prima, come tutti pensano, ma ha più di
duemila anni, e che il mistero intorno a esso è molto più fitto di
quello di un “semplice” omicidio.
Accanto al presente di Agnes si
apre un altro tempo, lontanissimo. Una giovane sacerdotessa celtica
attraversa un mondo inquieto, in cui il potere si negozia con la
violenza, il sangue e l’inganno. Ma lei, pur sapendo leggere i segni del
cielo, non può prevedere che, nel fango, la aspetta un destino crudele,
che la renderà per sempre la regina della palude.
Un
romanzo che intreccia misteri, Storia e tensioni interiori, che racconta
ciò che resta del dolore e dell’orgoglio, e che rivela la forza
indomabile di quelle donne che la società ha – da sempre – cercato
invano di fermare.
La regina della palude si svolge su due piani temporali: il presente dell'indagine sul misterioso cadavere emerso dalle profondità della palude, e ovviamente il passato in cui quel corpo era una persona con una storia, delle grandi ambizioni e un progetto da portare avanti. Entrambe le storie sono narrate al tempo presente, ma mentre i capitoli riguardanti Agnes sono narrati interza persona, quelli riguardanti la giovane sacerdotessa sono in prima persona. E questo, per quel che mi riguarda, è il primo problema. Non amo i libri narrati al presente, in particolar modo i thriller scritti in questo modo. Riesco a tollerare la narrazione al presente in prima persona, ma quella in terza persona mi urta il sistema nervoso. Sarà il caldo, non so, ma provo proprio un fastidio fisico, e sì, mi rendo conto che sia un problema solo mio, probabilmente, e che magari per tutti gli altri lettori è una scelta stilistica perfettamente accettabile, ma siccome questa recensione la sto scrivendo io, vi tocca sopportare le mie idiosincrasie. Il presente alla terza persona schiaccia la narrazione, la rende piatta e senza entusiasmo e (sempre a parer mio) avvincente quanto una coda alle Poste. Ma senza numeretto. Tutti gli avvenimenti sembrano aver lo stesso peso; non c'è nessuna enfasi su fatti che dovrebbero essere importanti dal punto di vista narrativo o anche solo emotivo. Anche i personaggi sono schiacciati da questa scelta, e la loro personalità viene raccontata con voce piatta e monocorde. Immaginate un audiolibro letto da qualcuno che non voleva essere lì: ecco, questa è l'immagine che occupava la mia mente durante tutta la lettura.
Se a ciò aggiugiamo che il personaggio di Agnes è tremendamente freddo, tanto razionale da essere respingente e poco emotivo, io ho fatto una gran fatica ad entrare nella storia. Sono rimasta ai margini, come se stessi leggendo una lunga lista della spesa, e l'unica ragione per cui non ho mollato il libro è stato per leggere i capitoli ambientati nel passato. Questi capitoli, a parer mio, sono scritti meglio, sono più centrati e hanno il loro fascino che culmina con un discreto plot twist che spiega cosa sia successo al cadavere rinvenuto nella palude. Questo mi fa pensare che il problema della linea temporale presente non sia solo stilistico (alla fin fine, durante la lettura, ci si abitua alla voce narrante e alle sue scelte) ma sia anche un problema di contenuti. Infatti, benchè il mistero su cui Agnes e altri personaggi di cui fatico a ricordare i nomi indagano nel presente è tecnicamente il medesimo, non ha lo stesso mordente. Di fatto è ben chiaro che per risolvere l'enigma sono necessari i capitoli ambientati nel passato. A cosa servono esattamente quelli ambientati nel presente, allora, io non l'ho ben capito. Sono come una cornice bruttina che quasi soffoca una bella foto.
Dovendo dare un voto, direi un quattro su cinque per il piano temporale passato, e un due per il piano temporale presente. Di media verrebbe tre, che forse può apparire un pochino generoso vista la recensione, ma credo che in conclusione questo libro sia stato salvato dal plot twist cui accennavo sopra, quindi un tre su cinque lo merita.
Voto:


























