
Autore: Marie Vareille
Traduttore: Sara Arena
Editore: Rizzoli
Genere: storico/saga familiare/formazione
Data di uscita: 25 agosto 2026
Pagine: 416
Célestine ha centosette anni e vive in una casa di riposo. È riuscita a ottenere qualcosa nella vita solo grazie alla forza delle proprie ambizioni, perché la terra in cui affondano le sue radici è terra di contadini, e da lì una ragazza nata nel 1917 non poteva prendere il volo. Célestine ha un segreto, che vuole confessare, un fatto accaduto all'inizio degli anni Cinquanta che la lega alla sorella minore Solange. Si dichiara un'omicida impunita, e oggi inizia a raccontare la sua storia. Tutto inizia a Sarégnac, il villaggio in cui Célestine è nata e dove la famiglia manda avanti una fattoria. Purtroppo, la perdita della madre quando lei ha solo tredici anni sbriciola il suo desiderio di studiare imponendole di occuparsi del padre adottivo e dei fratelli, in particolare di Solange. È un'esistenza dura, puntellata però da entusiasmi adolescenziali: dalla scoperta dell'amore al bisogno mai spento di guardare oltre quei campi di grano. Il rapporto tra Célestine e Solange è un legame forte, tenero. Sono, l'una per l'altra, il mondo intero. La piccola dimostra fin da subito un'attitudine alla fantasia, con lo sguardo sempre rivolto alle stelle sembra una ragazza ribelle in quel contesto chiuso, dove solo Célestine comprende e ama il suo spirito libero. Ma allora perché Solange, nei capitoli che le danno voce, sembra odiare Célestine? Le donne ereditano il silenzio e la colpa come gli uomini la terra e i trattori, così ci viene detto, e però le donne di Marie Vareille, ognuna in maniera diversa, ognuna grazie a quanto fatto da altre prima di loro, si stagliano come eroine universali.
Marie Vareille è l'autrice di Ti ricordi di Sarah Leroy , un thriller/mistery atipico, interessante e godibile.
Anche Noi che abbiamo conosciuto Solange non è facilmente incasellabile in un unico genere, e qui sta, secondo me, la sua forza e il suo punto debole allo stesso tempo.
Celestine, arrivata ormai alla fine di una lunga e movimentata vita, riprende le fila dei suoi ricordi, raccontandoli per iscritto a una interlocutrice che identificheremo solo alla fine del romanzo; sembra spinta dal rimorso per qualcosa di orribile successo negli anni della sua gioventù, e questa sorta di lettera/diario sembra quasi una lunga confessione.
La storia abbraccia quattro generazioni di donne nella Francia dell'inizio del 900 fino ai giorni nostri. Celestine racconta con sicurezza, fluidità e a volte anche leggerezza le vite di persone semplici, mentre la storia resta sullo sfondo ma non sta certo a guardare; si intromentte nelle vite delle protagoniste indirizzandone il corso con una forza che è diffiicle da contrastare. Celestine, infatti, resterà orfana di padre a causa della Prima Guerra Mondiale. E da qui nasceranno una serie di vicende e vicissitudine che avranno la forza di influenzare il cammino anche della generazioni successive.
Lo scenario è quello della Francia rurale, un posto tutto sommato meno brutto di altri per crescere, ma dove comunque la vita non è semplice, specialmente se sei una donna proiiva di una protezione maschile. Le figure femminili di questa prima parte del romanzo (in particolare Marguerite, la madre di Celestine) sono donne forti che però cercano di esercitare la propria indipendenza all'interno del solco tracciato per loro dagli uomini. Non hanno nè la forza nè la volontà di uscire da quel solco.
Alla voce di Celestine si alternano delle lettere scritte da Solange; inizialmente non sappiamo chi sia Solange, perchè scriva, a chi e da dove; poi le cose cominciano ad avere un senso, lentamente.
Talmente lentamente che il lettore fa in tempo ad immaginarsi uno scenario dopo l'altro per poi essere clamorosamente smentito, e qui sta il punto di forza del romanzo, che con la sua struttura fuori dall'ordinario riesce a stupire il lettore e spingerlo avanti nella lettura.
La sua struttura però ha, secondo me, anche un punto debole, specialmente nella prima metà del romanzo, quando la vita di Celestine e sua madre, per quanto articolate, hanno il sapore "del già visto, già sentito". Insomma, le loro storie sono narrate in maniera impeccabile, con uno stile fluido e accattivante che circonda il lettore, ma l'impressione che ne ho ricavato è stata quella di una storia raccontata già molte volte. Due donne, l'inizio del secolo, la campagna francese, i pregiudizi, i tabù e la mancanza di diritti delle donne: temi delicatissimi, ma già trattati tantissime volte.
Dopo la prima metà, il romanzo però spicca il volo con l'arrivo di Solange, che scompagina ogni cosa e cancella con un colpo di spugna quello che credevamo di sapere. Solange ha appunto la volontà di uscire da quel solcoA questo punto il romanzo acquista una originalità e una profondità diverse, diventando a tratti toccante.
Ed è qui che l'autrice dà il meglio di sè, costruendo una storia dove niente è davvero come sembra, e che è stata capace di stupirmi sul finale, svelendomi qualcosa che nemmeno avevo capito dovesse essere svelato. Lo so, detta così questa frase non sembra avere senso, ma lo acquisterà se doveste leggere il libro. C'è qualcosa che non sapete, ma non sapete di non sapere... insomma, c'è un'ostrica con una perla, ma voi ignorate l'esistenza stessa della perla.
Questo romanzo è la storia della lotta di quattro generazioni di donne per vivere libere, essere felici, realizzare i loro sogni, contrastare un destino che a volte sembra invincibile e sopravvivere alle tragedie. La storia è percorsa da una sottile sensazione di mistero che verrà pienamente svelata solo alla fine. Per quanto abbia trovato un po' faticosa la lettura della prima parte del romanzo, trovo che Noi che abbiamo conosciuto Solange meriti di essere letto.



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