martedì 26 novembre 2019

La Fattoria delle Magre Consolazioni...

... di Stella Gibbons.

Flora Poste è stata educata in modo eccellente a fare tutto tranne che a guadagnarsi da vivere.
Rimasta orfana a vent’anni e dotata di una rendita esigua, va a vivere presso dei lontani parenti alla Fattoria delle Magre Consolazioni nel Sussex. Il suo arrivo alla fattoria coincide con l’inizio di uno dei romanzi più divertenti mai scritti. I parenti sono a dir poco eccentrici e la fattoria è sgangherata e in rovina: i piatti vengono lavati con rametti di biancospino e le mucche hanno nomi come Rozza, Senzascopo, Inetta e Superflua. La vecchia matriarca settantanovenne, zia Ada, che non è più stata giusta nella testa da quando ha “visto qualcosa di orribile nella legnaia” circa settant’anni prima, tiene in scacco l’intera famiglia.
Come Alice di Lewis Carroll, Flora non si fa intimidire da chi dice cose senza senso e si rifiuta di essere trascinata in un mondo di matti. Non si può, pensa Flora, rovinare la vita propria e altrui invocando disgrazie infantili, non si può sottostare alla follia per quanto interessante, bisogna ribellarsi… e nel giro di pochi mesi le cose alle Magre Consolazioni cambiano in modo radicale. (Sinossi dal sito della Astoria Edizioni)

Prima o poi doveva succedere: per la prima volta un romanzo della mia casa editrice preferita, la Astoria, mi ha lasciato perplessa, molto perplessa.

La Fattoria delle Magre Consolazioni racconta la storia di Flora, ragazza sveglia e intelligente, che rimane orfana e senza un adeguato patrimonio a sostenerla. Unica soluzione, quella di cercare ospitalità presso lontani e sconosciuti parenti. Questi parenti si riveleranno a dir poco bizzari, e Flora tenterà di mettere ordine nelle loro vite.

Nelle prime pagine, con pungente ironia, l'autrice ci presenta la protagonista intenta a discutere con un'amica su quale sia il modo migliore per evitare di dover lavorare per vivere. E questo sarcasmo irrriverente, tipico degli autori inglesi, mi aveva fatto ben sperare per il prosieguo della storia. Peccato però che tutte le mie aspettative siano andate completamente deluse pagina dopo pagina.

La storia narrata nel romanzo è composta di piccoli eventi familiari che Flora tenta di indirizzare come desidera al fine di ottenere il suo scopo, ovvero quello di rendere confortevole il suo soggiorno alla fattoria. Ogni evento, però, è surreale e assurdo, i personaggi sono anch'essi surreali e per lo più risultano incomprensibili. Fanno cose prive di senso e di logica, impugnano oggetti che non esistono, hanno piante dai nomi bizzarri e sconosciuti (e il lettore non capirà mai cosa sono esattamente), reagiscono in maniera irrazionale a tutto ciò che capita.Tutto questo dovrebbe essere divertente, anzi, a sentire la casa editrice questo dovrebbe essere uno dei romanzi più divertenti mai scritti, ma onestamente io non sono riuscita a trovare un filo conduttore nelle vicende, ad afferrare le gag che dovrebbero essere divertentissime, a ridere di personaggi sconclusionati e assurdi.
C'è un lavorante che lava i piatti con un rametto di biancospino (sto ancora cercando di raffigurarmi la scena, e non ci riesco); una pianta dagli strani effetti chiamata succhiodendro (che cosa sia, non lo sapremo mai); ad un certo punto addirittura la protagonista usa, in un contesto temporale non meglio specificato ma che richiama in tutto e per tutto l'Inghilterra degli anni '30, un video telefono, che spunta così, dal nulla a metà romanzo e non comparirà mai più. Fino a quel momento ogni comunicazione era avvenuta via lettera, come nella miglior tradizione inglese. Ecco, questi sono solo alcuni esempi di cose che io ho trovato incomprensibili, cervellotiche e per nulla divertenti.

Forse parte del problema sta, come spesso mi capita, anche nel modo in cui il libro viene proposto al lettore: non credo abbia molto senso presentare un romanzo così particolare come uno dei più divertenti mai scritti, se non si precisa che tipo di divertimento il lettore andrà a trovare.

Per me questo romanzo è stato troppo: troppo surreale, troppo sconclusionato, troppo illogico, troppo incomprensibile, troppo nonsense per me. E troppo poco divertente.
Ben presto, infatti, è subentrata la noia. La cosa più piacevole del romanzo è stata la sensazione di sollievo quando l'ho finito.

Non escludo, comunque, visto che sono 80 che questo romanzo viene pubblicato e, a quanto pare, affascina lettori di ogni epoca, che il problema sia mio, che sia io quella che non è riuscita ad afferrare il senso del romanzo, restandone perciò delusa.

Voto: n. c.

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