Visualizzazione post con etichetta questa volta leggo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta questa volta leggo. Mostra tutti i post

giovedì 10 gennaio 2019

Questa volta leggo # 7. Il racconto dell'ancella...

... di Margaret Atwood.


Rieccoci anche questo mese all'appuntamento con Questa volta leggo, la rubrica creata dalle blogger dei blog La libridinosa, Le mie ossessioni librose e Lettrice sulle nuvole.
Ogni blogger partecipante si impegna a leggere un libro che soddisfi il tema del mese, che per questo mese di gennaio è leggere qualcosa di un autore che non abbiamo mai letto.
Ho deciso di cogliere l'occasione per avvicinarmi ad una autrice e ad un romanzo che mi aspettavano da troppo tempo: Margaret Atwood e il suo Il racconto dell'ancella.

La scheda del libro sul sito della casa editrice Ponte Alle Grazie

In un futuro non troppo distante, gli Stati Uniti sono diventati una teocrazia totalitaria e liberticida. Il mondo è contaminato da inquinamento nucleare, la natalità è ormai pari a zero e pochissime sono le persone ancora fertili e quindi in grado di riprodursi.
Le donne hanno perso qualsiasi tipo di diritto e libertà personale; anche gli uomini però non se la passano meglio. Infatti tutti gli esseri umani sono rigidamente inquadrati ed etichettati in base alla loro funzione e utilità sociale. Ogni attività che esuli da quelli richieste dal governo è proibito. L'ordine costituito viene manntenuto con la violenza e il terrore. Spie e delatori sono ovunque.
In questo contesto, una giovane donna diventa un'ancella (ovvero una schiava sessuale destinata alla riproduzione) racconta la sua vita, i suoi tormenti e i suoi aneliti di ribellione.

Il racconto dell'ancella è un romanzo di straordinaria forza. Per tutta la lettura non ho fatto altro che provare un crescente senso di anoscia che mi ha portato a leggerlo tutto d'un fiato.

La trama è semplice: in un mondo sconvolto da conflitti e inquinamento radiottivo, le donne sono ridotte a incubatrici in nome del supremo interesse dello Stato alla procreazione e al perpetuarsi della discendenza dell'elitè dominante. Le poche donne ancora fertile non hanno diritti nè alcun tipo di funzione che non sia finalizzata a questo: mettere al mondo figli sani.
Le donne non più fertili vengono eliminate senza tanti complimenti.
Essere epurati, anzi, rigenerati, secondo il lessico governativo, è piuttosto comune e può capitare anche per le infrazioni più lievi. Può capitare, ad esempio, di essere uccisi perchè ci si rifiuta di abbandonare la propria fede religiosa, o perchè in passato, prima che diventasse il peggiore dei crimini, si lavorava come ginecologi e si erano praticati aborti.

L'acutezza con cui l'ambientazione è costrutita è davvero degna di nota.
Altrettanto degna di nota è la voce narrante dell'ancella, che sembra costantemente sussurarci i suoi segreti all'orecchio, mentre il lettore si sente addosso l'occhio sospettoso di zelanti delatori.
Atwood non perde tempo a raccontarci per filo e per segno cosa è accaduto al mondo e come si è arrivati a questo punto; attraverso le scarne parole dell'ancella, di cui non sappiamo il nome, ma solo che viene chiamata Difred (ovvero appartente a Fred) la cappa totalitaria e oppressiva della Repubblica di Galaad ci viene svelata un pezzo alla volta.
Quello che crea tanta angoscia è la grandissima verosimiglianza di come lo stato di diritto sia stato spazzato via in poche semplici mosse. Tutto è cominciato sottraendo ai cittadini un pezzetto di libertà alla volta, per garantirne la sicurezza. E quando la gente si è resa conto di quello che stava accadendo, era ormai troppo tardi. Difficile non andare col pensiero a certe scelte governative attuali (non mi riferisco solo all'Italia; penso anche a chi costruisce muri, separa le famiglie al confine e si rifiuta di riconoscere come sacrosanto il diritto di una sanità accessibile a tutti).

Sebbene il romanzo sia incentrato intorno ad una figura femminile che lotta per non rassegnarsi alla propria condizione, sarebbe riduttivo definirlo un romanzo femminista. Questo perchè la tematica riguardante i diritti delle donne è solo una delle tante trattate nel romanzo; e ho apprezzato molto che l'autrice abbia saputo mostrare come questa tematica sia in realtà strettamente connessa con una serie di altre questioni. Quando si sperimenta la contrazione dei diritti fondamentali di una categoria, presto o tardi sarà l'intera società a risentirne e ad avviarsi verso una contrazione della libertà per tutti i soggetti.

Credo che questo sia l'aspetto più interessante dell'intero romanzo.

Non è un libro facile da metabolizzare. Ti rimane pdentro per giorni e giorni. Ti spinge a riflettere, a rimuginare, a trovare similitudine, segnali... e a guardarti le spalle come se avessi davvero la Polizia segreta alle calcagna.
Un romanzo da leggere assolutamente.

Voto: 8


mercoledì 5 settembre 2018

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey...

... di Mary Ann Shaffer e Annie Barrows.

Dopo la pausa estiva, torna la rubrica Questa volta leggo, nata dalla mente vulcanica di alcune blogger - Dolci (Le mie ossessioni librose)Chiara (La lettrice sulle nuvole) e Laura (la Libridinosa). 
Ogni mese un tema, ogni tema un libro. Questa volta, abbiamo letto un libro che non fosse ambientato in Italia. 
Per me, una scelta quasi obbligata: ho letto un romanzo ambientato nel Regno Unito, la mia seconda patria letteraria, che mi ha accolto tra le pagine di un libro molto bello, Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey.

La scheda del libro sul sito della Astoria

Londra, 1946. La guerra è finita, e la città sta lentamente tornando alla normalità. Juliet Ashton, scrittrice, si sta godendo il successo dei suoi ultimi libri quando riceve una lettera da un certo Dawsey Adams, residente sull'isola di Guernsey, il quale ha trovato il suo indirizzo sulla prima pagina di un libro usato. Dawsey chiede a Juliet di consigliargli una libreria a Londra presso cui acquistare libri, per uscire dall'isolamento che l'isola ha vissuto durante la guerra e l'occupazione tedesca. L'uomo nomina di sfuggita un club del libro locale dal nome bizzarro, accendendo la curiosità di Juliet. Inizia così una corrispondenza dolce e interessante, che coinvolgerà gli eccentrici membri del Club, e svelerà le storie di ognuno di loro.

Accattivante fin dal titolo, lungo e inconsueto, il Club del libro... è un romanzo epistolare dal sapore dolcemente retrò, che trasporta il lettore su una piccola isola nella Manica, Guernsey. 
L'isola di Guernsey (da Wiki Commons)
Durante la guerra, a questa piccola comunità toccò subire l'occupazione nazista, la quale, sebbene meno crudele che in altre zone, fu comunque molto dura e a tratti spietata. Basti pensare che, oltre a patire fame e altre privazioni, i residenti dell'isola rimasero, per volontà delle truppe occupanti, completamente isolati dal resto del mondo per cinque lunghi anni. Niente telefono, niente radio, niente posta, niente giornali, e niente notizie dai membri della famiglia al fronte o semplicemente sfollati in Inghilterra. Una cosa terribile da immaginare.

A poco a poco, tra le righe delle lettere che Juliet e Dawsey prima, e Juliet e gli altri membri del Club poi si scambiano, scopriamo le storie di quel periodo. I membri del Club, nonostante la leggerezza e il buon umore con cui scrivono a Juliet, hanno un peso sul cuore, e condividerlo con un'estranea si rivelerà la scelta migliore per tutti.

La struttura del romanzo è particolarmente coinvolgente. La sua natura di romanzo epistolare non è assolutamente di intralcio alla narrazione, tutt'altro. È un espediente che ha permesso alle autrici di svelarci la storia poco a poco, di mostrarci molteplici punti di vista, di aggiungere aneddoti ora tristi ora spassosi senza che il romanzo perdesse solidità. Non è facile trovare un romanzo epistolare tra la narritiva moderna, e perciò io l'ho amato ancora di più per questa sua caratteristica.
Con un tono lieve, davanti ai nostri occhi si svelano le crudeltà e le privazioni della guerra, ma ancora di più, si svelano  le anime dei personaggi che popolano l'isola e che hanno dato vita al Club in circostanze piuttosto singolari. Il Club, nato per caso da una bugia, diventa un'ancora di salvezza per chiunque vi si avvicina. Credo non ci sia niente di più bello e appagante, per un lettore, di leggere del potere consolatorio e salvifico dei libri, potere che ognuno di noi ha sperimentato nella vita, prima o poi.

Questo è un romanzo fatto di buoni sentimenti, che però non appaiono nè retorici nè stucchevoli, popolato da brave persone (per la maggior parte, almeno) e condito da una leggera dose di ironia, ed è un inno alla vita e alla resistenza contro le forze del male, qualunque esse siano. È un romanzo che mi ha toccato nel profondo, per la sua capacità di raccontare tragedie tremende, e allo stesso tempo di mostrarci la luce che brilla anche nel buio più profondo.
Nel farlo non ha smarrito il compito preciso di ogni romanzo, ovvero quello di narrare una storia. Mi ha conquistato la grande abilità delle autrici nel mescolare sapientemente le due anime del romanzo (quella  narrativa e quella più filosofica e spirituale). Ancora, mi ha piacevolmente colpito il fatto che la parte che ho definito "filosofica"sia affidata alla voce di persone di umili origini e che poco hanno potuto studiare. Ma a riprova del fatto che non è il titolo di studio che rende un animo colto, queste persone hanno trovato attraverso i libri e la critica letteraria, risposte alle loro domande, e forse, anche altre domande.

Unico piccolissimo neo, il finale: mi è sembrato che le fila della narrazione venissero tirate un po' troppo precipitosamente, ma questo può dipendere dal fatto che Shaffer, molto malata, affidò l'opera per il suo completamento e per la revisione alla nipote, Annie Barrows. Non deve essere  stato facile finire un'opera che non le apparteneva, ma Barrows ha fatto comunque un lavoro ottimo.

Consigliatissimo.
Voto: 8

PS: prima di lasciarvi al calendario della rubrica Questa volta leggo, vorrei spendere due parole sul film tratto dal libro, disponibile su Netflix. Sicuramente una visione gradevole, con atmosfere rese bene ma che a causa, secondo me, di qualche taglio dio troppo perde lo spessore e la liricità del romanzo. 

giovedì 14 giugno 2018

La scomparsa di Stephanie Mailer...

... di Jöel Dicker.



Buongiorno a tutti. Oggi parliamo di un libro interessante per la rubrica Questa volta leggo, ideata da Dolci (Le mie ossessioni librose)Chiara (La lettrice sulle nuvole) e Laura (la Libridinosa). Il tema di questo mese è: leggere un libro con più di 300 pagine. 
I libri voluminosi non mi hanno mai spaventato, anzi. Amo i libri corposi per una ragione molto semplice: come tutti i lettori appassionati, mi affeziono ai personaggi e alle storie, e quando un libro ha in più il pregio di non finire troppo in fretta sono felice.
Quindi, tornando al tema di questo mese, perchè limitarsi a sole trecento pagine? Se uno deve fare una cosa, meglio farla bene no?
Il romanzo di cui vi parlerò fra breve, tra l'altro, mi è stato regalato dai miei cari per la Festa della Mamma. Insomma, marito e figli mi hanno accompagnato in libreria, invitandomi a comprare quello che preferivo. Questo romanzo è stato scelto fra una pletora di altri possibili candidati con un criterio altamente scientifico: prendi quello più grosso e spicciati.

La scheda del libro sul sito della casa editrice La nave di Teseo

Orphea, New York, giugno 2014. Jesse Rosemberg, stimatissimo capitano di polizia, sta festeggiando il suo imminente ritiro dalla polizia quando viene avvicinato da una giornalista, Stephanie Mailer, che gli dice che il suo caso più importante, quello su cui ha costruito la sua brillante carriera, un quadruplice omicidio avvenuto nel 1994, è in realtà irrisolto. Jesse ha sbagliato persona, secondo la giornalista, e gli è sfuggito qualcosa che aveva sotto gli occhi e non ha visto. Jesse resta turbato da questa rivelazione, anche se è sicuro di aver svolto le indagini in maniera ineccepibile. Ma quando la Mailer scompare senza lasciare tracce, le certezze di Jesse cominciano a sgretolarsi. Insieme al collega di un tempo, Derek Scott, e ad una nuova arrivata ad Orphea, la vicecomandante della polizia Anna Kanner, Jesse ripercorrerrà gli eventi di quella terribile notte del 1994, e le indagini che ne sono seguite.

Pensavamo che Stephanie volesse andare nell'archivio della polizia di Orphea per consultare il fascicolo dell'indagine sul quadruplice omicidio del 1994. Perciò ci recammo subito nei locali dell'archivio e trovammo senza problemilo scatolone al cui interno doveva trovarsi il fascicolo in questione. Ma, con nostra grande sorpresa, lo scatolone aera vuoto. L'incartamento era scomprso. Dentro c'era solo un foglio di carta ingiallita dal tempo, sul quale qualcuno aveva scritto a macchina:

Qui comincia la NOTTE BUIA.

Come l'inizio di una caccia al tesoro.

La prima cosa che colpisce di questo giallo con sfumature di thriller è sicuramente la mole. Settecentoquattro pagine dense di avvenimenti e di mistero. Ma non dovete lasciarvi scoraggiare dal numero di pagine, perchè La scomparsa di Stephanie Mailer è un libro come se ne trovano pochi in giro; uno di quei romanzi che non puoi mettere giù, di quelli che continui a leggere fino a che non vedi la parola FINE davanti agli occhi.

Teatro degli eventi è la cittadina di Orphea, negli Hamptons, stato di New York. Gli omicidi sembrano legati a doppio filo alla prima edizione del Festival Teatrale della cittadina, che stava ottenendo un buon successo e catalizzando l'attenzione dei cittadini e dei media locali. Vent'anni dopo, sulla scena di Orphea c'è di nuovo il Festival e di nuovo gli eventi sembrano essere ad esso collegati.
L'ambientazione ideata da Jöel Dicker mi è piaciuta molto. Orphea ha il fascino della piccola città quieta in superficie ma ribollente di passioni e segreti nel profondo; il Festival Teatrale aggiunge qualcosa di diverso dal solito, e le dà un tocco di classe.

La storia si svolge su diversi piani temporali, e ha diversi narratori. Inizialmente i piani temporali sono due, quello del presente (2014) e quello che racconta le indagini come si svolsero nel 1994. Man mano che la trama si dipana, a questi piani temporali se ne aggiungono altri, eppure la lettura non ne risente. Non mi sono mai sentita confusa, principalmente perchè Dicker ha avuto il buon senso di assegnare ogni piano temporale ad un determinato personaggio. Jesse, tormentato dal dubbio, ci racconta le indagini nel presente, mentre il suo collega, più sicuro dell'esito dell'inchiesta del '94, ripercorre con noi proprio gli avvenimenti passati. A loro si aggiungono diverse altre voci; sul finale avremo modo di ascoltare, attraverso un espediente narrativo, anche la voce di una delle vittime.
Le voci narranti sono tutte diverse e tutte hanno qualcosa di interessante da dire. Le loro personalità e soprattutto i loro background sono curatissimi.
Dicker è un narratore molto abile. Riesce a tenere viva la curiosità del lettore imbastendo un mistero intricato ma non incomprensibile. Quello che mi ha tenuta davvero avvinta alle pagine, infatti, non è stata la curiosità, o almeno non solo; è stata l'abilità con cui l'autore ha saputo concatenare i fatti nuovi e vecchi, le scoperte che si susseguono e i nuovi indizi. Ogni elemento nuovo è introdotto con studiato tempismo. Tutto quello che c'è da vedere lo scopriamo insieme ai protagonisti, perchè l'autore ce lo mostra, invece di raccontarcelo soltanto. Questa abilità, che già avevo riscontrato nel precedente romanzo dell'autore La verità sul caso Harry Qebert, fa sì che non ci siano mai cali di tensioni o fasi di stanca, il che non è poco in un romanzo così voluminoso.

Da quanto ho appena affermato, si capisce che ho apprezzato moltissimo la trama. Ho apprezzato anche la coesione tra le varie parti della storia, e non mi sono mai trovata ad esclamare ma come è possibile che durante le indagini del '94 non abbiate visto questo?!? 
La storia ha infatti delle fondamenta saldissime ed è solido e coerente. Il piccolo dettaglio che era sotto gli occhi di tutti, citato da Stephanie Mailer prima di scomparire, effettivamente c'è, ma è microscopico ed evidentissimo al tempo stesso. Con la rivelazione di quel dettaglio, l'autore è riuscito a sorprendermi.

Se proprio devo fare un appunto a questo romanzo, devo sottolineare come alcuni personaggi secondari, per quanto avessero dei background interessanti alle spalle, mi sono sembrati un po' superflui rispetto alla trama principale. Con qualche piccolo aggiustamento si sarebbe potuto tagliarli senza rimpianti.

Consiglio questo libro a tutti gli amanti del giallo. Capita davvero di rado di riuscire a leggere storie così coerenti, ben studiate e ottimamente narrate. 

Voto: 7 e 1/2

Vi lascio il calendario della rubrica. Non siete curiosi di sapere come se la cavano le altre blogger con i libri voluminosi?  

mercoledì 23 maggio 2018

Questa volta leggo #4: Il mistero di Villa Saturn...

di M. R. C. Kasasian.

Ben ritrovati al quarto appuntamento della rubrica Questa volta leggo, ideata dalle blogger Laura (la Libridinosa) Chiara (La lettrice sulle nuvole) e Dolci (Le mie ossessioni librose).
Un gruppo di blogger sceglie un tema, e tutte leggono un libro che ricade all'interno dell'argomento scelto. Questo mese parliamo di libri che fanno parte di una serie.
Non so voi, ma io le serie le amo molto; sono una garanzia, per il lettore; l'unica cosa che non amo delle serie è che a volte le Case Editrici decidono, a loro insindacabile giudizio, di ritardare o addirittura sospendere la pubblicazione dei volumi della serie. Ma siccome a noi lettori piace vivere pericolosamente, è un rischio che vale la pena correre.
E io l'ho corso per Il mistero di Villa Saturn, terza avventura per l'improbabile coppia di detective formata dalla giovane March Middleton e da Sidney Grice, il suo tutore. Trovate le recensioni dei primi due volumi qui e qui.
 
 
«Tutte le supposizioni sono pericolose» affermo Mr. G., «a meno che non le si riconosca come tali, nel qual caso possono essere pioli utili per arrampicarsi alla ricerca di quella creatura elusiva che il volgo conosce con il nome di verità[..]».
 
Londra, 1883. Sidney Grice, il detective più famoso di Londra, si reca nello Yorkshire per risolvere un caso riguardante addirittura l'omicidio dell'abate di un monastero. March, la sua pupilla, rimane a Londra e, poco dopo la partenza di mr. Grice, riceve la lettera di uno zio che non sapeva di avere. L'uomo le chiede di incontrarla perché è l'unica parente che gli rimane. Incuriosita, March si reca presso l'imponente e misteriosa dimora dell'uomo, Villa Saturn, dove trascorre la notte.
Il mattino dopo, la ragazza scopre con orrore che nella villa è avvenuto un omicidio e gli indizi sembrano puntare su March stessa.
Cosa è successo davvero a Villa Saturn? E perché March comincia dubitare di se stessa?
 
I detective di Gower Street è una brillante serie gialla ambientata nella Londra vittoriana. Sidney Grice, detective, uomo di straordinario ingegno e cultura, ma anche snob e misogino, è perfettamente consapevole delle sue qualità, e non perde occasione per rimarcarlo. March, poco più che ventenne, è orfana, e si trova sotto la tutela di Grice. Ha un intelletto vivace ed una forte empatia per il prossimo che spesso offusca le sue capacità di giudizio. Sempre in disaccordo su tutto, dalla temperatura giusta del tè al senso della vita, i due investigatori ci offrono punti di vista differenti sulla medesima indagine.
In questa terza avventura, però, March inizialmente si trova ad indagare da sola sul mistero che circonda la morte del facoltoso zio appena ritrovato; quando le cose si complicano, Sidney Grice ritorna precipitosamente in città per darle una mano.

La storia ruota intorno a Villa Saturn, dove avviene un omicidio molto inquietante. La casa sembra però nascondere più di un mistero, e gli indizi che essa custodisce si rivelano contraddittori. March sembra smarrirsi tra le ombre di Villa Saturn. Onestamente, per qualche capitolo, mi sono smarrita anche io nelle pieghe della narrazione, che mi è sembrata vaga e poco chiara. Col procedere della lettura, comunque, la trama si è fatta più fluida, senza perdere la sua ricchezza, e da lì la lettura è stata assai intrigante.

I dialoghi brillanti e il linguaggio elegante sono l'asse portante del romanzo, e rendono la lettura piacevole e scorrevolissima; siamo di fronte ad un libro di oltre 500 pagine che si legge in pochissimi giorni. Se dovessi indicare una sola ragione per cui vale la pena di leggere questo libro, punterei tutto sui dialoghi.

[March] «Non mi aspettavo che succedesse niente del genere».
Sidney Grice si premette la giuntura del pollice sinistro sulla fossetta del mento. «Perché no?»
«Nessuno entra in una casa con l'idea che il proprietario sarà assassinato».
«Io lo faccio».
«Nessuna persona normale».
«Se volete essere una persona normale trovate impiego in una cappelleria».

Ma i punti di forza di questo romanzo non sono esclusivamente nei dialoghi.
La trama è molto articolata e complessa, ma conserva la sua coerenza. Complessità narrativa ben costruita, dunque, e non storia contorta e involuta come mi era capitato di leggere nel secondo volume della serie.

Ho amato questo romanzo perché ha saputo darmi una storia con degli spunti originali; un mistero ingarbugliato che non si può capire con una sola occhiata; uno stile scorrevole e vivace, e due protagonisti brillanti in un'ambientazione, quella della Londra vittoriana, solida e ben descritta.

Voto: 7

Vi lascio il calendario della rubrica Questa volta leggo, per curiosare tra le serie amate dalle altre blogger!
 

sabato 14 aprile 2018

La posta del cuore della señorita Leo...

... di Angeles Doñate.


Eccoci arrivati al terzo appuntamento con Questa volta leggo, la rubrica creata dalle blogger Chiara (La lettrice sulle nuvole), Dolci (Le mie ossessioni librose) e Laura (La Libridinosa).
Il tema di questo mese è: leggi un libro uscito nel 2018. Con tutti i libri arretrati che vorrei leggere e che sgomitano nella mia TBR da anni, una scusa per leggere qualcosa di pubblicato da poco ci voleva. La scelta è caduta su La posta del cuore della señorita Leo, romanzo che mi aveva incuriosito sia per la splendida copertina, sia per la recensione letta sul blog della Libridinosa.
 
 
Alla vigilia delle prime elezioni libere dopo la dittatura franchista, una donna di nome Aurora risponde in diretta radiofonica alle lettere che gli ascoltatori le mandano. Tutta Barcellona si ferma per ascoltare le parole della señorita Leo, una figura immaginaria, ma interpretata da Aurora appunto, che riesce ad avere sempre una parola di speranza per tutti. La sua storia si intreccia con quella di Sole, tormentata dal marito violento; di Germàn, commesso viaggiatore alla ricerca della felicità; e di Elisa, adolescente triste e solitaria.
 
La posta del cuore della señorita Leo è un romanzo corale, delizioso, scritto con leggerezza e delicatezza.
I personaggi sembrano non avere nulla in comune se non il fatto che amano ascoltare un programma radiofonico, condotto da una fantomatica signorina Leo, sulla cui identità vige il massimo riserbo. Intorno a questo perno dal sapore romantico e gradevolmente retrò, la vita di Aurora, Germàn, Elisa e Sole scorre, apparentemente tranquilla e apparentemente immutabile. Tutti loro cercano conforto nella saggezza di una voce radiofonica, ma ignorano la verità, ovvero il fatto che la señorita Leo non esiste, è solo una personaggio inventato, interpretato di volta in volta da donne diverse. Quando il caso porta Aurora a diventare la voce del programma, le cose cambiano, lentamente, impercettibilmente, sia per lei che per i suoi ascoltatori.
 
Gli ascoltatori affascinati dalla signorina Leo hanno storie e problemi diversi, ma tutti vorrebbero in fondo solo una cosa: il coraggio di raggiungere i loro traguardi ed il coraggio di essere liberi. Aurora, parimenti, ha una storia familiare travagliata alle spalle; combatte con la solitudine e anche lei, come gli altri, cerca la libertà di essere se stessa, anche (e soprattutto) in radio. Questo la spinge a capire, come mai aveva fatto chi l'aveva preceduta, gli aneliti di chi le scrive, e a cercare di fare di più per loro.
 
Il periodo in cui il romanzo è ambientato è quello immediatamente successivo alla morte del dittatore Franco. Le prime elezioni libere sono imminenti e a Barcellona, dove la nostra storia si svolge, si respira un'aria di fiducia, di ottimismo, di speranza nel futuro.
Questa atmosfera è resa benissimo dall'autrice, che ha saputo innestare le storie tristi e malinconiche dei personaggi in questo contesto effervescente. Un contrasto azzeccatissimo, a parer mio, che resta la parte migliore del romanzo.
 
Le vicende relative ai personaggi, per quanto trattate con estrema sensibilità e profondità, hanno secondo me un difetto: sono poco incisive e dinamiche. Ci si aspetta sempre che, voltando pagina, si arrivi ad una svolta, che l'autrice tiri le somme di quanto ci ha raccontato fino a quel momento. Questo non avviene, neanche nel finale di cui dirò in seguito, e a fine lettura si ha l'impressione di aver letto delle pagine bellissime sì, ma fini a se stesse; appunti di quattro storie diverse che avrebbero meritato un ulteriore sforzo per diventare un romanzo organico e compiuto. L'intreccio tra le quattro storie resta soltanto accennato e labile e sarebbe stato di certo più interessante se l'autrice avesse sviluppato una connessione più forte man mano che il romanzo procedeva.
Neanche il finale, cui accennavo prima, assolve a questo compito, perché semplicemente non c'è. La storia si interrompe all'improvviso; le pagine terminano e a me non è restato che chiudere il libro nonostante la mancanza di una vera conclusione.
Mi viene da pensare, per spiegarmi meglio, ai romanzi di Vitali, i quali, seppur di genere diverso, presentano molteplici storie all'inizio, che, nelle sue opere migliori, l'autore riesce brillantemente a intrecciare fino a ricondurle ad un'unica trama ed un'unica conclusione. Cosa che qui non accade, e che mi ha lasciato con un senso di insoddisfazione alla fine della lettura.
 
Per tutte queste ragioni, il romanzo, pur presentando un tema dolcemente accattivante ed una scrittura coinvolgente, limpida e fluente, non mi ha convinta del tutto.
Voto: 6 e 1/2
 
 
Vi lascio il calendario della rubrica, che tornerà il prossimo mese con un nuovo tema.
 
 

sabato 10 marzo 2018

Questa volta leggo #2: Belgravia...

... di Julian Fellowes.


Ben ritrovati per il secondo appuntamento con la rubrica Questa volta leggo.
Si tratta di un appuntamento fisso (o quasi) a cadenza mensile, nato da un'idea di Laura la libridinosa, Dolci di Le mie ossessioni librose, e Chiara La lettrice sulle nuvole, in cui un gruppo di blogger sceglie un tema comune e legge un libro scelto di conseguenza.
Il tema di questo mese è:
 
un libro che non sono riuscita a leggere nel 2017
 
La prima domanda che mi è salita in mente è stata: solo uno?!? Immagino che ogni lettore e ogni lettrice accaniti abbiamo liste chilometriche di libri in attesa. Con grande difficoltà, ne ho scelto uno dalla mia lista, così oggi vi parlerò di un libro che non avrebbe affatto meritato questa lunga attesa, ovvero Belgravia di Julian Fellowes.

La scheda del libro sul sito della casa editrice Neri Pozza

Giugno 1815. La famiglia della giovane Sophia Trenchard è a Bruxelles al seguito delle truppe inglesi. Il padre è un abile mercante che riesce a procurare all'esercito i viveri di cui ha bisogno, tanto da venire soprannominato il Mago. Sophia, bella, testarda, intraprendente, è innamorata di Lord Edmund Bellasis, ben consapevole che le loro famiglie sono divise da un abisso dal punto di vista sociale.
Ma la battaglia di Waterloo è ormai imminente, e la guerra cambierà tutto...
Londra, 1840. I Trenchard sono tornati in Inghilterra, e ne hanno fatto di strada. Con le enormi ricchezze accumulate, la famiglia si è stabilita nell'elegante quartiere di Belgravia.
Ma le famiglie come quella di Lord Bellasis continuano a guardarli dall'alto in basso. Eppure, le famiglie Trenchard e Bellasis verranno presto unite, loro malgrado, da un segreto sepolto nel passato.

Julian Fellowes mi aveva divertito con Snob, e annoiato abbastanza con Un passato imperfetto; con questo romanzo, invece, mi ha regalato un libro perfetto sotto molti punti di vista.

La famiglia Trenchard deve la sua fortuna alla guerra e all'abilità di James, il capofamiglia, negli affari. Eppure James non è soddisfatto; è ossessionato dall'idea di scalare la società e di farsi accettare come un pari dalle famiglie aristocratiche di Londra. Questa sua smania a volte lo rende patetico, a volte ridicolo.
Sua moglie Anne, più tranquilla, sensata e riflessiva, trova assurda questa aspirazione del marito, ma decide di non ostacolarlo.
Sophia, invece, ha preso il temperamento intraprendente del padre, e per lei le barriere sociali sembrano fatte per essere infrante.
Il combinarsi di tutti questi elementi metterà in moto una serie di eventi che prenderanno il via durante il famoso ballo che la contessa di Richmond diede proprio alla vigilia della battaglia di Waterloo, e che fu bruscamente interrotto dalla notizia che le truppe francesi, capitanate da Napoleone, erano in marcia.
Gli eventi di quella sera continueranno a dispiegare i propri effetti anche a distanza di venticinque anni.

A questo romanzo non manca praticamente niente. Ci sono tragedie, segreti, intrighi e macchinazioni; buoni sentimenti e meschinità; ostacoli da superare e alleanze improbabili.
Durante la lettura si ha la curiosa sensazione di leggere un classico della letteratura inglese, e allo stesso tempo di essere alle prese con un romanzo attualissimo.
 
La trama è perfettamente concepita, e funziona come gli ingranaggi di un orologio. Ogni dettaglio ha un senso, un posto, una sua utilità e alla fine tutto torna. Nella narrazione ogni parola è misurata e niente è lasciato al caso. La raffigurazione di ogni scena è vivida, i dialoghi sono vivaci, il ritmo frizzante e l'ambientazione curatissima e credibile.

I personaggi sono ben tratteggiati, le loro motivazioni chiare e coerenti e costituiscono il motore per le intricate vicende che ruotano intorno a un segreto custodito da troppo tempo. Qua e là affiora l'ironia cui ci ha abituato l'autore, ma Julian Fellowes ha anche saputo sorprendermi con la incredibile delicatezza con cui ha tratteggiato i sentimenti dei personaggi di fronte al dolore e alla sofferenza.
Le famiglie Trenchard e Bellasis si trovano per la maggior parte del tempo l'una contro l'altra, eppure riesce difficile al lettore parteggiare per l'una o per l'altra, tanto sembrano sensate e reali le motivazioni di entrambe.
Una menzione speciale merita un personaggio che potremmo definire secondario, perché compare pochissimo nel romanzo, ma la cui ombra aleggia per tutta la storia. Perdonate la vaghezza della descrizione, ma vorrei evitare di fare spoiler. Questo personaggio finisce per essere, nonostante la sua assenza fisica dalla scena, quello più riuscito dell'intero romanzo, nonché quello più intenso e toccante.  E questo non è altro che un segno della incredibile maestria che Fellowes ha usato nel costruire i personaggi e intrecciare le loro vite.

Insomma, dal punto di vista tecnico, a mio modesto parere, questo romanzo è praticamente perfetto, ma resta un romanzo perfetto anche dal punto di vista narrativo. La storia intrattiene e scorre piacevolmente; gli ingredienti sono ben dosati; l'alternanza dei personaggi sulla scena stuzzica il lettore e non infastidisce, ma al contrario incuriosisce e spinge a leggere ad oltranza.

Insomma, una lettura che mi sento di consigliare davvero a tutti.
Voto: 8

Vi lascio il calendario di marzo della rubrica Questa volta leggo, per scoprire quali letture le nostre blogger hanno lasciato indietro.
 

mercoledì 7 febbraio 2018

L'assassinio di Florence Nightingale Shore. I delitti Mitford # 1...

... di Jessica Fellowes.


Con questa recensione inauguro la partecipazione ad una simpatica iniziativa nata dalle menti infaticabili di due blogger, Chiara e Laura. Ogni mese un gruppo di blogger sceglierà un tema e leggerà e recensirà un libro adatto.
Il tema di questo mese è un libro che mi hanno regalato a Natale. Tema spinoso per ogni lettore, per varie ragioni. Intanto, non è facilissimo far capire a chi ci sta intorno che non ci importa niente se ci avete regalato libri a Pasqua, Natale, Epifania, compleanni e anniversari. Continuate pure! E anche se non sapete esattamente quale libro possa mancare alla nostra biblioteca, ricordate che sia le librerie online, sia quelle fisiche accettano i resi. Cambiare il libro con un altro è un attimo, ma la nostra riconoscenza sarà duratura.
 

Ora, veniamo al libro che ho scelto. Dopo aver seminato indizi neanche tanto velati per tutto il mese di dicembre, mio marito e mio figlio mi hanno regalato l'agognato L'assassinio di Florence Nightingale Shore.
 
 
Il 12 gennaio 1920, la stimata infermiera Florence Nightingale Shore sale su un treno in partenza da Victoria Station, a Londra, per andare a trovare un'amica. Da quel treno scenderà in fin di vita. Qualcuno l'ha aggredita ferendola gravemente. Morirà in ospedale senza aver ripreso conoscenza.
Su quello stesso treno, la diciottenne Louisa Cannon cerca di sfuggire allo zio che vuole usarla come merce di scambio per saldare i propri debiti. Louisa riesce a fuggire e troverà lavoro come bambinaia della celebre famiglia Mitford. Qui stringerà un forte legame con Nancy, la maggiore delle sorelle Mitford, ed entrambe cominceranno ad indagare su un omicidio che sembra destinato a rimanere senza colpevole.

Questo libro è molto interessante, e definirlo un giallo sarebbe riduttivo, ma non perché consideri il giallo letteratura di serie b (tutt'altro!). Semplicemente, la definizione di mistery non descrive compiutamente questo libro.
 
Siamo in Inghilterra, all'indomani della fine  della Prima Guerra Mondiale; gli effetti sono ancora ben visibili e la società non si è ancora adeguata ai cambiamenti seguiti al lungo conflitto, ma si avverte una certa turbolenza nella rigida società inglese, specie fra i più giovani. La nobiltà e la ricchezza non vanno più a braccetto, ma le famiglie aristocratiche hanno ancora un certo prestigio e un certo fascino. In questo contesto facciamo la conoscenza della famiglia Mitford: Lord e Lady Redesdale e i loro sette figli (un maschio e sei femmine).
 
A farla da padrone per quasi due terzi del romanzo è la descrizione della vita della famiglia e di Louisa, aiuto bambinaia. La cosa che mi ha divertito è stata che, essendo Louisa diventata il braccio destro della tata di casa Mitford quasi per caso, non ha alcuna esperienza né preparazione adatta a svolgere quel compito. Il suo approccio perciò non è esattamente convenzionale.
Sbirciare all'interno di Asthall Manor in un'epoca così turbolenta è stato interessante. L'autrice è riuscita a farci vivere tra quelle mura senza perdere di vista il filo conduttore: chi ha ucciso Florence Nightingale Shore?
A occuparsi di un caso che la polizia ha chiuso quasi immediatamente sono tre improbabili investigatori: Louisa, Nancy e Guy Sullivan, timido poliziotto ferroviario, magro, allampanato e tremendamente miope. Sono, per ragioni diverse, tre outsider. Nancy ha un ingegno vivace ma trascurato dai genitori, emotivamente distanti. A sedici anni è ancora relegata nella nursery e smania per uscirne. Louisa è in fuga e sa che ogni passo falso potrebbe costarle il posto di lavoro; Guy aspira a qualcosa di meglio che pattugliare binari e indicare orari ai viaggiatori, ma, complice la sua insicurezza, nessuno lo prende sul serio, a cominciare dalla sua famiglia.
Eppure con tenacia riusciranno a ricomporre i pezzi del puzzle, anche se ci metteranno quasi due anni.
 
Nelle ultime 120 pagine circa, la trama gialla del romanzo prende in sopravvento sugli altri elementi: si intreccia con nuovi enigmi fino a portarci ad un bel colpo di scena e alla soluzione di ben due misteri, entrambi piuttosto affascinanti.
Non si può certo parlare di un ritmo serrato, ma l'autrice possiede una abilità sufficiente perché la storia non perda mai di mordente neanche nei momenti in cui l'indagine sembra finita in un vicolo cieco.
 
Insomma, concludendo, mi sento di consigliare questo libro a tutti gli amanti del giallo classico, quello di Agatha Christie e P. D. James, nonché agli amanti della lettura inglese in generale. So che il richiamo alla fortunata serie televisiva Downton Abbey è abusato riguardo a questo libro (vuoi perché il periodo e l'ambientazione sono quasi gli stessi, vuoi perché l'autrice è nipote dello sceneggiatore della serie e ha scritto diversi libri in materia), ma è comunque calzante.
 
Voto: 7
 
Vi lascio il calendario dell'iniziativa Questa volta leggo... Non siete curiosi di sapere cosa hanno trovato le nostre blogger sotto l'albero di Natale?