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domenica 20 settembre 2026

Tutti i colori del buio

domenica 23 agosto 2026

Nero come il mare...

 ... di Charlotte McConaghy

Dominic Salt e i suoi tre figli sono i custodi di Shearwater, una piccola isola non lontana dall’Antartide. Sede del più grande deposito di semi del mondo, Shearwater un tempo ospitava un gruppo di ricercatori, ma a causa dell’innalzamento del livello del mare ora i Salt sono rimasti soli. L’isolamento li ha messi a dura prova, ma un giorno una terribile tempesta porta con sé Rowan, una donna in fin di vita che viene trascinata sulla spiaggia dalle onde. Dominic e i suoi figli cominciano a prendersene cura, e in loro germoglia l’idea che lei potrebbe essere proprio ciò di cui hanno bisogno. Dal canto suo Rowan, abituata a badare a se stessa, inizia a immaginare di poter tornare a condividere il futuro con qualcuno. Eppure, non dice tutta la verità sul motivo per cui è arrivata a Shearwater. E quando scopre che le radio sono state sabotate e una tomba è stata scavata di recente, si rende conto che anche Dominic nasconde dei segreti. Mentre le tempeste che si abbattono sull’isola si fanno sempre più violente, i due sono costretti a prendere una decisione: possono fidarsi l’uno dell’altra? E possono finalmente lasciarsi alle spalle le tragedie del passato per creare qualcosa di nuovo, insieme? 

 
Nero come il mare è un romanzo con un'ambientazione quasi gotica, misteriosa e claustrofobica. Il custode del faro, Dominic, vive con i suoi tre figli in un isolamento che metterebbe a dura prova la sanità mentale di chiunque. Un giorno il loro isolamento è interrotto dall'arrivo di una donna in fin di vita, ma appare subito chiaro che un'estranea sull'isola non è solo un'ospite inattesa bisognosa di cure, è un elemento di disturbo di un oscuro equilibrio. Dominic ha un segreto, i suoi figli hanno un segreto e Rowan... beh, anche lei non è proprio un libro aperto.
Nella prima metà del romanzo, il lettore si trova immerso in un'atmosfera cupa e inquietantre, in una natura splendida ma che non ha nulla di consolante. I personaggi che si muovono sull'isola sono anch'essi cupi e inquietanti, compresi quelli molti giovani. Ognuno di loro custodisce in segreto un tassello di quell'equilibrio cui accennavo prima, che il lettore non conosce e anela a scoprire. Pagina dopo pagina l'autrice costruisce un senso di attesa, di inquietudine. Appare chiaro che l'isola nasconde molte cose che non potranno essere taciute a lungo: un senso di tragedia imminente e di inelluttabilità pervade la storia e giunge fino al lettore. Questo a parer mio è il pregio più grande del romanzo. Sembra di essere lì, a Shearwater, e con il cuore costantemente in gola.
 
Nella seconda metà del romanzo, però, con l'avanzare della trama e il lento disvelarsi dei misteri, qualcosa si spezza nella costruzione quasi ipnotica che l'autrice aveva realizzato fino a quel momento. Si moltiplicano gli spunti e le riflessioni ecologiste, contro le quali non ho nulla (e ci mancherebbe), ma la filosofia ecologista viene inserita nel romanzo senza grazia, quasi come una cosa calata dall'alto e che poco si amalgama con il resto. Con l'introduzione "sfacciata" di queste tematiche, qualcosa cambia anche nel modo di agire dei personaggi, e le loro motivazioni si fanno fumose, addirittura incoerenti o forzate. Rowan è arrivata sull'isola con uno scopo ben preciso, ma quando si trova ad un passo da esso, lascia perdere tutto perchè... diciamo che, senza fare spoiler, è distratta da altro e pare abbia di meglio da fare. Una considerazione analoga la si può fare per Dominic, che sembra disposto a tutto per proteggere un segreto, ma ad un certo punto, anche lui sembra preso da altro. Il loro rapporto, inizialmente basato giustamente sulla diffidenza, si evolve con una velocità che rasenta l'incoerenza. Mi spiego meglio: non si può passare metà del romanzo a descrivere Rowan come una che non ha fiducia in nessuno e Dominic come uno che non parla neanche coi prorpi figli e poi lasciare che entrambi stravolgano le loro vite per accontentare l'altro. O meglio, si potrebbe, ma solo in caso ci fossero motivazioni molto forti che vadano oltre l'attrazione fisica e la solitudine.
 
Il finale mi è sembrato discreto e amaro quel tanto che basta.
 
Leggere Nero come il mare non è stato affatto tempo perso, tutt'altro. Però non lo consiglierei agli amanti dei thriller, ma piuttosto a chi cerca una lettura con una bella ambientazione e non disdegna temi di attualità nella trama di un romanzo. Credo che il difetto principale di questo libro sia stato partire come un thriller (e come tale essere presentato), promettere atmosfere da thriller e poi mantenere solo in parte la promessa.

Voto finale:

 
 
 

domenica 16 agosto 2026

La regina della palude

 

 di Anne North.

Autore: Anne North

Traduttore: Valentina Ricci

Genere: mistery/narrativa 

Casa editrice: Astoria

Data di uscita: 29 maggio 2026

Pagine 288 

Da una palude a Ludlow, nel cuore dell’Inghilterra, riemerge un corpo di donna. La pelle ha il colore del bronzo, il volto è quasi intatto, le mani sono raccolte, come in un gesto di difesa. E, sul suo viso, Agnes legge qualcosa di preciso: una rabbia pura, assoluta.
Arrivata da poco a Ludlow dall’America, straniera in un Paese ostile, Agnes è una brillante antropologa forense, e lavora coi morti meglio di quanto sappia fare coi vivi. Li osserva, li studia, li ascolta: per lei, ogni cadavere è una storia interrotta, da completare. E capisce subito che quel cadavere non appartiene a una donna uccisa sessant’anni prima, come tutti pensano, ma ha più di duemila anni, e che il mistero intorno a esso è molto più fitto di quello di un “semplice” omicidio.
Accanto al presente di Agnes si apre un altro tempo, lontanissimo. Una giovane sacerdotessa celtica attraversa un mondo inquieto, in cui il potere si negozia con la violenza, il sangue e l’inganno. Ma lei, pur sapendo leggere i segni del cielo, non può prevedere che, nel fango, la aspetta un destino crudele, che la renderà per sempre la regina della palude.
Un romanzo che intreccia misteri, Storia e tensioni interiori, che racconta ciò che resta del dolore e dell’orgoglio, e che rivela la forza indomabile di quelle donne che la società ha – da sempre – cercato invano di fermare. 

                                                   


La regina della palude si svolge su due piani temporali: il presente dell'indagine sul misterioso cadavere emerso dalle profondità della palude, e ovviamente il passato in cui quel corpo era una persona con una storia, delle grandi ambizioni e un progetto da portare avanti. Entrambe le storie sono narrate al tempo presente, ma mentre i capitoli riguardanti Agnes sono narrati interza persona, quelli riguardanti la giovane sacerdotessa sono in prima persona. E questo, per quel che mi riguarda, è il primo problema. Non amo i libri narrati al presente, in particolar modo i thriller scritti in questo modo. Riesco a tollerare la narrazione al presente in prima persona, ma quella in terza persona mi urta il sistema nervoso. Sarà il caldo, non so, ma provo proprio un fastidio fisico, e sì, mi rendo conto che sia un problema solo mio, probabilmente, e che magari per tutti gli altri lettori è una scelta stilistica perfettamente accettabile, ma siccome questa recensione la sto scrivendo io, vi tocca sopportare le mie idiosincrasie. Il presente alla terza persona schiaccia la narrazione, la rende piatta e senza entusiasmo e (sempre a parer mio) avvincente quanto una coda alle Poste. Ma senza numeretto. Tutti gli avvenimenti sembrano aver lo stesso peso; non c'è nessuna enfasi su fatti che dovrebbero essere importanti dal punto di vista narrativo o anche solo emotivo. Anche i personaggi sono schiacciati da questa scelta, e la loro personalità viene raccontata con voce piatta e monocorde. Immaginate un audiolibro letto da qualcuno che non voleva essere lì: ecco, questa è l'immagine che occupava la mia mente durante tutta la lettura. 

Se a ciò aggiugiamo che il personaggio di Agnes è tremendamente freddo, tanto razionale da essere respingente e poco emotivo, io ho fatto una gran fatica ad entrare nella storia. Sono rimasta ai margini, come se stessi leggendo una lunga lista della spesa, e l'unica ragione per cui non ho mollato il libro è stato per leggere i capitoli ambientati nel passato. Questi capitoli, a parer mio, sono scritti meglio, sono più centrati e hanno il loro fascino che culmina con un discreto plot twist che spiega cosa sia successo al cadavere rinvenuto nella palude. Questo mi fa pensare che il problema della linea temporale presente non sia solo stilistico (alla fin fine, durante la lettura, ci si abitua alla voce narrante e alle sue scelte) ma sia anche un problema di contenuti. Infatti,  benchè il mistero su cui Agnes e altri personaggi di cui fatico a ricordare i nomi indagano nel presente è tecnicamente il medesimo, non ha lo stesso mordente. Di fatto è ben chiaro che per risolvere l'enigma sono necessari i capitoli ambientati nel passato. A cosa servono esattamente quelli ambientati nel presente, allora, io non l'ho ben capito. Sono come una cornice bruttina che quasi soffoca una bella foto.   

Dovendo dare un voto, direi un quattro su cinque per il piano temporale passato, e un due per il piano temporale presente. Di media verrebbe tre, che forse può apparire un pochino generoso vista la recensione, ma credo che in conclusione questo libro sia stato salvato dal plot twist cui accennavo sopra, quindi un tre su cinque lo merita.

                                                                                     

Voto: 


 


sabato 8 agosto 2026

Love, Mom...


 ... di Iliana Xander 

   

Mackenzie Casper non è stata una figlia felice. Eppure sua madre era Elizabeth Casper, una scrittrice capace di stregare milioni di lettori in tutto il mondo. Per la ragazza, tuttavia, Elizabeth era semplicemente una madre distante e fredda fino alla crudeltà. È per questo che Mackenzie accoglie la notizia della sua morte, avvenuta in circostanze non del tutto chiare, con un’indifferenza quasi priva di sensi di colpa. Per lei è morta un’estranea. Al funerale, Mackenzie sta per fuggire dagli sguardi invadenti e curiosi dei partecipanti quando trova sul sedile della sua auto una busta. L’intestazione recita «Dalla tua fan numero 1». Dentro la busta un foglio scritto nella grafia della madre: «Vuoi sapere un segreto?» e in calce la chiusa, sorprendente e dolorosa: «Love, Mom». Con amore, Mamma. Ma quale amore? E quale segreto? Da quel momento tutto cambia nella vita di Mackenzie: altre lettere arriveranno e nuovi tasselli si aggiungeranno a mostrare un passato che si rivela sempre più colmo di vuoti, di silenzi, di reticenze. E, appunto, di segreti. Chi era davvero sua madre? Chi sta cercando di farglielo scoprire? E chi vuole nasconderglielo a qualunque costo? Ma soprattutto chi è lei, per davvero? 

Love, mom è un thriller. Anzi è IL thriller di cui tutti hanno parlato per buona parte della primavera e dell'inizio estate. Era ovunque con la sua copertina accattivante e quel claim: vuoi sapere un segreto? Che domande! Certo che lo vogliamo sapere! Qualunque lettore di thriller lo vorrebbe sapere. Il punto è se il segreto promesso vale la lettura. Scopriamolo insieme.

La trama si sviluppa su due piani temporali. Il presente è narrato dal punto di vista di MacKenzie, mentre il passato è narrato dal punto di vista di tre persone (non vi svelerò quali per non fare spoiler). 

E a proposito di spoiler, è molto difficile scrivere una recensione articolata di un romanzo come questo senza farne, perchè risulta arduo far capire a chi non lo ha ancora letto in che modo un'idea tutto sommato buona venga sviluppata e risolta in maniera banale e sempliciotta. Il Piano Malvagio ™ che è il mistero da svelare funziona solo perchè tutti i comprimari di questo romanzo vanno in giro con gli occhi chiusi o le orecchie tappate o perchè sono semplicemente... tonti. È pur vero che tutti gli enigmi trovano una soluzione, ma questa soluzione è nella migliore delle ipotesi frettolosa, nella peggiore poco plausibileE dispiace dare un giudizio del genere perchè la trama ha una buona idea di partenza, la quale purtroppo si affloscia ben presto. 

Dicevamo che comunque tutto trova una sua spiegazione alla fine, ma troppo spesso si rimane perplessi davanti all'inverosimiglianza delle suddette spiegazioni, che vanno dal semplicistico all'assurdo passando per l'improbabile.

L'impressione finale è che l'autrice avrebbe avuto bisogno di una mano esperta per limare i difetti di questo suo romanzo ed esaltarne i pregi. Ho letto che Ileana Xander è uno pseudonimo di un'autrice la cui identità è sconosciuta, ma che a quanto pare ha pubblicato più di una ventina di romanzi (anche col metodo del self publishing). Faccio questa precisazione perchè inizialmente, parlandone con mia sorella che l'ha letto per prima, e che è il vero cuore e motore di questa recensione (quindi prendetevela con lei! ...ciao Olimpia!!) ci eravamo quasi convinte fosse un romanzo d'esordio e che questo spiegasse alcune cose, come ade esempio l'inverosimile macchinosità del Piano Malvagio ™, il quale, una volta svelato ti fa dire: ma non sarebbe stato più semplice fare questo? O quello?

Per quel che ci riguarda, un'occasione sprecata.  

Voto: 

  

 

Disclaimer: nessuna sorella è stata maltrattata durante la realizzazione di questa recensione

martedì 5 novembre 2024

L'anniversario...

 ... di Alice Feeney.

Adam e Amelia, coppia di sposi in crisi, vincono un soggiorno in una vecchia cappella riconvertita, nelle Highland scozzesi. Potrebbe essere l'ultima occasione per rimettere insieme i pezzi di un matrimonio che sta morendo senza un motivo apparente. Adam, sceneggiatore cinematografico, è ossessionato dal suo lavoro e dagli adattamenti dei thriller di un famoso scrittore, Harry Winter. Amelia, operatrice in un canile, si sente poco apprezzata e quasi invisibile per suo marito. Una storia come tante? Sembrerebbe di sì, se non fosse che sia Adam che Amelia hanno segreti, bugie e scheletri nell'armadio. E nessuno dei due può davvero fidarsi della persona che ha accanto.

Alice Feeney è l'autrice di Ogni piccola bugia, recensito in questo blog nel lontanissimo 2018, che rimane uno dei thriller piò interessanti che io abbia mai letto.
Con l'uscita di questo nuovo romanzo di Feeney, le mie aspettative erano comprensibilmente molto alte, ed in parte non sosno stata delusa ma... c'è un ma, purtroppo, come vedremo.

L'autrice costruisce intorno ai due protagonisti una ambientazione claustrofobica fin dalle prime righe:  un lunghissimo viaggio in macchina da Londra alle Highlands, la neve che cade, la campagna scozzese vuota e solitaria e due persone che poco o nulla hanno da dirsi.  L'alternarsi dei punti di vista di Amelia e Adam rende il libro, all'incirca per una metà, quasi una lunga e sofferta confessione che i due fanno al lettore; questa sensazione è accentuata dalle lettere mai spedite che segretamente la moglie di Adam scrive al marito in occasione di ogni anniversario. Questi due elementi (il senso di isolamento e le lettere che Adam non ha mai letto) creano una sorta di legame tra il lettore e la storia che ha tra le mani, e questo sicuramente è un grande punto di forza. 
Il lettore condivide questa intimità forzata con la coppia, percepisce il loro disagio a ritrovarsi da soli e li guarda mentre maldestramente tentano di riavvicinarsi. Il tutto condito con gli elementi classici della suspence: la corrente elettrica che non va, facce inquietanti dietro una finestra, comportamenti ambigui, porte chiuse a chiave che sembrano aprirsi da sole e la neve che cade fitta, inesorabile.

Dopo la prima metà il ritmo accelera quasi all'improvviso, e a questo punto diventa complicato mettere giù il libro e interrompere la lettura - segno questo che distigue, a parer mio, un thriller ben fatto dauno che invece non lo è.
Fin qui, in pratica ho descritto il thriller perfetto. Purtroppo però, questo è il momento in cui, per me, arriva il grande ma di cui parlavo prima. 
Quando arriva il momento di tirare i fili e sciogliere i nodi, la rivelazione (anzi, le rivelazioni) appaiono un po' buttate lì per caso, come se l'autrice, improvvisamente, ci dicesse: ah, a proposito, Lettore, sappi che x è nero ed y è bianco. Ora mettiti buono e andiamo avanti con la storia.
La sensazione di rivelazione non adeguatamente preparata è poi aggravata da un dettaglio della sinossi del libro, che deliberatamente mente al lettore. 
Sono andata a confrontare la quarta di copertina dell'edizione originale con quella italiana, ed in effetti l'edizione in inglese gioca sul filo del rasoio, mentre quella italiana svia (consapevolmente o inconsapevolmente?) il lettore.
 
Nonostante ciò, L'anniversario resta un buon thriller, che ha dalla sua una storia bella (che pecca più dal punto di vista del come è narrata che dal cosa viene narrato), personaggi ambigui quanto basta, è scritto con uno stile scorrevole e regala qualche ora di intrattenimento.
 
Voto:

 

Tre tazzine di caffè su cinque

mercoledì 27 novembre 2019

Le spose sepolte...

... di Marilù Oliva.

Dove sono finite quelle donne misteriosamente sparite da anni, mogli e madri di cui i mariti sostengono di non sapere nulla? Uno dopo l’altro, i loro resti vengono ritrovati grazie a un killer implacabile che costringe chi le ha fatte scomparire a confessare dove si trovano le loro ossa e poi uccide i colpevoli, sempre assolti dai tribunali per mancanza di prove. Il rituale è feroce e spietato: l’assassino vuole così rendere giustizia alle spose sepolte. I pochi indizi lasciati sulla scena del crimine conducono a un piccolo paese, Monterocca, soprannominato la Città delle Donne, un territorio nell’Appennino bolognese circoscritto da mura ed elementi naturali, governato da una giunta completamente al femminile. Il team investigativo, in cui spicca la giovane ispettrice Micol Medici, si trova catapultato in una realtà di provincia quasi isolata dal mondo, con una natura montana che fa da contorno e molti misteri avvolti nella nebbia. Un inquietante enigma conduce gli inquirenti al Centro Studi Rita, un’azienda farmaceutica che sta sintetizzando un anestetico speciale: lo stesso utilizzato dal serial killer come siero della verità per far confessare i colpevoli. Ma quanti altri segreti si nascondono dentro i confini del piccolo paese? Solo Micol ha l’innata capacità di scoprirli, anche se questo potrebbe costarle la vita…(Sinossi dal sito della casa editrice HarperCollins).

Dopo aver letto Musica sull'abisso, della stessa autrice, mi era rimasta la curiosità di scoprire qualcosa sul passato di Micol Medici, e perciò ho recuperato Le spose sepolte.

Marilù Oliva ci racconta la storia di un serial killer; il genere è ultimamente inflazionato, ma la bravura dell'autrice sta nell'aver introdotto nella narrazione un elemento originale ed intrigante. Il serial killer sulle cui tracce si metterà Micol Medici con la sua squadra è uno spietato assassino, sì, ma sceglie le sue vittime tra coloro che sono fortemente sospettati di aver ucciso e fatto sparire le proprie mogli, ma sono riusciti a farla franca per mancanza di prove. Il misterioso killer riesce anche a far confessare alle sue vittime dove si trovano i poveri resti di coloro che hanno ucciso, permettendo di dare una pietosa sepoltura a persone scomparse magari da anni.

Mi è piaciuta questa dicotomia presente nella figura dell'assassino, che è sì spietato, ma mosso da una sorta di volontà di ristabilire, a modo suo, la giustizia. Certo un killer così tratteggiato fa riflettere. Ma quello che ho apprezzato di più è stato che, nonostante il serial killer sia una sorta di vendicatore per le vittime di un crimine odioso e purtroppo diffuso, mai ho avuto l'impressione che l'autrice lo giustificasse, o parteggiasse per lui. Insomma, due torti non fanno una ragione e uccidere a sangue freddo un assassino non fa di te un eroe; in un periodo storico in cui armarsi e farsi giustizia da soli sembra essere la panacea universale, ho apprezzato questo equilibrio narrativo.

Altro elemento che ho apprezzato, è stata l'ambientazione nel paesino di Monterocca. La città di sole donne, come ha avuto a chiarire l'autrice durante una presentazione cui ho avuto la fortuna di assistere, è un'utopia (nel presente) e allo stesso tempo un sfida (per il futuro).
Nell'economia del romanzo rappresenta invece, secondo me, un altro aspetto della dicotomia che ho rilevato prima riguardo al serial killer.
Monterocca è un posto idilliaco, eppure nasconde segreti.
Queste ambiguità fatte di luci e ombre, dubbi e certezze, mi sono piaciute molto, e credo sia grazie ad esse se ho trovato la lettura così stimolante.
Insomma, ho trovato l'ambientazione veramente ben costruita e dettagliata, ed è stata una delle cose che ho apprezzato di più nel romanzo.

Interessanti i personaggi, ben delineati anche quelli secondari.

Anche la trama è buona, con un finale all'altezza delle premesse.

Voto: 7

domenica 27 ottobre 2019

Morte nelle Highlands...

... di Lucy Foley.

La scheda del libro sul sito della casa editrice Giunti

Come ogni anno Emma, Mark e i loro amici trascorrono l’ultimo dell’anno insieme. Per Emma, l’ultima arrivata, l’unica a non aver frequentato Oxford con gli altri, è l’occasione per fare bella figura e integrarsi nel gruppo. Ma qualcosa va storto nell’esclusivo cottage che si affaccia sulle gelide acque di Loch Corrin. Sui boschi già imbiancati si abbatte la peggiore tempesta di neve degli ultimi tempi e poi, improvvisamente, uno degli ospiti scompare. Le condizioni meteo sono così proibitive che i soccorsi non possono arrivare e nessuno può andare via. Quando l’ospite viene ritrovato – morto – tutti sono dei potenziali sospettati. Ci sono Heather, la manager del resort, Doug, l’ex marine ora guardiacaccia, una inquietante coppia di islandesi e poi gli amici: Miranda e Julien, tanto belli quanto snob, Samira e Giles con la loro bambina di 6 mesi, Nick e il suo fidanzato americano, e infine Katie, l’unica single del gruppo. Chi è l’assassino? Ma, soprattutto, chi è la vittima? Nella migliore tradizione del giallo alla Agatha Christie, Lucy Foley sfida il lettore a scovare la verità in una fitta rete di intrighi e bugie. Una lettura compulsiva e ricca di colpi di scena.

Nove amici decidono di festeggiare il l' arrivo del nuovo anno in un lussuoso resort sulle Highlands. E, dal mio punto di vista, questa ambientazione già vale da sola il costo del romanzo. 
L'ambientazione è davvero ben fatta ed estremamente adatta al tipo di storia che Foley si appresta a raccontarci. La neve cade e rende un posto particolarmente isolato irrangiungibile e inquietante. Non aiuta a sollevare il nostro senso di angoscia il fatto che i protagonisti siano nove amici di lunga data, affiatati (almeno all'apparenza) tra di loro. Anzi, la vicenda prende, proprio per questo, tinte ancora più fosche.
Gli amici si conoscono da una vita, hanno ricordi e un passato in comune, eppure, anno dopo anno, si rendono conto che questo tipo di raduno comincia a star loro stretto. Sono cresciuti, sono cambiati, non sono così disposti a perdonarsi l'uno altro errori e piccole cattiverie; alcune cose sepolte nel passato, poi, cominciano a tornare a galla, e bisognerà farci i conti. 
Il passato che ritorna è uno degli elementi che preferisco nei thriller. Trovo che crei un senso di profondo mistero intorno alle vicende e ai personaggi.
 
Aumenta il senso di mistero e di paura anche il fatto che l'autrice abbia scelto di narrarci la storia alternando capitoli che raccontano il prima della scomparsa a capitoli che raccontano il dopo. Il tutto senza farci sapere chi sia la persona scomparsa, e cosa esattamente le sia accaduto.
Anche i punti di vista dei vari personaggi vengono alternati e questo ci aiuta ad avere una visione d'insieme ampia e varia, e ci permette di scoprire qualcosa di più sui vari componenti del gruppo. Ognuno di loro ha segreti e peccati da confessare, che il lettore scopre con crescente sgomento e che aiutano a dare spessore ad ognuno dei nove amici, che pertanto risultano ben delineati e credibili.
I personaggi esterni alla cerchia di amici, Heather e Doug in particolare, invece, mi hanno lasciato perplessa. Credo che l'amalgama dei due e del loro passato con le storie dei nove protagonisti non sia perfettamente riuscita. Questo ha, in alcuni punti, spezzato il ritmo della narrazione (specie laddove si faceva riferimento al passato dei due). 
Inoltre ho notato che il romanzo, per quanto ben strutturato, in alcuni tratti diventa prolisso. Un po' di sintesi non avrebbe guastato.

A metà strada fra un giallo di Agatha Christie, con i personaggi intrappolati in uno spazio ristretto, e un thriller di taglio moderno, Morte nelle Highlands è, nel complesso, un romanzo ben fatto, che regala momenti di suspense e una bella e claustrofobica atmosfera di mistero.

Voto: 7 e 1/2
 

giovedì 26 settembre 2019

Musica sull' abisso...

... di Marilù Oliva.

Dopo il successo delle Spose sepolte, primo caso dell'ispettore Micol Medici, Marilù Oliva ci presenta thriller inquietante e attuale, una storia di sopraffazione e ferocia, che racconta quanto ciò che siamo oggi è il frutto di quello che abbiamo - o non abbiamo - ricevuto. L'ultima volta che Gwendolina Nanni, giovane imprenditrice bolognese, è stata vista viva era mattina molto presto e come al solito stava correndo lungo gli argini del Bacchiglione prima di andare in ufficio. Il suo corpo è stato ritrovato molti giorni dopo in un'ansa del fiume, ormai irriconoscibile. Il suo caso viene chiuso come suicidio dalla polizia di Padova. I suoi familiari non ci stanno e si rivolgono alla Sezione Omicidi di Bologna, dove è stata da poco trasferita l'ispettore Micol Medici. Le ricerche vertono attorno agli ex-studenti di un liceo storico di Bologna, il Cicerone, dove si diploma la migliore gioventù della città. Ma c'è una classe del passato che ha avuto un destino infausto: uno dopo l'altro, anno dopo anno, stanno morendo gli adulti che quindici anni prima sono stati compagni di classe. Tutti in circostanze sospette e tutti lo stesso giorno, il 21 febbraio. Cosa lega questi delitti? E com'è possibile che una canzone, scritta in latino e cantata da alcuni di loro, abbia preveduto con anni di anticipo in che modo sarebbero morti alcuni di loro? Micol, con la sua abilità speciale, cerca di scoprire la verità, muovendosi sullo sfondo di una città dove ogni torre e ogni portico sembrano nascondere qualcosa. (sinossi tratta dal sito della Harper e Collins)

Musica sull' abisso è un thriller costruito con molta cura e molta intelligenza dalla sua autrice.
Il merito principale di questo romanzo è di aver mescolato sapientemente la classica ricerca di quello che sembra essere un omicida seriale con elementi originali e anche molto inquietanti. 
Non c' è dubbio infatti che la storia di una classe i cui alunni muoiono uno dopo l'altro in circostanze misteriose o mai ben chiarite sia intrigante ma non orginalissima. Qui però entra in gioco la bravura della narratrice, che diluisce nell'arco di oltre vent'anni le morti sospette, lascinado costantemente il dubbio agli inquirenti ( e ovviamente anche al lettore): si tratta di una maledizione, una fatalità o di una o più mani omicide? E l'assassino va ricercato dentro o fuori le mura del liceo che ospitava la classe "maledetta"? 
Inoltre, il fatto che tutto sembra ruotare intorno a una canzone scritta in latino, i cui versi sono profetici, aggiunge un tocco conturbante alla trama. L'utilizzo del latino, della mitologia e del simbolismo classico, infatti, rende la storia ancora più inquietante. La scelta di questi elementi non appesantisce la trama, ma anzi contribuisce a rendere l'atmosfera del romanzo costantemente minacciosa, come se ci fosse qualcosa di arcano, di sconosciuto e pericoloso in agguato dietro ogni pagina.

La protagonista, Micol Medici, ispettore di Polizia, è chiamata ad investigare su queste morti sospette, il cui legame è stato intuito troppo tardi dagli investigatori che si sono occupati dei vari casi nel corso degli anni. Nelle sue indagini perciò entra anche un senso di urgenza e un non troppo velato senso di colpa per alcune morti che forse potevano essere evitate, e questo contribuisce a rendere l'investigazione un fatto personale. Micol Medici non guarda più al caso con occhio distaccato, e riesce a coinvolgere il lettore. E se ciò non fosse sufficiente, va aggiunto che Micol Medici è un ottimo personaggio: donna forte con le sue debolezze, i conflitti irrisolti (specie nei confronti della madre) e anche qualche fragilità superata e archiviata (cosa rara da trovare nei protagonisti di thriller e noir).

La trama, come detto, è intrigante e affascinante, cupa quanto basta. Il suo sviluppo è curato e gli indizi vengono dosati nel modo giusto, tenendo alta l'attenzione del lettore.
Il romanzo è nel complesso molto ben costruito, con un buon ritmo, nessun calo di tensione ed ha una struttura solida ed uno sviluppo intelligente e mai banale.
Il finale riesce a sorprendere e a rispondere a tutte le domande che ci eravamo posti durante la lettura senza forzature. La soluzione si rivela all'altezza delle premesse, con elementi toccanti e di spessore.

Voto: 8

sabato 24 agosto 2019

Fiori sopra l'inferno...

... di Ilaria Tuti.

«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa.
Sono un commissario di polizia specializzato in profiling e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine.
Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura.» (sinossi dal sito della casa editrice Longanesi)

Siamo a Travenì, un piccolo paese di montagna in Friuli. Qui vive e lavora Teresa Battaglia, commissario sessantenne, donna forte, intelligente e preparata, che, però, nasconde una insospettata fragilità. La sua debolezza, alla lunga, diventa un punto di forza, perchè la rende quanto mai empatica e perspicace sulla natura umana.
Il commissario Battaglia, che ha studiato come profiler, si trova ad indagare su una serie di omicidi molto cruenti, che appaiono quasi inconcepibili in un posto come Travenì, paese tranquillo a ridosso delle Dolomiti e circondato da boschi.
Proprio a causa di questo stridente contrasto, l'ambientazione diventa protagonista del romanzo al pari dei personaggi in carne ed ossa. L'abilità con cui Ilaria Tuti riesce a fondere narrazione e descrizione dei luoghi crea un'atmosfera inquietante, di pericolo incombente, che cala il lettore immediatamente all'interno della storia. Decisamente questo è uno degli aspetti migliori del romanzo.

La trama, comunque, non è da meno. Ho adorato il fatto che la storia narrata affondi le sue radici in qualcosa che è accaduto nel passato, ma che i legami tra passato e prewsente non siano immediatamente intuibili.
La narrazione degli eventi del passato è incredibilmente inquietante, e anche se il lettore non comprende subito dove andremo a parare, riesce a gettare un'ombra nera sul presente, e ad alimentare quel senso di ansia costante che deve essere l'ingrediente principale di ogni thriller che si rispetti.
Da questo punto di vista, Ilaria Tuti centra in pieno l'obiettivo.
Questa è, inoltre, la parte che ho preferito nel romanzo, perchè personalmente adoro i segreti sepolti nel passato che devono essere svelati attraverso indagini criminali; il segreto in questione, poi, è particolarmente interessante e ben narrato.

Altra menzione spetta ovviamente alla protagonista, il già citato commissario Battaglia. Il personaggio è particolarmente ben riuscito perchè, sebbene si inserisca nel filone dei poliziotti tutti di un pezzo con una nascosta debolezza, riesce a risultare originale. La sua fragilità non è infatti ostacolo, ma piuttosto un percorso attraverso cui il commissario, sebbene spaventato dalla propria situazione, riesce a tirar fuori l'empatia necessaria per far luce sul caso. 

Fiori sopra l'inferno è il thriller che andrebbe consigliato a tutti gli amanti del genere, e non solo. Se pensiamo che si tratta di un libro di esordio non possiamo non congratularci con Ilaria Tuti per la maturità con cui la trama è stata sviluppata, dosando sapientemente i cambi di scena, di punti di vista, di ambientazione. Lo stile è pulito, diretto ed efficace.

Voto: 8

mercoledì 20 febbraio 2019

La coda del diavolo...

 di Maurizio Maggi.


La notte che il mostro arrivò da noi ci colse impreparati. Aveva rapito una ragazzina seviziandola per mesi e, quando lei era riuscita a scappare, l’aveva rincorsa per la strada e uccisa con un colpo alla nuca a due passi da una pattuglia. Non diedi io l’allarme, ma qualcuno lo fece. Le cattive notizie sono sempre le più veloci e in pochi minuti tutti furono svegli. Non c’era uno solo di noi, guardie o detenuti, che non avrebbe ammazzato il mostro, e anche gratis.

Una ragazzina è tenuta prigioniera da un uomo. Riesce a fuggire, ma l'uomo la raggiunge e le spara a sangue freddo. Catturato, il mostro finisce in carcere, in attesa di giudizio. Tra le guardie carcerarie che lo sorvegliano c'è Sante Moras, uomo tormentato con un passato difficile alle spalle e un segreto mai confessato.
Un ambiguo avvocato lo avvicina gli propone, in cambio di molti soldi, di fare giustizia e uccidere il mostro. Sante esita, dubita, si tormenta ma non agisce. Eppure il giorno dopo l'uomo è morto, e Sante, rienuto colpevole, comincia una fuga che lo porterà a scoprire una trama molto più grande e inquietante di quanto avesse sospettato.

Ho conosciuto questo libro attraverso una garbatissima e stimolante mail di presentazione dell'autore, che mi ha messo davvero la voglia di leggere il suo romanzo. E prima di iniziare la recensione devo ringraziare Maurizo Maggi due volte: per aver scritto un gran bel romanzo e per avermelo fatto conoscere.

La coda del diavolo infatti, mi è piaciuto molto. Questo romanzo mescola con naturalezza il thriller con il romanzo d'azione, riuscendo a darci il meglio di entrambi i generi. Del thriller abbiamo l'approfondimento psicologico dei personaggi, la suspense, il mistero e anche quel senso di claustrofobia dei migliori romanzi del genere; delle storie d'azione abbiamo il ritmo serrato e la trama vivace, ricca di avvenimenti e di qualche colpo di scena. 
La trama è articolata e ben congegnata; non disdegna dei cambi di rotta inaspettati che disorientano il lettore e lo spingono a leggere per cercare spiegazioni e risposte. Anche gli scenari mutano velocemente - dal carcere, alla natura selvaggia, alla città, al mare, senza che una sensazione di urgenza e di oppressione ci abbandoni.
Dicevo prima del senso di claustrofobia. È la prima cosa che mi ha colpito del romanzo. I primi capitoli sono ambientati in un carcere in Sardegna, e la descrizione della routine carceraria è talmente vivida e ben narrata che si sentono le pareti della prigione chiudersi su di noi. Bellissimo, a parer mio, il contrasto tra la struttura opprimente del carcere e la natura libera e selvaggia della costa sarda.

La cosa migliore del romanzo è la capacità di trascinare il lettore dentro la storia. Merito senza dubbio di uno stile curatissimo, ricco di dettagli ma che non risulta mai pesante, ma che al contrario si mantiene scorrevole e avvolgente.
Ma merito anche del protagonista e voce narrante, Sante Moras, i cui dubbi etici sulla giustizia, sulla colpa e sull'espiazione sono esposti con una tale linearità e lucidità da far diventare i suoi dilemmi nostri.

C’era stato un tempo in cui avevo creduto che affermare la giustizia fosse un modo per riportare l’armonia nel mondo, un atto necessario per renderlo più bello. Ma c’era ancora spazio per la bellezza? Il ricordo ancora vivo del cadavere di un’adolescente dalla pelle bianca come il latte mi diceva che non ce n’era, che le nostre vite mediocri erano tutto ciò che avevamo e ciò per cui eravamo venuti al mondo, che non c’era altro.
Ma mi bastava pensare a quella voce, mi bastava alzare lo sguardo a quel cielo buio come catrame che solo certe notti di Sardegna conoscono, perché milioni di stelle brillanti come piccole pietre incandescenti mi suggerissero il contrario.

Sante è un personaggio solido e ben costruito e nonostante alcuni elementi possano far pensare ai soliti clichè (passato militare da duro, e segreto che pesa sulla coscienza) è elaborato in maniera credibile e non risulta mai piatto nè dà mai quell'impressione fastidiosissima in un romanzo del già visto, già letto.
Risulta evidente una accurata ricerca per quanto riguarda i dettagli di tattica, equipaggiamento e in generale dell'ambiente militare e di quello carcerio, ricerca che rende l'ambientazione e l'intero romanzo molto realistici e credibili.

Un romanzo forse poco conosciuto ma che porta una ventata di originalità in un genere che a volte tende ad appiattirsi troppo su se stesso e su formule già collaudate; un romanzo scritto benissimo, curato, in una lingua semplice eppure precisa. Ogni parola ha il suo posto, ogni dettaglio il suo perchè. Una trama articolata, coinvolgente, veloce e scorrevole che riesce a tenere desto l'interesse del lettore dall'inizio alla fine.
Ecco, queste sono tutte le ragioni che fanno de La coda del diavolo un libro consigliatissimo.

Voto: 7 e 1/2

Se siete curiosi e volete dare un'occhiata allo stile e alla capacità narrativa di Maurizio Maggi, potete leggere gratuitamente un racconto, Cartoline da N'Djamena, ambientato circa dieci anni prima di questa romanzo, con protagonista Sante Moras. Cliccate qui.

lunedì 21 gennaio 2019

Ellie all'improvviso...

... di Lisa Jewell.

La scheda del libro sul sito della casa editrice Neri Pozza

Un giorno come tanti altri, Elllie Mack, 15 anni, studentessa modello, esce di casa per andare in biblioteca e svanisce nel nulla.
Dieci anni dopo, sulla sua sorte è ancora mistero fitto. La polizia crede ad una fuga volontaria, ma Ellie aveva una famiglia amorevole, un ragazzo che adorava e nessun motivo di conflittoa casa o a scuola. 
Sua madre, Laurel, non si è mai ripresa, e la famiglia ha finito col disgregarsi. Quando però un girono Laurel incontra un uomo gentile e simpatico, crede che la vita possa tornare a sorriderle. L'uomo è un padre single, e ha una figlia di nove anni che sembra il ritratto di Ellie...

Ellie all'improvviso è l'angosciante storia di una ragazza scomparsa, il cui posto vuoto manda in frantumi prima la vita di suo madre e poi dell'intera famiglia. 

Il romanzo si svolge su diversi piani temporali; la maggior parte della storia si svolge nel presente, dieci anni dopo la scomparsa di Ellie. Alcuni brevi capitoli raccontano invece il prima, la vita della famiglia prima del giorno della scomparsa, e nella loro semplicità e linearità creano un senso di angoscia crescente. Qualche capitolo viene anche narrato dal punto di vista del cattivo della storia (ma soltanto quando ormai il quadro è abbastanza chiaro), cosa che di solito non apprezzo (perchè detesto, anche nei libri, chi fa del male alle altre persone) ma che in questo caso ha aggiunto altra tensione alla narrazione.

Sicuramente raccontare la scomparsa di un'adolescente, raccontare di una madre che perde una figlia e dopo dieci anni non sa nulla della sua sorte è un modo rapido per creare un senso di ansia e di turbamento del lettore. Ma questa non è la solita storia di adolescenti scomparsi nel nulla: l'autrice ha saputo approfondirla e arricchirla sia con spunti originali nella trama sia con dei personaggi costruiti in maniera solida e credibile.

Ellie all'improvviso è un bel thriller psicologico, nel senso più letterale del termine. La costruzione della suspense e della tensione è legata strettamente alla costruzione psicologica dei personaggi; il lettore viene trascinato all'interno delle loro menti e riesce a sentirne dubbi, sensi di colpa, dolore, rimpianti.
Da questo punto di vista il romanzo è formidabile. La psicologia dei personaggi è descritta in maniera impeccabile, così come pure è impeccabile l'evoluzione degli stessi, che avviene talmente gradualmente e con tanta naturalezza che il lettore, alla fine del romanzo, si ritrova a contemplare una lunga strada alla sue spalle, senza essersi accorto di averla percorsa. Credo che questa sia una gran bella caratteristica per un thriller: riuscire a risucchiarti all'interno del suo dramma senza che tu neanche te ne accorga.
Inizialmente non mi è stato facile provare empatia per Laurel, nonostante quello che stava passando. Questo perchè il suo rifiuto degli altri membri della famiglia, il suo modo inconscio di far pesare sulla sorella di Ellie la colpa, per così dire, di essere al sicuro mentre Ellie, la figlia perfetta e preferita, è chissà dove, me la rendevano piuttosto antipatica. Ma l'autrice ha saputo sviscerare l'animo di Laurel e soprattutto farlo evolvere davanti ai nostri occhi, tanto che alla fine del romanzo è impossibile non parteggiare per lei, non capirla, non essere partecipi del suo dolore. 

Se proprio devo trovare un difetto a questo romanzo, devo dire che l'ambientazione perfetta e il senso di tensione crescente mi avevano fatto sperare in qualcosa di più per quel che riguarda il finale. La trama è sì ben costruita, ma piuttosto lineare e quel che accaduto ad Ellie si intuisce ben presto. Non mi sarebbe dispiaciuto se nel finale ci fosse stato un colpo di scena. Ma in ogni caso preferisco una trama lineare ma sensata e interessante ai colpi di scena piazzati a caso per stupire il lettore a tutti i costi.

Ellie all'improvviso è un romanzo che consiglio a chi ama i thriller psicologici in cui l'adrenalina e la corsa contro il tempo lasciano il posto ad atmosfere morbose ed angoscianti capaci di risucchiare il lettore tra le pagine del romanzo.

Voto: 7

mercoledì 12 settembre 2018

Ogni piccola bugia...

... di Alice Feeney.


Amber si ritrova immobilizzata in un letto d'ospedale, la mente vigile, il corpo immobilizzato. È in coma e non ricorda come ci sia finita. Nella stanza suo marito e sua sorella parlano, convinti che lei non possa sentirli. le loro parole ambigue, sussurrate, smozziacate le fanno pensare che deve essere successo qualcosa di grave, oltre all'incidente che l'ha portata in ospedale. Qualcuno ha tentato di farle del male? E chi? E di chi si può fidare, indifesa in quel letto d'ospedale?

Oggi vi propongo un altro thriller psicologico, diverso da L'illusione della verità recensito da poco, ma altrettanto meritevole di letture. 
Io l'ho letto in un'unica nottata insonne, semplicemente perchè non potevo metterlo giù. Ecco, la mia recensione potrebbe fermarsi qui, perchè credo non esista niente di più bello per un lettore di imbattersi in uno di quei libri che semplicemente non puoi smettere di leggere.
 
Alice Feeney ha creato per il suo romanzo un'atmosfera claustrofobica: Amber non può muoversi nè comunicare in alcun modo con l'esterno, ma sentendo i discorsi intorno a lei, e con il riaffiorare graduale dei ricordi, capisce di essere in pericolo. Il lettore ripercorre insieme a lei la strada che l'ha portata fin lì, che parte dall'infanzia, fino ad arrivare al suo lavoro di giornalista radiofonica in una seguita trasmissione mattutina. Intorno a lei si muovono diversi personaggi, principalmente la sorella Claire, il marito, le colleghe, i suoi superiori, ed ognuno di loro è enigmatico e ambiguo. Ognuno di loro potrebbe essere  il centro del mistero angoscioso che è la vita di Amber in questo momento.
La bravura dell'autrice, in questo thriller, sta tutta nell'aver costruito una storia misteriosa, tortuosa e intrigante, e di averla costruita benissimo. Come Amber, il lettore non sa chi di può fidarsi e a chi deve credere. 
La trama è intricata ma non risulta involuta o incomprensibile. I plot twist sono diversi, tutti credibili e ben preparati e lasciano il lettore a bocca aperta.
Lo stile dell'autrice è molto fluido, non ci sono digressioni inutili nè pause nel ritmo delle rivelazioni, che sono dosate sapientemente. 

Raccontare questo tipo di storia non è facile: basta dimenticare un piccolissimo dettaglio e tutta la credibilità della trama crolla miseramente. Alice Feeney invece tiene saldamente le fila del suo intreccio. Alla fine ogni dettaglio va al suo posto con precisione. Il lettore è avvinto fino all'ultima pagina, anzi, fino all'ultimo rigo, che riserva anch'esso qualche sorpresa.

Voto: 8


 

lunedì 10 settembre 2018

L'illusione della verità...

... di Wendy Walker.

La scheda del libro sul sito della casa editrice NORD

Le sorelle Tanner, Emma e Cassandra, adolescenti con una famiglia complicata, scompaiono dopo una lite furiosa. L'auto di Emma e le sue scarpe vengono ritrovate sulla spiaggia. Di Cassandra, invece, nessuna traccia. Eppure è proprio lei, tre anni dopo, a ricomparire all'improvviso e a raccontare la storia della loro scomparsa e della prigionia su un'isola che non sa come identificare. Ma il suo racconto lascia molti dubbi all'agente dell'FBI Abby Winter, che si è occupata del caso tre anni prima. La versione di Cassandra non coincide con le testimonianze, e troppi dettagli rimangono oscuri. Cosa nasconde Cassandra? Perchè è ricomparsa proprio adesso? E la sua famiglia, all'apparenza perfetta, cosa nasconde?

L'illusione della verità è un thriller psicologico interessante, che ruota intorno alla figura di una madre disfunzionale e alla famiglia altrettanto disfunzionale che è riuscita a creare intorno a sè. Vittime, ambigue e a volte consenzienti, sono le due figlie adolescenti, unite ma allo stesso tempo perennemente in lotta per l'amore e l'approvazione della madre.  Le dinamiche tra le tre donne, asse portante del romanzo, sono descritte con una cura maniacale per i dettagli. Sono dinamiche di comprensione non immediata, che coinvolgono conoscenze di psicologia, eppure l'autrice riesce a illustrarle in maniera sufficientemente chiara senza appesantire troppo la narrazione.
Anzi, a dirla tutta, l'autrice riesce a creare un clima claustrofobico mentre dipana la morbosa relazione tra le tre donne, clima che mi ha causato una seria angoscia mentre leggevo. E sebbene a volte la lettura diventasse disturbante, alla fine non ho potuto fare a meno di concludere che questo thriller svolge egregiamente il suo lavoro.

Il cuore di questo romanzo sta tutto nel gioco di potere che la verità e i segreti altrui regalano. Ognuna delle protagoniste - in particolare Cassandra e sua madre - sanno dosare verità e bugie per ottenere quello che vogliono, e in questo labirinto in cui le persone credono solo quello che vogliono credere, come dice Cassandra, il lettore si smarrisce, restando incollato alle pagine cercando di ricostruire una storia di torbide relazioni familiari dove niente è come sembra.
Ogni cosa - la lite, la scomparsa, la prigionia, il ritorno - ha due facce. Anche la verità, in questa romanzo ha due facce. E ciò lo rende estramente interessante, a tratti oscuro, ma mai banale o scontato.

Ma è una lettura che buca la pagina, arriva al lettore, lo intrattiene, gli fa tenere il fiato sospeso, e lo conduce attraverso un labirinto buio fino alla fioca luce all'uscita.

Voto: 7 e 1/2

mercoledì 27 giugno 2018

Picnic ad Hanging Rock...

... di Joan Lindsay.

Australia, 1900. In un esclusivo collegio nello stato di Victoria, nel sud del paese, si organizza un picnic ai piedi della famosa formazione rocciosa di Hanging Rock, luogo misterioso, considerato sacro dagli indigeni. Durante il picnic tre ragazze e un'insegnate scompaiono, e mentre si svolgono ricerche disperate, nel collegio si consumano piccoli e grandi drammi. Col passare dei giorni il mistero sembra destinato a rimanere insoluto.

Picnic ad Hanging Rock ruota intorno allla soffocante vita di un collegio di epoca vittoriana, l'Appleyard College, una di quelle scuole per signorine, dove le famiglie benestanti mandavano le figlie ad apprendere come essere graziose e decorative, nell'attesa di trovare un buon partito da fare sposare loro. La vita nel collegio è rigida, difficile da sopportare per la giovane Miranda, uno spirito libero amante della natura, ma anche per la piccola Sara, sua giovanissima protetta, orfana che frequenta il collegio grazie alla generosità di un benefattore, ma mal tollerata dalla direttrice. Miranda sarà una delle ragazze a sparire, insieme alle sue amiche Irma e Marion, dopo che il gruppetto si era allontanato per esplorare da vicino Hanging Rock. 
La sparizione destabilizzerà la vita del collegio, delle insegnanti e anche degli abitanti del vicino villaggio, causando una serie di eventi tragici. 

Mentre da un lato seguiamo le affannose indagine della polizia (che nonostante un colpo di scena durante le ricerche sembrano non approdare a nulla), dall'altro l'autrice apre una finestra su quello che hanno fatto le ragazze immediatamente prima della sparizione, alternando capitoli dell'uno e dell'altro filone narrativo, offrendoci squarci della soluzione finale già nel terzo capitolo (ma non temete, difficile cogliere già al terzo capitolo, nonostante i segnali, la soluzione del mistero).

Picnic ad Hanging Rock non è esattamente un thriller; la sparizione delle ragazze è più un pretesto per raccontarci della vita del collegio, dei suoi segreti, della pressione psicologica che la società esercitava in particolare sulle donne. In effetti, potremmo definirlo un thriller psicologico, dove però la soluzione del mistero è l'ultimo dei pensieri dell'autrice.

Infatti questo è un libro molto particolare, che deve la sua fama solo in parte alla validità del contenuto. Intorno al romanzo è stata costruita con successo un'atmosfera di mistero, di spiritualità, di dubbio, che ha contribuito alla sua popolarità.
Iniziamo col dire che è la stessa autrice a creare un efficace alone di mistero con questa frase introduttiva:

Se Picnic ad Hanging Rock sia realtà o fantasia, i lettori dovran deciderlo per conto proprio. Poiché quel fatidico picnic ebbe luogo nell’anno 1900 e tutti i personaggi che compaiono nel libro sono morti da molto tempo, la cosa pare non abbia importanza.

Con queste righe, Lindsay è già riuscita ad accendere la curiosità del lettore. Se a ciò aggiungiamo la presenza nel romanzo di estratti di articoli di giornali dell'epoca (veri o falsi anche questi?) il quadro è completo.
Ma non è tutto. Dovete infatti sapere che originariamente il romanzo era composto da diciotto capitoli; su richiesta dell'editore il capitolo finale fu tagliato e alcune parti vennero inserite nel capitolo tre, in modo che la soluzione del mistero restasse sospesa e non evidente.
Per volontà dell'autrice il capitolo diciotto fu diffuso solo dopo la sua morte. Purtroppo non è stato tradotto in italiano, ma è facilmente ( e legalmente) reperibile in rete in inglese. 

Detto questo, se vi state domandando se il romanzo mi sia piaciuto o meno, vi dirò che la risposta è sì, il romanzo mi è piaciuto molto. Ho apprezzato moltissimo l'introspezione psicologica dei personaggi, chiusi in un mondo di regole oppressive, talune assurde e completamente fuori luogo (come il divieto, per le ragazze del collegio, di uscire senza guanti anche in una torrida giornata dell'estate australiana). Mi è piaciuta moltissimo la descrizione della vita di questo collegio così particolare, sospeso tra la routine molto british dell'epoca vittoriana e il richiamo della libertà che la selvaggia natura australiana, a stento domata ma solo entro i confini del collegio, lancia a tutti i protagonisti. Forse il senso del romanzo sta proprio in questo contrasto, e se leggerete sia il romanzo che il misterioso capitolo 18, potrete apprezzare in pieno questa dicotomia, che alla fin fine sta alla base della misteriosa sparizione.
Ho altresì amato l'alone inquietante che ruota intorno alla romanzo; i dubbi disseminati con maestria (fatto di cronaca o invenzione letteraria?), il mistero soffocante di cui sembra che il lettore non possa liberarsi.

Mi rendo però perfettamente conto che questo è un tipo di romanzo che o si ama o si odia. Facile odiarlo perchè non c'è niente di definito, niente di detto chiaramente; tutto è vago, accennato; i segni, gli indizi, le tracce ci sono ma vanno colti e interpretati. Se siete persone pragmatiche, che in un thriller/mistery cercano una soluzione chiara e definitiva, questo romanzo non fa per voi. Se siete aperti a diverse possibilità, allora vi consiglio di dare una chance a Picnic ad Hanging Rock.
Per me è stata più che una lettura. È stata una vera esperienza.

Voto: 7 e 1/2

PS: se per caso vi state chiedendo se la sparizione alla base del romanzo sia un fatto di cronaca reale, purtroppo non ho una risposta certa alla vostra domanda. Molte ricerche sono state fatte dai fan a tale proposito. Ma non è stato possibile chiarire se la Lindsay si sia ispirata ad un fatto realmente accaduto (magari con circostanze e data diverse) o se la trama sia esclusivamente frutto della sua fantasia.

PPS: Di recente è andata in onda su Sky Atlantic una serie tv in sei puntate basata sul romanzo. Se volete la mia opinione (e se siete arrivati fin qui magari vi interessa), lasciate perdere. La serie riesce a trasformare quanto c'è di vago e di non detto nel romanzo in estrema confusione; elimina gli elementi spirituali in favore di quelli più genuinamente misteriosi senza riuscire però a conferire organicità alla storia.