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martedì 26 novembre 2019

Gli scomparsi di Chiardiluna. L'attraversaspecchi #2...

.... di Christelle Dabos.

Sulla gelida arca del Polo, dove Ofelia è stata sbattuta dalle Decane perché sposi suo malgrado il nobile Thorn, il caldo è soffocante. Ma è soltanto una delle illusioni provocate dalla casta dominante dell’arca, i Miraggi, in grado di produrre giungle sospese in aria, mari sconfinati all’interno di palazzi e vestiti di farfalle svolazzanti. A Città-cielo, capitale del Polo, Ofelia viene presentata al sire Faruk, il gigantesco spirito di famiglia bianco come la neve e completamente privo di memoria, che spera nelle doti di lettrice di Ofelia per svelare i misteri contenuti nel Libro, un documento enigmatico che nei secoli ha causato la pazzia o la morte degli incauti che si sono cimentati a decifrarlo. Per Ofelia è l’inizio di una serie di avventure e disavventure in cui, con il solo aiuto di una guardia del corpo invisibile, dovrà difendersi dagli attacchi a tradimento dei decaduti e dalle trappole mortali dei Miraggi. È la prima a stupirsi quando si rende conto che sta rischiando la pelle e investendo tutte le sue energie nell’indagine solo per amore di Thorn, l’uomo che credeva di odiare più di chiunque al mondo. Sennonché Thorn è scomparso...(Sinossi dal sito della casa editrice Edizioni E/O)

Dopo il primo volume, Fidanzati dell'Inverno, ritorna la saga fantasy con protagonista la giovane Ofelia, attraversaspecchi e lettrice di oggetti di professione, incastrata in un ambiente che non è il suo e minuscolo ingranaggio di intrighi politici di portata planetaria.
Ofelia vive in una Terra che, dopo un misterioso disastro, si è diviso in frammenti galleggianti detti arche; per soddisfare il bisogno di una alleanza fra arche, è stata promessa in sposa all'enigmatico e introverso Thorn, e catapultata in una società fatta di cortigiani, che vivono di intrghi, tradimenti, bugie e colpi bassi, necessari a mantenere il favore del distratto ma potentissimo Faruk, una sorta di capotribù degli abitanti dell'arca del Polo.

Gli scomparsi di Chairdiluna si rivela, fin dalle prime pagine, all'altezza del romanzo che lo precede.
L'ambientazione, che ritengo essere il punto di forza di questa saga, viene approfondita e arricchita di particolari che riguardano non solo il presente di questo mondo strano e fragile, ma anche il passato. Devo sottolineare che le informazioni riguardo il periodo precedente al disastro che ha frantumato il mondo sono intriganti, e dosate con sapiente moderazione. I flashback creano un'atmosfera di aspettativa e curiosità, e invogliano il lettore a proseguire.
Non che ce ne fosse bisogno, per quel che mi riguarda. La trama è più articolata ed interessante del precedente volume; si nota però una certa tendenza dell'autrice a diluire rivelazioni e informazioni nella prima parte del romanzo, cosa che avevo notato anche durante la lettura del primo volume della serie. Questo tende a far sì che circa metà del libro abbia un ritmo lento; a volte la mancanza di comunicazione tra i personaggi raggiunge livelli eccessivi. Questo può risultare frustrante per il lettore, perchè è evidente che tale espediente ha il solo scopo di non arrivare troppo rapidamente a svelare gli elementi fondamentali che compongono la storia.   
La seconda metà invece risulta essere più dinamica e perciò anche più scorrevole.

La trama resta originale e introduce nuovi personaggi e nuove ambientazioni. Una menzione particolare merita Farouk, guida dei clan che popolano Polo, che con la sua memoria ondivaga e i suoi poteri mentali fuori controllo rende inquietante l'atmosfera e getta numerose ombre sul futuro di Ofelia e Thorne.

Gli scomparsi di Chiardiluna non fa che conferma la buona impressione che già avevo avuto leggendo Fidanzati dell'Inverno. Questa serie è originale, interessante, sa intrattenere il lettore e portarlo dentro mondi nuovi che sono tutti da scoprire.
Il senso di meraviglia e di attesa che Christelle Dabos riesce a trasmettere mentre narra la sua storia è la parte migliore del romanzo.

Voto: 7e 1/2

giovedì 20 settembre 2018

Fidanzati dell'inverno. L'attraversaspecchi #1...

... di Christelle Dabos.

La scheda del libro sul sito della Edizioni E/O

Il mondo è andato in pezzi in seguito alla Lacerazione. La razza umana vive sui frammenti galleggianti della Terra, in città stato chiamate "arche". La giovane Ofelia vive su Anima, l'arca dove gli oggetti hanno un'anima e una personalità. Curatrice di un museo, Ofelia ha il potere di leggere gli oggetti (coglierne le impressioni lasciate da chi li ha toccati) e l'abilità, alquanto inconsueta, di usare questo suo talento per attraversare gli specchi. Timida, miope e maldestra, la ragazza trascorre una vita tranquilla finchè le autorità di Anima non decidono di darla in sposo a Thorn, della potente famiglia Draghi dell'arca Polo, dove la famiglie sono sempre in lotta tra loro e gli intrighi e i complotti sembrano essere uno sport nazionale. Quando giunge su Polo, Ofelia si rende conto che la situazione è anche peggiore di come se l'era immaginata: il suo promesso sposo è freddo, distantee indifferente; la sua vita è in pericolo costante e non può fidarsi di nessuno. Ma perchè le Decane hanno scelto proprio lei per suggellare l'allenza con Polo? Quale mistero si nasconde dietro questa decisione all'apparenza incomprensibile? 

Le vecchie dimore hanno un’anima, si sente spesso dire. Su Anima, l’arca in cui gli oggetti prendono vita, le vecchie dimore avevano più che altro la tendenza a sviluppare un carattere orribile. L’Archivio di famiglia, per esempio, era sempre di malumore. Per esprimere il suo malcontento non faceva che scricchiolare, cigolare, sgocciolare e sbuffare. Non gli piacevano le correnti d’aria che d’estate facevano sbattere le porte chiuse male. Non gli piacevano le piogge che d’autunno gli tappavano le grondaie. Non gli piaceva l’umidità che d’inverno penetrava nei muri. Non gli piacevano le erbacce che ogni primavera tornavano a invadergli il cortile.
Ma la cosa che all’edificio dell’Archivio piaceva meno erano i visitatori che non rispettavano gli orari d’apertura.

Questo romanzo è il primo di una trilogia, chiamata L'attraversaspecchi.
A partire dalla copertina e dall'incipit, Fidanzati dell'Inverno è un libro intrigante. 
Ci troviamo in un mondo in cui è facile riconoscere tracce del nostro pianeta, ma che è diversissimo a partire dalla confermazione geologica. Tanto per iniziare il  "mondo" non esiste più: esistono le Arche, frammenti galleggianti dove la popolazione ha sviluppato culture e tradizioni completamente autonome. Ofelia, maldestra, miope, intelligente ma troppo timida per farsi valere, vive su Anima, disprezzata per la sua apparente mancanza di qualità, fino a che non viene spedita su Polo a sugellare, con il suo matrimonio, un'alleanza importantissima. 
Ecco, laddove Anima è ricca di tradizioni, ricordi, calore, Polo è fredda, inospitale e abitata da gente altrettanto inospitale, con tradizioni brutali. Ofelia sembra la meno adatta a sopravvivere in un mondo dove l'omicidio politico è all'ordine del giorno, eppure, sotto la sua patina di timidezza e sciatteria, la ragazza nasconde molte qualità e una tenacia straordinaria.

L'ambientazione è la cosa migliore di questo romanzo e vale da sola il prezzo del biglietto. Le arche galleggianti, i poteri bizzarri, le famiglie in lotta, le corti reali eccentriche e pericolose, le leggi della fisica e della chimica diverse e imprevedibili sono tutti elementi che rendono Fidanzati dell'inverno un libro originale e gustoso. 
La trama è perfettamente fusa con questa ambientazione, anzi, possiamo dire che i due aspetti del romanzo si sviluppano in simbiosi. La descrizione dell'ambientazione e lo sviluppo della trama procedono di pari passo e l'una non potrebbe esistere senza l'altro.
Se da un lato questa fusione mi è piaciuta moltissimo, dall'altro devo riconoscere che il ritmo della narrazione non è molto serrato, anzi, è piuttosto lento. La scoperta della nuova arca in cui Ofelia dovrà vivere è graduale, e non certo favorita da una popolazione, famiglia acquisita compresa, non proprio incline a parlare a viso aperto. Altresì non ha giovato alla scorrevolezza della trama la continua e incredibilmente ridondante sottolineatura del fatto che Ofelia è piccola, timida, maldestra, trasandata e parla a voce bassa, mentre il suo futuro marito è alto, biondissimo, magro e pallido. Queste cose vengono ripetute ogni volta che i due sono in scena. Ogni volta. Effettivamente è stato un po' troppo anche per me, che pure ho trovato il libro gradevole e interessante.

Certo Fidanzati dell'inverno non è un libro che consiglierei a tutti, ma di sicuro a me è piaciuto parecchio. Non credo sia adatto a chi ama le storie adrenaliniche (e soprattutto autoconclusive, perchè questa proprio non lo è); non lo consiglierei a chi non ama le contaminazioni di generi nel fantasy (e qui uno spruzzo di steam punk fa capolino qui e lì, specialmente nella struttura di Polo, con i grandi ascensori meccanici e i dirigibili). Ma sicuramente lo consiglerei a chi ama un ritmo di lettura lento (ma non soporifero) e a chi è alla ricerca di originalità nel genere fantastico.
Per quel che mi riguarda, resto in trepidante di attesa di Gli scomparsi di Chiardiluna, secondo volume della trilogia, in uscita a gennaio 2019.

Voto: 7

giovedì 26 luglio 2018

Il battesimo del fuoco. Saga di Geralt di Rivia...

... di Andrzei Sapkowski.

La scheda del libro sul sito della casa editrice Nord

Dopo la rivolta sull'isola di Thanedd, dove una parte dei maghi ha tradito e si è unita al malvagio impero di Nilfgaard, Geralt non è riuscito a salvare Ciri ed è rimasto ferito gravamente. Le driadi di Brokilon lo accolgono tra loro e lo curano. Ma ben presto anche nel regno protetto delle driadi giungono notizie dal mondo esterno. La guerra infuria, e sembra che Ciri sia prigioniera dell'imperatore.  Geralt riprende il cammino con l'amico Ranuncolo e la guida di Milva, arciera di incredibile bravura e guida esperta. Ma per giungere a Nilfgaard e trovare Ciri, Gerart e i suoi devono attraversare le linee nemiche. Inizialmente ossessionato dall'idea di ritrovare Ciri per rimediare ad una sua mancanza, oppresso dal senso di colpa, Geralt sembra disposto a sacrifcare tutto pur di arrivare a Nilfgaard. Durante il viaggio però scoprirà che ci sono diversi modi di tenere fede alla parola data.

Nuovo capitolo della saga che vede protagonista Geralt di Rivia, lo strigo cui il destino ha affidato, sin dalla nascita, la principessa Cirilla, detta Ciri, legittima erede al trono di Cintra.
La saga di Geralt di Rivia è composta da due raccolte di racconti (La spada del destino e  Il guardiano degli Innocenti) che fungono da introduzione del personaggio e degli avvenimenti, e da 5 romanzi più una ulteriore raccolta di racconti (La stagione delle tempeste) scritta nel 2013, dopo la conclusione della saga, che si colloca cronologicamente tra le prime due antologie.
Il battesimo del fuoco è il terzo romanzo della serie, preceduto da Il sangue degli elfi e Il tempo della guerra.

Dopo un romanzo (Il tempo della guerra, recensito qui) molto complesso dal punto di vista politico e diplomatico, con  Il battesimo del fuoco torniamo ad un tema caro al fantasy classico, ovvero quello del viaggio di ricerca che l'eroe deve intraprendere.
L'eroe - Geralt - è senza dubbio un personaggio molto originale, e che si fa amare proprio per questa sua diversità. Geralt è uno strigo, un cacciatore di mostri che attraverso pozioni e incantesimi ha subito alcune mutazioni, ma non ha perso la sua umanità, anzi. E questa è una delle cose più belle che la saga di Geralt ci regala: guardare il mondo con gli occhi di un "diverso", un cacciatore di mostri considerato utile, sì, ma guardato con sospetto e diffidenza. Temuto, isolato, solo.
Credo che buona parte del successo della saga sia proprio dovuta alla straordinaria abilità che l'autore ha avuto nel costruire il suo personaggio. Sicuramente, in questo romanzo, Geralt e i suoi dubbi morali, il suo incaponirsi e le sue sofferte scelte sono quello che mi è piaciuto di più.
 
Il romanzo narra il lungo e difficile viaggio di Geralt e compagni verso l'impero di Nilfgaard, in una missione apparentemente suicida. Nilfgaard è un posto pericoloso, da cui il fuoco della guerra è divampato in tutto il mondo. Sarà proprio attraverso questo fuoco che Geralt dovrà passare se vuole ritrovare Ciri.
La trama non è però, come spesso mi è capitato di leggere in altri romanzi fantasy, un lungo resoconto delle avventure capitate alla compagnia durante il viaggio; la storia si mantiene organica e solida, sorretta dalla presenza di altri personaggi importanti: oltre al bardo Ranuncolo, la guida Milva e l'enigmatico studioso Regis, incontrato lungo la strada. A differenza degli altri romanzi quindi, Geralt  non si muove da solo, ma con una vera e propria compagnia con cui lo strigo stringe legami forti, nonostante la sua proverbiale ritrosia per i rapporti umani. Geralt, abituato ad agire da solo e costretto questa volta, suo malgrado, a muoversi in gruppo, subisce l'influenza dei suoi compagni, e ciò dà occasione all'autore di aggiungere un altro tassello alla già complessa personalità dello strigo.
La scoperta (ulteriore) della straordinaria umanità di Geralt è la cosa che più mi ha colpito di questo romanzo, che coniuga felicemente l'azione, il contesto fantasy e un ottimo approfondimento psicologico.
Non solo: i forti legami nascenti descritti nel romanzo, l'evoluzione e l'approfondimento psicologico di questi personaggi crea un legame anche tra il lettore e le pagine che sta leggendo.
Non mancano i capitoli dedicati alle trame politiche, tema caro all'autore e che conferisce solidità al mondo creato da Sapkowski, ma la storia è ricchissima di azione, di magia, di soprannaturale e sicuramente non deluderà gli amanti del fantasy e i fan di Geralt.

Voto: 7 e 1/2

martedì 12 giugno 2018

L'anello di Salomone. La Trilogia di Bartimeus #0.5...

... di Jonathan Stroud.


Molti secoli prima delle vicende narrate nei volumi della trilogia originale, quando ancora i grandi re e gli eroi mitici camminavano sulla Terra, il jinn conosciuto con il nome di Bartimeus si trova a Gerusalemme, al servizio di uno dei maghi di corte del grande e saggio re Salomone. Il potente monarca deve la sua forza ad un manufatto magico, un anello dalle capacità straordinarie, che lo rende invincibile ma che, allo stesso tempo, fa gola a tanti.
Quando Salomone minaccia la prosperità del regno di Saba, la Regina manda una giovane soldatessa al suo servizio ad uccidere il re, e prendere l'anello. Ma sulla strada dell'assassina, si metterà, suo malgrado, Bartimeus.

Molto lentamente, ma con passo deciso e sicuro, Joanthan Stroud sta scalando la mia personale classifica degli autori che preferisco. Questo perchè si tratta di uno scrittore che non si ripete mai, riesce sempre ad essere brillante e originale e a narrare storie che intrattengono e allo stesso tempo fanno riflettere.
L'anello di Salomone non fa eccezione.

Ci troviamo a Gerusalemme, circa mille anni prima della nascita di Cristo. La magia è parte integrante del sistema di governo; Salomone, egli stesso un mago, si circonda di un consiglio di diciassette maghi provenienti da tutto il mondo conosciuto, e fonda il suo potere sull'incredibile forza di un anello magico, unico manufatto nel suo genere, che lo rende invincibile.
Bartimeus, jinn di discreto potere ma di ego smisurato, si trova al servizio di uno dei diciassette, Khaba, probabilmente il più crudele, ambizioso e ambiguo. 

L'ambientazione è suggestiva e sufficientemente ben descritta. Trovo che la rivisitazione in chiave magica di un'epoca storica già di per sè ammantata di leggenda sia originale e sorprendente. Immaginate: Jonathan Stroud ha preso un periodo storico lontanissimo, i cui contorni si perdono nel mito, e l'ha reso ancora più mitico e magico, con una serie di elementi ben collaudati.
Tra questi, dobbiamo sottolineare innanzitutto il funzionamento della magia, che resta, a parer mio, una delle migliori trovate mai lette in un libro fantasy. Nel mondo creato da Stroud, i maghi non hanno direttamente poteri magici: tutto ciò che sanno fare è evocare degli spiriti, o demoni, da un'altra dimensione detta Altro Luogo, e costringerli, mediante formule complesse, a eseguire tutti i loro ordini. In pratica, gli spiriti sono schiavi alla mercè del mago che li ha evocati, esseri potentissimi alla costante ricerca del modo per spezzare le loro catene. Le implicazioni di un simile sistema condiziano inevitabilmente i rapporti tra i personaggi, creando una continua tensione narrativa che conferisce profondità alla trama.

Altro elemento ben collaudato è sicuramente il jinn protagonista della storia.
Bartimeus è semplicemente esilarante. Sveglio, brillante, ironico, racconta parte del romanzo in prima persona, con uno slang moderno che contrasta deliziosamente con l'ambientazione antichissima e mitica. Impossibile non adorarlo.
Questo il suo irriverente pensiero su Salomone:

Salomone voleva assomigliare ai grandi boss: i re dell'Assiria e della Babilionia laggiù ad est, gente dura che manco usciva dal letto se non c'era una testa di nemico sconfitto da calpestare sul tragitto per il bagno.

A fargli da contrappunto, questa volta troviamo Asmira, partita dal regno di Saba per portare a compimento l'ordine della sua regina di uccidere il grande re Salomone.
Laddove Bartimeus non prende nulla sul serio, non crede in niente e non è fedele a nessuno, Asmira è invece fedele, devota, seria. Pronta a morire per la causa.

Dopo qualche capitolo introduttivo dei tempi e dei luoghi, il loro incontro/scontro da l'avvio alla trama. Quando i rispettivi obiettivi sembrano chiariti, la storia pare avviarsi su binari alquanto prevedibili. E invece no. Jonathan Stroud sa regalare al romanzo svolte inaspettate, cambi di prospettiva e piccoli colpi di scena. Niente è scontato. Perciò la trama risulta frizzante e mai banale o noiosa. Non manca l'azione, soprattutto perchè la lotta al potere diventa ben presto un gioco a tre senza esclusione di colpi.
Sotto la superficie di una storia movimentata, dai dialoghi brillanti e dai personaggi accattivanti,  però, si cela ancora qualcosa. Ho apprezzato il messaggio che si intravede in controluce, tra le righe. Jonatahn Stroud ci parla, attraverso le parole mai del tutto serie di Bartimeus, della libertà e dei condizionamenti mentali che inconsapevolmente muovono le nostre scelte. Mettendo a confronto due situazioni molte diverse - la schiavitù di Bartimeus e lo stringente imperativo morale all'obbedienza di Asmira - l'autore ci porta a riflettere su cosa sia davvero la libertà.

L'unica differenza tra me e te è che io ho conoscienza della mia condizione. Io so di essere schiavo, e la cosa non mi garba affatto. Saperlo, però, mi dà almeno un piccolo spicchio di libertà. Tu non hai nemmeno quello.

Quando possiamo dirci liberi? Le nostre scelte sono veramente libere? Oppure siamo condizionati tanto da non riuscire più a distinguere la nostra volontà da quei fattori esterni che la dirigono?
Sono domande interessanti, così come è interessante trovarle in un romanzo fantasy, e per di più per ragazzi. 

Un libro che mi sento di consigliare a tutti
Voto: 7 e 1/2

Ps: Se volete dare un'occhiata alle altre recensioni che ho scritto sui libri di quest'autore, cliccate qui

domenica 29 aprile 2018

Veleno d'inchiostro...

... di Cornelia Funke.

La scheda del libro sul sito della Mondadori

È passato un anno da quando Meggie, oggi tredicenne, e suo padre Mo si sono scontrati con la banda del bandito Capricorno; banda che lo stesso Mo aveva evocato involontariamente da un libro, Cuore d'inchiostro, scritto dall'anziano autore Fenoglio. Mo e Meggie, infatti, hanno il potere di dare vita ai personaggi dei libri leggendo a voce alta. Dita di Polvere, il mangiafuoco evocato anch'egli per errore dal medesimo libro, riesce finalmente a trovare un modo per tornare a casa, tra le pagine della sua storia. Ma uno scagnozzo di Capricorno, Basta, è sulle sue tracce, deciso ad ucciderlo. Quando Basta riesce a rientrare in Cuore d'inchiostro, a Meggie e Farid, giovane vagabondo saltato fuori dalle pagine de Le Mille e una notte, non resta che catapultarsi nel romanzo per avvertire Dita di Polvere e fermare Basta.
 
Veleno d'inchiostro è il secondo volume della trilogia Mondo d'inchiostro.
Nel primo romanzo, Cuore d'inchiostro, recensito qui, Meggie e Mo avevano lottato contro Capricorno, il malvagio incendiario uscito dalle pagine del romanzo.
Da quelle vicende è passato un anno, un anno sereno e tranquillo; ma non un anno altrettanto tranquillo per Dita di Polvere, strappato dal potere di Mo alla sua storia, a cui vuole disperatamente tornare. Quando finalmente ci riesce,  sulle sue tracce si mette però Basta, deciso a vendicarsi del mangiafuoco. Dalla necessità di avvertirlo dell'imminente pericolo prendono l'avvio gli eventi di questo romanzo che ci trascinerà insieme a Meggie e Farid nel Mondo d' Inchiostro creato dallo scrittore Fenoglio.
 
Lo schema di questo secondo romanzo ricorda, seppure in maniera speculare, quello del primo volume. Mo e Meggie vivono una vita più o meno tranquilla; arrivano i cattivi; in qualche modo il libro scritto da Fenoglio viene coinvolto; prigionia dei nostri eroi; lotta contro i cattivi.
Quello che evita il senso di "già visto, già sentito" sono i nuovi elementi che l'autrice sapientemente introduce, primo fra tutti la meravigliosa nuova ambientazione.
Il Mondo d'inchiostro è infatti il protagonista assoluto di questo romanzo. Lo avevamo conosciuto attraverso la struggente malinconia di Dita di Polvere durante il primo volume di questa trilogia, adesso lo vediamo attraverso i suoi occhi, e per me è stato amore a prima vista. Il Mondo d'inchiostro è capace di risvegliare il senso del magico e del meraviglioso anche in una lettrice come me che, da appassionata di fantasy, ne ha viste e lette tante, e rimane sorpresa raramente.
Elfi di fuoco, fate, folletti di cristallo popolano un modo fatto di Selve senza Vie, tenebrosi castelli e città opulente. 
Ma tra la bellezza incomparabile di luoghi magici si nascondono la cattiveria e il male, in un contrasto che è allo stesso tempo epico e tremendamente normale. Leggende e miti prendono vita ad ogni pagina, e la storia dei personaggi secondari che popolano queste terre è così ricca e complessa che avvolge il lettore e lo incanta.
Mi viene da dire che Cornelia Funke ha lo stesso potere di Mo e Meggie: le parole che lei scrive prendono vita.

Grande spazio viene dato a Dita di Polvere, la cui personalità complessa viene illustrata al meglio. La sottile ambiguità che lo accompagna dal primo volume trova miglior spiegazione e rende il personaggio malinconico ed umano. I suoi dubbi e i suoi rimpianti diventano i nostri.
Splendido ed originale anche il modo in cui l'autrice ha saputo fondere con il contesto personaggi estranei al Mondo di inchiostro, quali sono Meggie e Farid, amalgamandoli perfettamente. I due ragazzi non sono solo viaggiatori che si perdono in un mondo incantato, come accade in tanti altri libri scritti prima di questo. Loro ne diventano parte integrante in un modo che non posso rivelare per non fare spoiler, ma che è magico e avvincente. E l'ho apprezzata molto.

Il romanzo mi è dunque piaciuto tantissimo, anche per la varietà di personaggi e storie che si intrecciano tra loro. Se proprio dovessi muovere una critica a questo splendido libro, direi che lo svilupparsi della trama è un tantinello lento. Non che Funke sia prolissa; è che il suo stile è calmo e placido. Questo conferisce un'aura fiabesca alla narrazione e permette di assaporarla a fondo, ma allo stesso tempo, nei momenti cruciali, questo modo di raccontare può diventare frustrante per il lettore desideroso di andare avanti con la trama, che ha i suoi colpi di scena e rivolgimenti della sorte a tenere con il fiato sospeso.
Ma in ogni caso questa critica non intacca la bellezza di una storia che consiglio a tutti.

Voto: 7 e 1/2 

lunedì 12 marzo 2018

Il tempo della guerra. Saga di Geralt di Rivia...

...di Andrzej Sapkowski.

La scheda del libro sul sito della casa editrice Nord

Dopo la caduta del regno di Cintra, Geralt di Rivia, strigo e guerriero dal personale codice etico, si è assunto il compito di vegliare sulla giovanissima Ciri, ultima erede al trono di Cintra, e portatrice del Sangue Antico degli Elfi. Dopo gli eventi narrati ne Il sangue degli elfi, Ciri è stata affidata a Yennefer, potente maga, che avrà il compito di addestrare il suo potenziale magico. Geralt scopre che tre sicari  stanno cercando la donna e la ragazza per ucciderle, e parte alla loro ricerca. Intanto Yennefer decide di portare la ragazzina sull'isola di Thanned, dove intende lasciarla in una accademia per giovani maghe, e dove crede che sarà al sicuro. Le trame dello spietato imperatore di Nilfgaard, però, hanno raggiunto e contaminato anche il Consiglio dei maghi, e nessuno è al sicuro sull'isola di Thanned.

La saga di Geralt di Rivia è composta da due raccolte di racconti (La spada del destino e  Il guardiano degli Innocenti) che fungono da introduzione del personaggio e degli avvenimenti, e da 5 romanzi più una ulteriore raccolta di racconti (La stagione delle tempeste) scritta nel 2013, dopo la conclusione della saga, che si colloca cronologicamente tra le prime due antologie.
Il tempo della guerra è il secondo romanzo della serie ed è preceduto, come accennato, da Il sangue degli elfi.
In questo volume troviamo Geralt alle prese con vari dilemmi. Primo fra tutti, cosa sia più giusto fare per proteggere la piccola Ciri da trame più grandi di lei. Le vicende che hanno legato il destino di Geralt a quello di Ciri sono complesse e le ragioni profonde. Geralt ha provato a proteggerla portandola alla fortezza degli strighi, Kaer Mohen, e addestrandola. Ma il potenziale magico della ragazzina si è rivelato tale da richiedere un addestramento specifico, per evitare danni alla giovane e a chi le sta intorno. La ragazzina parte alla volta dell'isola di Thanned con Yennefer, maga e grande amore tormentato di Geralt, il quale le raggiunge precipitosamente quando scopre che sono inseguite da tre sicari. A Thanned ancora una volta Geralt si troverà di fronte a delle scelte. C'è qualcosa nell'aria, la guerra incombe, l'impero di Nilfgaard con le sue mire espansionistiche non ha rinunciato a Ciri e a quello che lei rappresenta.
Il romanzo è abbastanza complesso.
L'ambientazione è quella di un fantasy classico medievaleggiante; armi, armature, avanzamento della tecnologia e nomi di luoghi e persone ci portano istitntivamente a pensare ai secoli bui dell'Europa del Nord e/o dell'Est (del resto l'autore è polacco, ed ha ampiamente attinto i miti della sua terra per costruire i suoi romanzi).
Geralt, uomo taciturno, forte, leale e dall'incrollabile codice etico, non è più il protagonista indiscusso. Crescono accanto a lui i personaggi di Yennefer (sempre più enigmatica) e di Ciri, giovane, spaurita, confusa, trascinata dalla corrente degli eventi ma decisa a non farsi travolgere.
I personaggi secondari sono molteplici, così come i luoghi visitati o soltanto nominati.
Non nascondo che nella prima metà del romanzo ho dovuto spesso fare ricorso a Wikipedia e ai volumi precedenti per capire chi erano i tantissimi  personaggi che comparivano sulla scena, e chi ce l'aveva con chi e perché. Inizialmente questo ha reso la lettura faticosa - complice il fatto che sono passati diversi anni da quando ho letto il volume precedente. Ma passata la prima metà del romanzo, la trama comincia improvvisamente a fluire nella sua incredibile bellezza e tragicità. Gli eventi precipitano, i nostri personaggi si trovano in pericolo e non sappiamo chi sopravvivrà e come. Ci toccherà restare con il fiato sospeso fino all'ultimissima pagina.
Intrighi, sangue e la crudeltà della guerra sono gli elementi portanti del romanzo, come nella più famosa saga Le cronache del Ghiaccio e del fuoco, ma ben prima che questa fosse scritta (il primo libro è uscito in Polonia nel 1992). Risplende per poco come una luce nel buio il grande amore tra Geralt e Yennefer, due personaggi che sembrano destinati a stare da soli, eppure trovano conforto nel loro sentimento reciproco.
Il libro è ben costruito; i dettagli sono curati, l'ambientazione viva e affascinante, i personaggi indimenticabili, veri, complessi e pieni di luci e ombre.
Perciò ritengo che gli appassionati di fantasy classico non possono perdere né questo libro né l'intera saga.
Voto: 7 e 1/2 

giovedì 15 febbraio 2018

Stardust...

... di Neil Gaiman.


C'era una volta un giovane che desiderava ardentemente soddisfare le proprie brame. E fin qui, per quel che riguarda l'inizio del racconto, non v'è nulla di nuovo (poiché ogni storia, passata o futura, che narri di un giovane potrebbe cominciare alla stessa maniera). Ma strano era il giovane e strani i fatti che lo videro protagonista, tanto che egli stesso non seppe mai come andarono veramente le cose.

Tristran Thorn è un giovane garzone che abita nel villaggio di Wall. Per ottenere il cuore e la mano della bella Victoria, le promette di andare a recuperare la stella cadente che hanno visto solcare il cielo durante una serata d'autunno. Per fare ciò, dovrà attraversare il muro che divide Wall dai magici territori di Faerie.
Tristran conosce poco o niente di quella terra incantata; e non sa nemmeno che non è l'unico a cercare quella stella.
 
Stardust è un bel romanzo a metà strada tra un fantasy ed una favola classica, o, per meglio dire, è un fantasy scritto come una fiaba.
Colpisce subito, dopo pochi righi, che, con uno stile leggero, scorrevole e fiabesco, l'autore ci chiarisca l'ambientazione ottocentesca del romanzo.
 
Gli eventi che seguono accaddero molti anni fa, quando sul trono d'Inghilterra regnava la regina Vittoria, non ancora divenuta la nerovestita vedova di Windsor; quando era ancora giovane, con le gote di mela e la primavera nel passo, e Lord Melbourne la rimproverava spesso e bonariamente per la sua volubilità. E sebbene fosse molto innamorata, non si era ancora sposata. Charles Dickens stava pubblicando a puntate il suo romanzo Oliver Twist; Henry Draper aveva appena scattato la prima fotografia della luna, fissandone il pallido volto sulla fredda carta; e Samuel Morse aveva da poco annunciato il modo di trasmettere messaggi attraverso fili metallici. Se qualcuno avesse parlato loro di magia o di fate, avrebbero sorriso sdegnosi tutti quanti, a eccezione, forse, di Dickens, che all'epoca era un giovane sbarbatello e avrebbe reagito assumendo un'espressione assorta.
 
La cosa mi ha colpito molto perché conferisce alla storia un sapore particolare, di leggenda e di mito, di realtà che si mescola alla fantasia, e per tutto il romanzo mi sono sentita come se la magia fosse a portata di mano in ogni momento, anche dopo aver chiuso il libro. 
L'atmosfera che l'autore ha saputo creare e mantenere per tutto il romanzo è la parte migliore di quest'opera. Il resto è funzionale alla creazione di questo mondo strano e incantato, con regole incomprensibili per noi, ma ben chiare per gli abitanti di Faerie.
L'elemento dominante di questa storia è la magia, che è comune a Faerie, ma resta qualcosa di pericoloso ed oscuro per gli esseri umani. Non a caso gli abitanti di Wall, che hanno la ventura di abitare una terra di confine, hanno costruito un muro e nessuno può varcarlo se non in occasione del grande mercato che si tiene ogni nove anni.
Sarà dunque proprio il muro tanto familiare il primo ostacolo che il protagonista dovrà superare. 
 
I personaggi sono modellati sugli archetipi dei personaggi delle fiabe popolari.
Tristran è, come detto, il protagonista e l'eroe della storia, che si allontana da casa per guadagnare la sua ricompensa. È un giovanotto romantico ed idealista.  Intraprende il suo viaggio dopo una promessa fatta d'impulso, che però non ha nessuna intenzione di infrangere; parte sprovvisto di qualunque conoscenza necessaria a sopravvivere a Faerie, ma imparerà strada facendo, insieme al lettore. Non perderà però la sua ingenuità e la sua integrità, anche quando sarà messo di fronte a scelte difficili.
Sulla sua strada troverà altri personaggi tipici delle favole: l'antagonista, l'aiutante, il premio.
 
Anche lo schema della trama è esattamente quello delle fiabe, così come codificato dall'antropologo russo Vladimir Propp: 
 
1. Equilibrio iniziale (esordio);
2. Rottura dell'equilibrio iniziale (movente o complicazione);
3. Peripezie dell'eroe;
4. Ristabilimento dell'equilibrio (conclusione); [1]
 
Ho letto alcuni commenti negativi a questo romanzo basati sul fatto che i personaggi non evolvono, sono piatti e bidimensionali, che la trama sia eccessivamente lineare, eccetera. Trovo queste critiche alquanto ingiustificate; il libro può non piacere, ovviamente, ma è importante rendersi conto di cosa si sta leggendo. Nello specifico, si tratta di una fiaba, e i personaggi si comportano esattamente come quelli delle fiabe e la trama ha l'andamento tipico di quel genere letterario. Lamentarsene non ha senso: è come se leggessi un romance e mi lamentassi per la mancanza di suspense.
Metto in evidenza il punto perché credo che una recensione per essere completa e utile ad altri lettori debba far comprendere di che tipo di libro si sta parlando, in modo che il lettore possa trarre da sé alcune conclusioni. Se amo i fantasy ma odio lo stile un po' naïve delle fiabe, è ovvio che questo libro non è per me. Se si sta cercando un fantasy eroico, questo non è il libro giusto. Basta dirlo, insomma
.
Al di là di questi appunti, ho trovato questo romanzo straordinariamente ben fatto. È ironico, è romantico, magico, affascinante e strizza l'occhio al bambino che è in noi. Riesce a parlare di amore, di lealtà, di diversità e di sacrificio senza perdere quel senso di magico e meraviglioso che pervade tutta la storia.
Questo romanzo è  del 1999, ma la particolarità delle opere letterarie di valore è di riuscire a parlare ai lettori anche a distanza di anni. Insomma, i buoni libri non invecchiano, ed è questo il caso di Stardust.  
 
Voto: 8
 
Fonte: Wikipedia, Lo schema di Propp

domenica 28 gennaio 2018

Lockwood & co. La scala urlante...

... di Jonathan Stroud.


La scheda del libro sul sito della Salani

Sono ormai più di cinquant'anni che Londra e il Regno Unito convivono con il Problema: un' epidemia di infestazioni soprannaturali, con spettri e fantasmi che si manifestano in gran numero un po'ovunque. I bambini e gli adolescenti sono gli unici a vedere e percepire le creature, gli adulti sono praticamente ciechi e impotenti di fronte al fenomeno. Perciò il giovane Anthony Lockwood ha aperto una agenzia, come ce ne sono diverse in città, per liberare i luoghi infestati. Ma a differenza della concorrenza, Lockwood non ha un supervisore adulto, e gestisce l'agenzia ed il lavoro in piena autonomia.
Quando Lucy finisce a lavorare per lui, crede di aver scelto la più disastrata agenzia di acchiappafantasmi dell'intera Inghilterra. Ma quando lei, Lockwood e George, il terzo membro della squadra, affronteranno una delle missioni più pericolose della storia degli acchiappafantasmi, le cose cambieranno.
 
Lockwood & co. La scala urlante è il primo di cinque volumi di una serie per ragazzi di Jonathan Stroud, autore del ciclo di Bartimeus, saga fantasy innovativa che recensito (e adorato) qui.
Purtroppo, per ora, la traduzione dei volumi è ferma al secondo della serie, Il teschio parlante, e io spero vivamente che la Salani sia intenzionata a pubblicare presto le traduzioni dei libri successivi, anche perché Lockwood & co. è in procinto di diventare una serie televisiva.
 
Da questa breve premessa, appare già abbastanza chiaro il mio pensiero. Ancora una volta Jonathan Stroud riesce a regalarci un piccola grande perla.
 
Siamo a Londra, in un epoca non meglio specificata. Sicuramente si tratta di un'epoca dai connotati moderni; infatti ci sono automobili, televisori, sistemi d'allarme sofisticati, ma allo stesso tempo non ci sono telefonini, computer e altri sistemi di comunicazione di massa. Gli abitanti di questa Inghilterra alternativa hanno imparato a convivere con i fantasmi: improvvisamente, cinquant'anni prima, le apparizioni sono diventate sempre più numerose, ed ora fanno parte della vita quotidiana. Il problema è, però, che i fantasmi sono pericolosi, ed un loro tocco può uccidere.
Al calar della notte, quando essi si manifestano, tutti si chiudono in casa e cercano di proteggersi come meglio possono: porte di ferro, sigilli d'argento, strisce di sale sulle soglie e i davanzali.
Il calar della notte però è anche il momento in cui entra in gioco un esercito di bambini e adolescenti, gli unici a poter combattere efficacemente il fenomeno. Questo particolare rende l'ambientazione affascinante. I ragazzi e le ragazze di questo mondo si muovono in un ambiente pericolosissimo, e devono farlo praticamente da soli.
Qualche giorno fa ho letto la newsletter di una editor molto brava, Stefania Crepaldi, (qui il suo sito, pieno di risorse preziose), la quale afferma che ogni romanzo ha due livelli di lettura. Il primo, più superficiale e immediatamente accessibile, è   quello dove la trama si snoda e si mostra ai nostri occhi; [...]  poi c’è un altro strato, quello sotterraneo, da curare con particolare cura, il cuore stesso del romanzo, la sua essenza: il messaggio.
Ecco, la cosa che più mi ha colpito in questo romanzo è stato quello che ho visto sotto lo strato di una trama ingegnosa, scorrevole e interessante. Ho visto bambini e ragazzi in balia di un fenomeno senza alcuna spiegazione, li ho visti combattere e cercare soluzioni a  problemi che gli adulti non possono vedere e quindi non possono risolvere.
Insomma, mi sono chiesta se non sia proprio così che si sente un adolescente, se non si senta perso in un mondo pericoloso e incomprensibile, e debba cercare di sopravvivere senza sperare nell'aiuto, se non in maniera marginale, degli adulti. Mi è piaciuto come il romanzo mi abbia conquistato facendomi fare questa riflessione.
È così che dovrebbero essere, secondo me, i romanzi per ragazzi. Piacevoli da leggere ma anche densi di significato, e non leggeri e vuoti, a volte addirittura sciocchi, come se bambini e adolescenti non avessero sentimenti, sofferenze e profondità d'animo o non li potessero capire.
 
La medesima profondità la troviamo nei tre protagonisti, Lockwood, Lucy e George. Tre personalità molto diverse ma in grado, dopo qualche necessario incidente di percorso, di funzionare insieme come una squadra affiatata.
 
La trama è, come detto sopra, scorrevole e interessante. Lo stile dell'autore è ricco, senza essere involuto, anche se devo constatare che per le prime 30 - 40 pagine una grande ricchezza di dettagli e di descrizioni ha rallentato la lettura. Superati i primi capitoli però, il romanzo ingrana e riesce a tenere ben desto l'interesse del lettore con una trama intrigante in cui gli eventi sono ben concatenati, spruzzata di horror e di giallo. Sebbene io stia parlando di un romanzo per ragazzi, e sebbene abbia letto libri horror abbastanza terrificanti secondo i miei standard, ci sono stati un paio di momenti in cui ho provato una genuina fifa. Insomma, stiamo pur sempre parlando di ragazzi che si avventurano nel buio a caccia di fantasmi mortali. Stiamo parlando di attaccare l'ignoto armati bombe di sale e limatura di ferro. Stiamo parlando di manieri antichi, oscuri e pieni di episodi tormentati. Insomma, avete capito. E a me tutto questo ha fatto paura, anche perché grazie allo stile dell'autore, siamo sempre al centro dell'azione insieme ai personaggi.
In un mondo che sta vivendo un'autentica apocalisse, ma finge che sia tutto normale, Lockwood e soci ci portano per mano fin nel cuore dell'avventura, anche grazie alla voce narrante di Lucy, coerente, empatica e mai sopra le righe.
Molto interessante anche il finale, che riesce con estrema discrezione a gettare il seme per quella che sarà - credo - la trama del prossimo volume della serie.
 
Questo libro possiede una fascinazione e una magia che non trovavo in romanzo dai tempi di Harry Potter. E non mi sembra poco.
 
Voto: 8
 

martedì 9 gennaio 2018

La porta di Tolomeo. Trilogia di Bartimeus #3

... di Jonathan Stroud

 La scheda del libro sul sito della Salani .

Sono passati tre anni dalle vicende narrate ne L'occhio del Golem.
Nathaniel, adesso conosciuto come John Mandrake, è Ministro dell'Informazione, ed uno dei favoriti del Primo Ministro inglese Deveraux.
L'Inghilterra è bloccata in una disastrosa guerra con le colonie americane, guerra che miete vittime tra i comuni (ovvero le persone senza poteri magici) mandati a morire allegramente dell'élite dei maghi, coloro che detengono il potere. Mentre le proteste aumentano di numero ed intensità ed il potere dei maghi vacilla, Nathaniel e il jinn Bartimeus, provato dalla lunga permanenza sul nostro piano astrale, si troveranno coinvolti in un incredibile e pericolosissimo complotto, che rischia di distruggere l'impero inglese e minacciare gravemente la stessa sopravvivenza d del suo carattere che non non ci saremmo aspettati.

Questo è il terzo volume della trilogia dedicata al jinn Bartimeus (trovate le recensioni dei primi due volumi qui e qui) ed al giovane mago che lo ha convocato qui sulla Terra.

In questo volume Nathaniel ha solo 17 anni, ma è un elemento di spicco del governo inglese. Il compito del ministero da lui diretto è principalmente quello di distorcere le notizie che giungono dall'America e creare una propaganda che dipinga la guerra come semplice e vittoriosa, cosicché sempre più comuni siano invogliati ad arruolarsi. Allo stesso tempo, le notizie false e manipolate che giungono dall'America servono a tenere buoni i lavoratori rimasti in patria.
Nonostante gli sforzi di Nathaniel, le notizie vere filtrano, e il malcontento e le proteste stanno per sfociare in una vera e propria ribellione.
Questo è il contesto in cui si  muove Nathaniel, dilaniato tra la sua ambizione, che richiede una fedeltà ottusa al primo ministro, e l'insofferenza per l'immobilismo del governo, incapace di essere una vera guida in tempo di crisi.
Se nel primo volume della trilogia Nathaniel era un bambino solo che lottava per trovare il suo posto nel mondo paranoico dei maghi, e nel secondo volume aveva trovato quel posto e ci teneva a mantenerlo a qualunque costo, in questo terzo volume l'evoluzione della personalità del ragazzo è completa. I sensi ottenebrati dall'ambizione e dalla ricerca del potere si risvegliano; alla sua mente cominciano ad affacciarsi domande sensate ma scomode, ed è come se il ragazzo tornasse punto di partenza ma più forte e più saggio, dopo aver compiuto un lungo e doloroso cammino.
L'abilità con cui l'autore riesce a fare tutto questo narrandoci una storia di ampio respiro e ricca di personaggi diversi e tutti ben tratteggiati non finirà mai di stupirmi.

Come sempre l'ambientazione è descritta in maniera impeccabile, anche grazie all'introduzione del punto di vista di Kitty Jones, giovane ribelle incontrata brevemente ne L'amuleto di Samarcanda, e che aveva avuto una parte maggiore ne L'occhio del Golem. Qui Kitty diventa la terza protagonista insieme a Nathaniel e Bartimeus, offrendo un punto di vista diverso e molto interessante. La curiosità e l'intraprendenza di Kitty, infatti, ci faranno scoprire qualcosa di più sui demoni e sull'Altro Luogo, nonché sul rapporto fra evocati ed evocatori.

Bartimeus rimane la star del romanzo, anche se qui lo vediamo stanco, sfinito dalla lunga permanenza sulla Terra, e scopriamo un lato umano che non ci saremmo aspettati.

La trama è anch'essa sorprendente. Riesce infatti a unire le storie raccontante nei primi due libri, ad amalgamare alcuni dettagli rimasti in sospeso e a tirare le fila e concludere le vicende dei protagonisti con originalità, pathos e profondità.
Una menzione speciale merita il finale, dilatato nel numero di pagine ma non certo prolisso, che tinge di tinte horror questo splendido fantasy per ragazzi. La parte migliore del romanzo, secondo me. Triste ma bello nella sua semplicità.

Il volume conclusivo della trilogia dunque non delude le aspettative, ma anzi riesce ad ampliare il respiro delle storie già narrate nei precedenti volumi. Riesce ad infondere novità ed originalità ad una ambientazione già ampiamente descritta e sfruttata in precedenza, arricchendola di elementi diversi. E riesce a concludere l'arco narrativo senza sbavature e senza lasciare nulla in sospeso.

Voto: 8

lunedì 30 ottobre 2017

Magic...

... di V. E. Schwab.

La scheda del libro sul sito della Newton Compton

Kell indossava un cappotto molto particolare.
 Non aveva né un solo verso, come sarebbe stato normale, né due, che sarebbe stato insolito ma plausibile, bensì numerosi, il che era – ovviamente – impossibile.
 La prima cosa che faceva quando metteva un piede fuori da una Londra per andare in un’altra era sfilare il cappotto e rivoltarlo una o due volte (o addirittura tre) fino a quando non trovava il verso di cui aveva bisogno. Non tutti erano alla moda, ma ognuno di essi aveva uno scopo. C’erano quelli fatti per confondersi, quelli fatti per risaltare, e quelli che non servivano a nulla ma a cui lui era particolarmente affezionato.
 
Kell è uno degli ultimi Antari, i maghi del sangue, e può muoversi attraverso le quattro dimensioni parallele che compongono il suo universo. Da Londra Rossa, la sua patria, egli viaggia per conto della famiglia reale a Londra Grigia, quasi priva di magia, e a Londra Bianca, dove la magia è potente ma anche pericolosa. La quarta dimensione, quella di Londra Nera, invece, è poco più di una leggenda, perduta e distrutta quando le porte tra le dimensioni vennero sigillate per impedire che la magia prendesse il sopravvento sugli altri mondi, come appunto era successo a Londra Nera.
Kell, che è uno dei pochissimi che ancora può viaggiare tra i mondi, è però anche un contrabbandiere: trasporta illegalmente oggetti da una dimensione all'altra. Questa cosa, oltre ad essere proibita dalla legge, si rivelerà essere molto, molto pericolosa, quando qualcuno gli affiderà un manufatto dai poteri oscuri.
 
Mi ero avvicinata a questo romanzo fantasy con aspettative molto basse. Ultimamente tendo a diffidare dai fantasy, specie quelli destinati ad un pubblico giovane, a causa delle molteplici fregature rimediate in passato. Complice una bella copertina ed un prezzo contenutissimo, ho comprato questo ebook, ed ora posso dirlo: 99 centesimi spesi non bene, ma benissimo.
 
Avete letto l'incipit riportato sopra? Bene, ditemi se non vi ha intrigato e incuriosito. Certo, Magic non è un romanzo perfetto, ma porta nel panorama del fantasy qualcosa di nuovo, interessante e affascinante.
 
L'ambientazione è la cosa migliore di tutto il romanzo, e, poiché la fa da padrona nella storia, questo non è poco. Ci sono quattro dimensioni, disposte una sull'altra come le pagine di un libro: per passare dalla prima all'ultima, ad esempio, bisogna attraversarle tutte. La magia del sangue è la chiave per passare da un mondo all'altro. La magia più comune, quella basata sugli elementi, non consente di aprire varchi tra le dimensioni.
Come potete intuire da questi cenni, il panorama magico è complesso e variegato, anche perché muta da una dimensione all'altra. In pratica ad ogni pagina c'è una nuova scoperta e si aggiunge un tassello al mosaico. Ho adorato questa idea dei quattro mondi, chiusi tra loro eppure stranamente dipendenti l'uno dall'altro, legati a doppio filo da una magia che è potente ma difficilmente addomesticabile.
Devo dire che, per quanto io sia rimasta affascinata e piacevolmente colpita da questa costruzione, inizialmente c'è un po'di confusione e le distinzioni tra i tipi di magia, i vari poteri, le varie leggi che regolano le diverse società non sono chiarissime. Ho provato un po'di smarrimento, e per afferrare bene i concetti è necessario proseguire nella lettura, e non scoraggiarsi di fronte ai primi dubbi.
 
La trama è piacevole, senza punti morti e scorre velocemente.
 
Lo stile è pulito e veloce, anche se ho riscontrato una tendenza a raccontare le situazioni, anziché mostrarle e ad utilizzare i monologhi interiori dei personaggi per fornirci informazioni sull'ambientazione. Le informazioni sono sicuramente di vitale importanza per il lettore, ma il sistema scelto mi ha un pochino infastidito, perché i pensieri dei personaggi non suonavano naturali.
È come se io, trovando dei rifiuti abbandonati per strada, attaccassi a pensare: beh, nonostante l'Italia sia una Repubblica parlamentare, e la sua bandiera sia verde, bianca e rossa, devo sottolineare che la scarsità di controllo sul territorio genera aberrazioni che si ripercuotono sulla vita di tutti i giorni dei cittadini... Non esattamente un discorso spontaneo e lineare, secondo me.
 
Il vero punto debole del romanzo si trova, comunque, nei personaggi. Per quanto essi siano potenzialmente interessanti, sono poco o per nulla sviluppati e caratterizzati psicologicamente, e risultano simpatici sì, ma bidimensionali.
 
Kell dovrebbe essere un personaggio portatore di un sano conflitto: egli è stato adottato dalla famiglia reale, che se ne serve come messaggero tra le dimensioni, ma allo stesso tempo infrange la legge contrabbandando oggetti da una Londra all'altra. Perché? Cosa lo spinge? È vero che Kell risente della natura ambigua del suo rapporto con la famiglia d'adozione (servitore o membro della famiglia?) ma l'argomento andava, secondo me, approfondito per garantire maggiore spessore e coerenza al personaggio.
 
Anche la co- protagonista, Lila, una ladruncola di strada che vorrebbe essere un pirata, mi è piaciuta, ma trovo che sia stata approfondita pochissimo. L'autrice ci ripete che Lila non ha altro scopo che accumulare denaro per abbandonare le miserie di Londra Grigia; che è sopravvissuta perché ha sempre pensato esclusivamente a se stessa, ma in realtà Lila non fa altro che correre in soccorso degli altri dall'inizio alla fine del romanzo. La cosa mi sta bene, o meglio, mi starebbe stata bene se questo atteggiamento fosse arrivato alla fine di un percorso di cambiamento emotivo del personaggio, invece di essere in aperto contrasto con quanto l'autrice ci ha detto di Lila fino a quel momento.
 
Nel complesso, comunque, il romanzo mi è piaciuto. Sebbene si tratti del primo volume di una trilogia, la storia è autoconclusiva. Consiglio il romanzo a tutti gli appassionati di fantasy.
 
Voto: 7

giovedì 11 maggio 2017

Il ladro di fulmini. Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo #1...

...di Rick Riordan.
 
 
Percy Jackson ha dodici anni ed è considerato un ragazzino difficile. E' stato espulso da sei scuole negli ultimi sei anni e per questo non è mai riuscito a farsi degli amici. A casa la situazione non è migliore: sua madre lo adora, ma il suo patrigno fa di tutto per rendergli la vita difficile.
Durante una gita scolastica però, accade qualcosa di strano: Percy viene attaccato da un mostro mitologico che sembra avercela proprio con lui. Gli eventi precipitano e Percy scopre una verità incredibile: lui non è un ragazzino come tutti gli altri, essendo in realtà figlio di uno degli dei dell'Olimpo. Sì, perché gli Dei esistono, sono tra noi, e combattono ancora le loro sanguinose guerre... e ben presto Percy si troverà proprio in mezzo ad un conflitto divino che rischia di degenerare e coinvolgere l'intera umanità.
 
Il romanzo parte molto bene con delle premesse affascinanti: gli Dei dell'Olimpo non sono materia di miti e leggende, sono vivi, sono ben nascosti nel mondo moderno, e fanno quello che hanno sempre fatto fin dai tempi antichi: bere, litigare, dedicarsi ai piaceri terreni, e naturalmente complottare per  conquistare il potere assoluto. La spiegazione fornitaci dell'autore sulla loro esistenza e sul loro perdurare nel mondo moderno è originale e ben costruita. In pratica l'autore ipotizza che quella che noi chiamiamo civiltà occidentale sia legata a doppio filo all'esistenza di questi esseri sovrannaturali, e gli uni non potrebbero esistere senza l'altra. Allo stesso tempo, quando il fulcro della civiltà occidentale si sposta (per esempio dalla Grecia a Roma, poi all'Inghilterra, infine all'America), le divinità si spostano con esso. E questo spiega perché la "sede" dell'Olimpo si trovi attualmente a New York, in cima all'Empire State Building, ovviamente nascosta ad occhi mortali, mentre gli Inferi si trovano a Los Angeles, camuffati da studios televisivi. (E a proposito degli Inferi, ed a riprova che il lavoro di ambientazione fatto dall'autore è buono, c'è nel romanzo una rappresentazione del fiume Stige che mi ha colpito: è anch'esso inquinato come quasi ogni corso d'acqua, ma i rifiuti che lo appestano sono quelli lasciati dalle anime di passaggio, e cioè sogni infranti, speranze deluse, illusioni, traguardi mai raggiunti.) 
 
Se esistono gli dei, esistono anche gli eroi, o semidei, e Percy scopre di essere uno di loro, anche se inizialmente ignora da quale divinità discenda. Interessante l'idea che la sua dislessia e  i suoi disturbi comportamentali (iperattività, scarso rendimento, etc.) siano una conseguenza diretta del suo essere semi-divino, e quindi non completamente adatto al mondo mortale.
Una volta svelata la propria identità dall'attacco del mostro e dagli eventi che seguono, Percy cerca rifugio in un campo per ragazzi come lui, chiamato Campo Mezzosangue, dove potrà ricevere protezione e addestramento per abituarsi alla sua nuova condizione.
In seguito al pronunciarsi dell'Oracolo di Delfi, a Percy sarà affidata la missione di scoprire chi ha rubato la folgore di Zeus e restituirla prima che le divinità maggiori scendono in guerra tra di loro, accusandosi l'un l'altra del furto.
 
Purtroppo però alle buone premesse non segue uno svolgimento altrettanto buono.
 
Partiamo da Percy, che narra in prima persona la storia. Dovrebbe avere dodici anni, ma la sua voce non è assolutamente quella di un dodicenne, oltretutto con problemi di apprendimento. Percy parla e ragiona come un quarantenne. Non si fa mai prendere dal panico, eppure di situazioni bizzarre, rischiose o potenzialmente letali ne vede; usa un linguaggio lontano dallo slang di un pre-adolescente. Per esempio dice a una coetanea che ha una cotta "stai iperventilando", oppure paragona la tensione che sale alla carbonicazione dietro a un tappo di champagne. Non ce lo vedo proprio un dodicenne ad usare queste parole.
Ma il problema non è solo il linguaggio usato. Percy come dodicenne non è credibile, ed è ancor meno credibile come semidio che, dopo solo due settimane di allenamento riesce a battere una sfilza di mostri e divinità mitologiche che Ercole, scansati!
La trama risulta perciò non proprio entusiasmante, a tratti noiosa.
 
A voler essere puntigliosi poi, non mi pare proprio il più furbo dei piani affidare la salvezza della civiltà occidentale a un dodicenne senza alcun tipo di preparazione, che versa nella più completa ignoranza riguardo la mitologia "moderna", e soprattutto senza alcun tipo di piano, aiuto, consiglio o accompagnatori. Ah, no, aspettate un attimo, Percy due compagni ce li ha, una dodicenne che non è praticamente mai uscita dal Campo Mezzosangue, e un satiro la cui precedente missione di protezione di una giovanissimo semidio si era risolta in un bagno di sangue.
Ottimo, direi. 
Ma comunque non c'è da preoccuparsi per Percy.  Anche se la trama non è altro che una specie di corsa ad ostacoli, in cui l'ostacolo è rappresentato dal mosto di turno, Percy non è mai veramente in pericolo, non c'è  mai un vero pathos e mai temiamo per la sorte del personaggio o della sua missione. Percy riesce perfino a sconfiggere Ares (Ares, il dio della guerra, mica pizza e fichi) perché lui è... boh, forse perché lui è il protagonista del romanzo.
Anche i suoi rapporti con i compagni di viaggio sono poco approfonditi; Percy definisce Grover, il satiro, il suo unico amico. ma se onestamente dovessi raccontare su cosa si basa questo rapporto di amicizia, quale sia lo scambio a livello umano tra i due, perché abbiano legato (al di là del fatto che Grover deve proteggerlo) non saprei dirlo. Semplicemente perché il rapporto di amicizia è costruito sul fatto che ce lo ha detto l'autore che è così, senza mai mostrarci niente del nascere e soprattutto dello sviluppo di questo rapporto.

Insomma, nonostante buoni spunti, Percy Jackson mi sembra il classico eroe che l'autore vorrebbe farci credere sia limitato, pieno di debolezze e anche un po' emarginato... ma a conti fatti risulta essere super senza doversi sforzare eccessivamente.
Tutto questo, unito a una trama non particolarmente brillante, mi ha un po' infastidito.
Non è una lettura orrenda, questo no; ma onestamente non mi ha trasmesso la voglia di proseguire con la lettura dei successivi capitoli della serie.

Voto: 5 e 1/2
 
 

lunedì 13 marzo 2017

L'occhio del Golem. Trilogia di Bartimeus #2...

... di Jonathan Stroud.

La scheda del libro sul sito della Salani

Dopo aver sventato un attentato alla vita del Primo Ministro inglese, il giovanissimo mago Nathaniel ha fatto carriera.
Sono passati due anni dagli eventi narrati ne L'anello di Samarcanda, e ora Nathaniel lavora al Ministero degli Affari Interni. Londra è sempre scossa dalle piccole azioni di guerriglia di un movimento chiamato Reisistenza che mira a rovesciare il governo oppressivo dei maghi.
Quando però qualcosa di sconosciuto devasta edifici storici e palazzi come il British Museum, Nathaniel comincia a dubitare che dietro tutta quella distruzione ci sia la Resistenza. nella speranza di comprendere cosa sta accadendo e di salvare il suo posto al Ministero, dove vorrebbero farne un comodo capro espiatorio, Nathaniel parte per Praga, con il jinn Bartimeus al seguito (suo malgrado).
 
Per chi non avesse familiarità con la trilogia, e non avesse voglia di leggere la recensione del primo volume che trovate qui, ricordo brevemente che la storia si svolge in una Europa alternativa; la magia è sempre esistita ma negli ultimi duecento anni i maghi inglesi hanno raggiunto il potere politico, instaurato una dittatura opprimente verso i cittadini senza poteri magici (detti comuni) e creato un vasto impero. Da qualche indizio sparso qua e là direi che la storia è, approssimativamente, ambientanta negli anni '30/40 del XX secolo. La casta dei maghi governa solo in apparenza in armonia; in realtà essi sono molto impegnati a pugnalarsi l'un l'altro alle spalle, e a tenere nascosto un segreto: la loro magia è esclusivamente frutto della capacità di evocare demoni da un'altra dimensione. La loro magia si basa solo sulla forza delle creature evocate (che sono quelle che davvero possiedono poteri magici).
 
Di solito il secondo volume di una trilogia è quello meno interlocutorio, e più di transizione, ma Jonathan Stroud riesce a introdurre elementi nuovi che riescono non solo a completare il quadro che già aveva tracciato in precedenza, ma a catturare il lettore come, e forse di più, di prima.
Mentre nello scorso volume, infatti, avevamo conosciuto Nathaniel e Bartimeus, e solo di sfuggita la Resistenza e i suoi scopi, qui gli orizzonti si allargano. Il romanzo viene ancora narrato da Bartimeus e da Nathaniel, ma ai loro punti di vista si aggiunge quello di Kitty, giovane membro della Resistenza. Questo punto di vista esterno alla comunità magica ci consente di conoscere ulteriori dettagli sul mondo creato da Jonathan Stroud; allo stesso tempo i capitoli narrati dal punto di vista di Kitty sono quelli più avvincenti e ricchi di azione.

Interessante è stata l'evoluzione di Nathaniel; nei due anni trascorsi tra il primo e il secondo volume il ragazzo ambizioso, ma triste e confuso, si trasforma in un adolescente affamato di successi che sembra aver smarrito il germe di umanità che mostrava nel primo capitolo della saga. Se Nathaniel si avvia davvero a diventare come i maghi per cui lavora, ovvero classista, opportunista senza scrupoli e senza empatia, credo riusciremo a scoprirlo solo nel terzo volume della serie.
Nathaniel ha da poco compiuto quattordici anni, e nonostante ciò ha un incarico delicatissimo al Ministero, e sinceramente questo particolare è l'unico che secondo me stona in una costruzione altrimenti quasi perfetta. Va bene che a soli dodici anni ha sventato un attentato catastrofico e svelato una cospirazione di maghi dei ranghi più alti, ma affidare l'antiterrorismo a un ragazzino di quattordici anni non mi è parsa una mossa brillantissima. Ok, la società dei maghi è quella che è, mastica e sputa le persone in continuazione, e quindi ha sempre bisogno di nuove forze, ma questo mi è sembrato eccessivo.
 
Bartimeus resta ancora l'unico a narrare la storia in prima persona, e in lui ritroviamo l'ironia e la cazzima (1) (passatemi il termine) che lo contraddistinguono da sempre.

La trama è ancora più solida e avvincente; i capitoli finali hanno un ritmo incalzante e mettere giù il libro risulta difficile.
La storia è autoconclusiva ma lascia buoni margini per la costruzione del terzo volume della saga.

Consigliato. Voto: 8
 
 (1) Se non sapete cos'è la cazzima, ve lo spiega l'Accademia della Crusca.

martedì 7 marzo 2017

Cuore d'inchiostro...

...di Cornelia Funke.

La scheda del libro sul sito Mondadori

Quella notte in cui tutto cominciò e molte cose cambiarono per sempre, Meggie aveva con sé uno dei suoi libri preferiti. E siccome non riusciva ad addormentarsi, tanto valeva riprenderlo da sotto il guanciale. Si mise a sedere, si stropicciò gli occhi per scacciare quel torpore che viene quando si sta distesi al buio, e lo riaprì. Le pagine frusciarono cariche di promesse. Meggie trovava che questi primi sussurri avessero un suono diverso a seconda che conoscesse o meno la storia. [...]
La pioggia dava alla notte una sorta di pallore spettrale, e lo sconosciuto era poco più di un'ombra. Solo il volto si stagliava contro l'oscurità, con i capelli bagnati incollati alla fronte. L'uomo era ormai zuppo, ma sembrava non farci caso. Se ne stava là sotto, immobile, le braccia incrociate sul petto come se potesse scaldarsi. E scrutava la casa. "Devo avvertire Mo!" pensò Meggie. Ma era come paralizzata. Restò alla finestra a guardare fuori con il cuore in gola, come se quell'apparizione l'avesse contagiata con la sua immobilità.

Meggie ha dodici anni e vive con il padre Mo. Sua madre è misteriosamente scomparsa nove anni prima.
Mo è un rilegatore e restauratore di libri antichi, e Meggie è cresciuta circondata dalle fantastiche storie dei libri di cui sono pieni i romanzi e i racconti che suo padre le regala.
Una notte uno straniero misterioso si presenta alla loro porta, ha un colloquio con Mo, e quello che gli dice spinge l'uomo a fare i bagagli e partire in tutta fretta e partire con la figlia verso la dimora di una zia che Meggie non ha mai visto. Mo non vuole dare spiegazione, ma la ragazzina ha capito che un uomo malvagio dall'insolito nome di Capricorno è sulle loro tracce e vuole qualcosa da Mo. Perché Mo ha un potere speciale, il potere di dare vita alle creature fatte solo di carta e inchiostro di cui si legge nei libri...
 
Cuore d'inchiostro è una fiaba, raccontata con uno stile delicato e leggero da favola.
Mo ha fatto, involontariamente, qualcosa che ogni lettore ha sognato almeno una volta nella vita: leggendo ad alta voce ha permesso ai personaggi di una storia di uscire dal libro, e prendere vita. Purtroppo, però, ogni potere ha il proprio rovescio della medaglia: non solo Mo non riesce a controllare la sua capacità, ma ogni volta che evoca un personaggio da un libro, qualcun altro sparisce dal mondo "reale" ed entra nella storia che lui sta leggendo ad alta voce.
Ho messo la parola reale tra virgolette perché i personaggi dei racconti vivono, nei loro rispettivi mondi, una vita reale quanto la nostra; per noi sono fatti di carta e inchiostro, ma loro non sono e non si ritengono personaggi di fantasia, sono umani a tutti gli effetti, con sentimenti, pulsioni, passioni, gioie e dolori reali, ed è come se  Mo non li avesse resi vivi, ma evocati da un'altra dimensione, un universo parallelo al nostro, ma altrettanto vero e solido. Questa idea del libro come porta per una dimensione parallela sottesa a tutto il romanzo mi è piaciuta moltissimo.

Altra cosa che ho apprezzato tantissimo è stata la bravura con cui la Funke ha descritto i personaggi evocati per sbaglio da Mo; essi hanno tutte le caratteristiche dei personaggi di una fiaba. A prima vista appaiono molto "letterari", nel senso che hanno le caratteristiche tipiche della loro categoria: il malvagio ha cuore nero come la tenebra, ed è malvagio perché lo disegnano così;  il vagabondo mangiafuoco e illusionista che gira il mondo e si imbatte, suo malgrado, nei cattivi, gli sgherri che ubbidiscono senza fiatare... eppure allo stesso tempo l'autrice ha saputo renderli straordinariamente umani. In particolare, l'autrice ha dato a Dita di Polvere, il vagabondo artista di strada un'ambiguità molto reale, e una vena di malinconia struggente davvero azzeccata e ben riuscita.
 
Due cose non ho digerito particolarmente di questo romanzo altrimenti molto piacevole:
1. Capricorno mette in piedi, dal nulla, e con una scarsa conoscenza del nostro modo, una banda di criminali che non ha nulla da invidiare alla criminalità organizzata moderna: rapine, estorsioni, rapimenti, assassinii, incendio dolose, intimidazioni, corruzione... forse gli manca solo il traffico di stupefacenti per rivaleggiare con organizzazioni più antiche. E tutto questo avviene senza che le autorità battano ciglio. E' bastato intimidire un paio di poliziotti di provincia per creare un villaggio di masnadieri dove le leggi non arrivano, e nemmeno le autorità. Mah. Mi è sembrata una situazione forzata, esagerata e descritta in maniera ingenua.
2. Al libro, secondo me, avrebbe giovato un taglio di una cinquantina di pagine. Il tira e molla iniziale tra Mo e Capricorno, prima che la storia si metta a correre sui binari giusti che ci porteranno ad una degna conclusione, ha un ritmo lento, e dura troppo. Stavo quasi per perdere interesse.

Cuore d'inchiostro è un libro che scorre veloce nonostante le sue 400 pagine circa; è un libro che parla di libri, anzi, che parla in particolare di un libro, Cuore d'inchiostro, appunto, da cui Mo ha evocato i personaggi. Un libro che sostanzialmente parla di se stesso non può non richiamare per certi versi La storia infinita, ma lo svolgimento è totalmente diverso, anzi, ribaltato.
L'autrice ci parla di libri in maniera molto romantica, e per un lettore appassionato è impossibile non scorgere fra le righe questa dichiarazione d'amore per la parola scritta.
Anche se il libro si chiama Cuore d'inchiostro per indicare il cuore nero di Capricorno, io continuo a pensare che il cuore d'inchiostro del titolo sia quello dei lettori, a cui sicuramente scorre un po' di inchiostro nelle vene.

Voto: 7
 
 
 
 

domenica 5 febbraio 2017

L'amuleto di Samarcanda. Trilogia di Bartimeus volume #1...

...di Jonathan Stroud.



La scheda del libro sul sito della Salani

Londra, più o meno ai giorni nostri. I maghi sono l'élite della società, e governano il mondo.
Il jinn Bartimeus, che costruì le mura di Uruk, Karnak e Praga, che parlò con re Salomone, che cavalcò per le praterie con i padri dei bisonti, viene convocato dall'Altro Luogo, cui appartiene, nel nostro mondo. Scopre con sorpresa che a convocarlo è stato Nathaniel, apprendista di dodici anni. Il ragazzino vuole che lui rubi il potentissimo amuleto di Samarcanda, che è custodito da un mago molto pericoloso e ambizioso, Simone Lovelace. Suo malgrado, Bartimeus dovrà eseguire gli ordini.
 
Questo è un Libro Fantasy con la l e la f maiuscole. Erano anni che non leggevo qualcosa di così ben fatto in questo settore. Sulla copertina c'è scritto: il fantasy più brillante e originale degli ultimi anni e per una volta possiamo dire che la copertina non ha cercato di imbrogliarci.
 
Siamo a Londra, più o meno ai giorni nostri. Londra è una città triste, cupa, dilaniata dagli intrighi e da una strisciante guerriglia condotta contro i maghi, detta Resistenza. I maghi sono al potere, ma non si tratta affatto di un governo illuminato, tutt'altro. Le persone senza poteri, i babban... ehm i non maghi sono detti comuni, e vivono un'esistenza dura, misera, priva di prospettive e di diritti. Per molti versi la condizione dei comuni mi ha ricordato quella dei lavoratori all'epoca della Rivoluzione Industriale
A loro volta i maghi, anche se detengono il potere, non se la passano benissimo. Sono troppo impegnati a tessere intrighi e ad evitare quelli tessuti contro di loro; ad opprimere il prossimo; e a scalare i vertici del potere. E ad evitare di essere pugnalati alle spalle (non solo metaforicamente). Oltretutto i maghi hanno un segreto: la loro magia si riduce esclusivamente alla capacità di richiamare esseri potenti dall'Altro Luogo, e di costringerli ai propri voleri. E più l'essere è potente, più tentare di ribellarsi al mago che l'ha evocato, ma più efficaci saranno i suoi servigi.
 
In questo contesto Nathaniel, venduto dalla sua famiglia ai maghi a soli cinque anni, diventa apprendista del mago Underwood, un uomo meschino, gretto, vile e tremendamente ambizioso.
Nathaniel, per vendicare un torto subito, convoca il jinn millenario Bartimeus, e gli affida un compito molto pericoloso.
 
Il libro è narrato sia dal punto di vista di Bartimeus che da quello di Nathaniel. E' evidente che Bartimeus, costretto suo malgrado a servire il giovane apprendista, dovrebbe essere in una posizione subordinata anche dal punto di vista narrativa, ma, anche se questa è l'avventura della vita per Nathaniel, è Bartimeus a prendere subito la scena.
I capitoli narrati dal suo punto di vista sono narrati in prima persona, e ciò permette al jinn di dare libero sfogo ai suoi pensieri, alle sue frecciatina, alla sua ironia, alla narrazione vanagloriosa delle sue gesta passate. Bartimeus è forte, non c'è altro termine per definirlo. E' divertente, disincantato e descrive il mondo e la società dei maghi con ironia, dall'alto dei suoi millenni di esperienza.

I capitoli dedicati a Nathaniel sono invece narrati in terza persona. La storia del ragazzo è molto triste: i genitori lo hanno venduto come apprendista a cinque anni, abbandonandolo per denaro. Certo, la posizione di un mago potrebbe sembrare invidiabile, ma Nathaniel cresce senza affetto, senza amici, senza contatti umani eccettuati quello con il suo maestro Underwood, sua moglie (che mostra un affetto sincero per il ragazzo, ma è l'unica), e gli altri insegnanti. Non ci sono giochi, non ci sono svaghi, vacanze, amicizie nella vita del ragazzo. E quindi non c'è da meravigliarsi se Nathaniel si butta nello studio delle formule magiche fino ad imparare interi volumi a memoria... ma non c'è da stupirsi nemmeno se il ragazzo è un tantinello sociopatico.
Per vendicare una umiliazione ingiusta, da il via agli eventi narrati nel romanzo, senza badare alle conseguenze catastrofiche delle sue azioni.

La trama è lineare ma molto ben costruita, interessante e senza punti morti. Ogni volta che le cose sembrano mettersi in certo modo, arriva una svolta a mescolare nuovamente le carte in tavola. 
 
L'ambientazione è molto intrigante e ben narrata. La città è cupa, pericolosa, triste. I dettagli su Londra, la situazione geopolitica mondiale e nazionale sono raccontati mescolandoli con intelligenza alla narrazione senza bisogno di ricorrere a fastidiosi spiegoni (meglio conosciuti come infodump, di cui trovate un'ottima definizione su Pensieri d'inchiostro).
Esempio:
Anche i comuni erano ben visibili. Nathaniel si stupiva sempre di quanti fossero. Nonostante l'oscurità e la pioggerella serale, erano in giro in numero sorprendente, a capo chino, frettolosi come le formiche del giardino, entravano e uscivano da negozi o a volte scomparivano dentro taverne agli angoli di strada, dalle cui finestre gelate trapelava una calda luce arancio-ne. Ognuno di questi edifici aveva la sua sfera di vigilanza che galleggiava costantemente nell'aria al di sopra della porta; ogni volta che qualcuno ci passava sotto sobbalzava e pulsava emettendo un rosso più intenso.

La macchina aveva appena superato una di queste taverne - un esemplare particolarmente grande di fronte a una stazione della metropolitana - quando il signor Underwood diede un gran pugno sul cruscotto, che fece trasalire Nathaniel.

«Eccola li, Martha!» esclamò. «Quella è la peggiore di tutte! Se dipendesse da me ci manderei la Polizia Notturna domani stesso e farei portare via tutti quelli che sono dentro».
«Oh, la Polizia Notturna no, Arthur» disse la moglie con voce addolorata. «Sono certa che ci sono modi migliori per rieducarli».
«Tu non sai niente, Martha. Mostrami una qualunque taverna di Londra e io ti mostrerò che nasconde una copertura per le riunioni dei comuni. In solaio, in cantina, in una stanza segreta dietro al bar... Ne ho viste di tutti i colori: noi degli Interni abbiamo fatto parecchie retate. Ma mai uno strac-cio di prova, mai che si trovi uno degli oggetti che cerchiamo: solo stanze vuote, qualche sedia e qualche tavolo... Fidati: è in luride bettole e in buchi come quello che iniziano tutti i problemi. Il Primo Ministro sarà presto costretto ad agire, ma intanto chissà quelli che crimini avranno già com-messo. Le sfere di vigilanza non bastano! Dobbiamo radere al suolo quei postacci... l'ho detto anche a Duvall oggi pomeriggio. Ma naturalmente nessuno mi dà ascolto».

Senza interrompere l'azione, da questo semplice brano apprendiamo molte cose su  Underwood, sui comuni, sul tipo di atmosfera che si respira in città, e sul mondo in cui viene gestito il dissenso. Questo modo di raccontare fa sembrare tutto più vero, più reale e più vivo. Non stiamo assistendo a una lezioncina, noi stiamo guardando Londra con gli occhi di Nathaniel.
Sia l'ambientazione, che il sistema su cui si basa la magia sono originali ( e non è poco, oggigiorno).
Il libro è leggero e divertente senza essere comico o scadere nella parodia. L'alternanza dello scanzonato Bartimeus e del cupo Nathaniel crea una perfetta alchimia affascinando il lettore.
 
Assolutamente consigliato.
Voto: 8